Dopo essersi paragonato a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Piersanti Mattarella, dopo che la Rai gli avrebbe offerto di fare l'inviato dal Cairo, Sigfrido Ranucci si è paragonato a Giulio Regeni.
Ieri, il giornalista è stato ufficialmente sospeso dalla conduzione di Report, la storica trasmissione d'inchiesta di Rai 3.
Al suo posto, la Rai ha deciso di affidare il programma a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi giornalisti già inviati di Report e vincitori di una selezione interna.
Ma Ranucci ha reagito a questa scelta con toni durissimi, definendo la misura un attacco alla libertà di stampa e paragonando implicitamente la propria situazione a quella di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016.
Il paragone con Giulio Regeni emerge da alcune dichiarazioni di Ranucci rilasciate a Favignana, dove si trovava ierei sera per lo spettacolo teatrale “Diario di un trapezista”.
Pungolato sulla sospensione da Report, il giornalista ha affermato: “Non accetterò quello che ha proposto la Rai perché è un tornare indietro”, aggiungendo di essere pronto a condurre “la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa”.
In questo contesto ha lanciato un'allusione diretta al caso Regeni, dicendo:
riferendosi a un'eventuale ricollocazione all'estero tra le opzioni sul tavolo.
Ranucci ricostruisce la propria sospensione come l'esito di una campagna mediatica e politica contro di lui e contro Report, citando “2.800 articoli in due mesi pubblicati da testate del gruppo Angelucci e da organi “comunque di governo”, oltre che da parti interne alla Rai.
Secondo la sua versione, la Rai lo avrebbe penalizzato non per motivi disciplinari accertati, ma per il presunto danno d'immagine alla credibilità del programma, in un clima che lui descrive come ostile e intimidatorio.
Il riferimento a Regeni, quindi, è simbolico: Ranucci si presenta come un giornalista sotto pressione, esposto a rischi professionali e personali per il proprio lavoro d'inchiesta.
Il conflitto tra Ranucci e i vertici di viale Mazzini si articola su due piani: uno editoriale, legato alla linea di Report, e uno contrattuale, relativo alla posizione del giornalista come dipendente e vicedirettore Rai.
L'amministratore delegato Giampaolo Rossi ha optato per la sostituzione alla guida del programma, motivandola come “questione di opportunità” e non come sanzione diretta per la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Ranucci e Valter Lavitola.
Sul fronte contrattuale, la Rai ha predisposto tre opzioni di ricollocazione “di pari dignità”: un incarico da vicedirettore a Rainews, al TG3, oppure un ruolo da inviato o corrispondente all'estero.
In caso di rifiuto, l'azienda potrebbe assegnare d'ufficio la nuova destinazione, aprendo però la strada a un probabile contenzioso per demansionamento.
Ranucci, dal canto suo, ha annunciato di non voler accettare proposte che considera un “tornare indietro” e ha trasformato la vicenda in una battaglia pubblica, anche sui social, contro quello che definisce un tentativo di “spegnere” Report.
La tensione si è ulteriormente alzata con le reazioni politiche: gli esponenti del Campo largo hanno parlato di censura e di un obiettivo della destra di “far saltare Report”, mentre i leader della maggioranza hanno giudicato giusta la decisione della Rai.
Ranucci, da Favignana dove è in tour con il suo spettacolo, ha ribadito la propria determinazione a “resistere al fango” e a continuare la lotta per la libertà d'informazione. Ma più di qualcuno crede che non sia altro che il prologo di una sua candidatura nell'arene politica.