26 Aug, 2026 - 19:04

Caso Fakir, parla l'uomo che gli teneva i piedi: "Mi hanno minacciato, la mia vita si è fermata"

Caso Fakir, parla l'uomo che gli teneva i piedi: "Mi hanno minacciato, la mia vita si è fermata"

Vive recluso a casa di un amico ormai da un mese e mezzo: non può più frequentare il quartiere Pilastro di Bologna da quando, la mattina dello scorso 19 luglio, ha aiutato due agenti di polizia nelle operazioni di immobilizzazione del 42enne Abderrahim Fakir, poi deceduto, tenendogli le caviglie.

"Sto pensando di lasciare il Paese, nonostante io sia una persona pulita che non ha fatto niente di sbagliato" è lo sfogo pubblicato sul quotidiano La Repubblica del 37enne di origini kosovare, che ha chiesto di rimanere anonimo. 

Caso Fakir, la testimonianza dell'uomo che gli teneva le caviglie: "Mi hanno minacciato"

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Non spaccio, non rubo, non ho mai ammazzato nessuno. Spero che la famiglia di Fakir possa aiutarmi in qualche modo, e convincere chi mi vuole fare del male che non c’entro niente. Ero lì per caso e non avrei mai pensato che Fakir potesse morire

ha raccontato il 37enne, padre di tre figli, al quotidiano. Secondo il suo racconto, la domenica in cui sono avvenuti i fatti stava dormendo ed è stato svegliato dalle urla di Fakir. Gli agenti, che nel frattempo erano arrivati sul posto, vedendolo alla finestra, gli hanno chiesto di portare un po' d'acqua.

Due ragazzi del Marocco stavano collaborando con i due poliziotti e, quando si sono allontanati, hanno chiesto a lui di aiutarli: loro, sottolinea, non stanno subendo lo stesso trattamento che è stato riservato a lui.

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Io l’ho fatto, quasi per un senso di generosità: faceva veramente molto caldo, era chiaro che quell’uomo stava troppo male, non volevo fargli assolutamente niente di brutto, volevo solo aiutarlo

sono le sue parole.

Da quel giorno è scappato per paura della minacce "di un gruppo nutrito di residenti, e non solo". "Ti spacchiamo la testa", gli avrebbero promesso. E ancora: "Devi sparire". "Vattene perché ti fanno la pelle". "Mi hanno anche picchiato", ha aggiunto.

Cosa ha visto dell'intervento a Fakir

Quando Fakir resta immobile mentre lo legano, si rende conto che qualcosa non va.

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Sono stato uno dei primi a chiedere: 'Ragazzi, ma respira?'. Si sente anche nel video che è circolato. La situazione però sembrava sotto controllo, forse aveva avuto un mancamento e c’era del personale qualificato vicino. Sono andato via a sciacquarmi nel mio appartamento, al piano di sopra, e quando sono tornato lo stavano rianimando, non rispondeva più.

Si è sentito in colpa, ha provato dispiacere e paura, sottolinea. Racconta di essere andato dal fratello di Fakir, per spiegargli ciò che aveva visto e che era successo. Ora il 37enne esce solo per fare la spesa. Al Pilastro si reca solo di notte, di nascosto, per andare a trovare la madre. È stato sentito dalla squadra mobile e non è indagato.

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Da quel momento, dopo quel video, la mia vita si è fermata.
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