“Sopravvivere al cellulare si può. Basta trovare altre strategie”. Parola di mamma Agnese e babbo Giacomo: la loro Nicoletta, 12 anni, non ha ancora avuto il suo primo smartphone e la storia è raccontata da La Nazione. Una scelta familiare consapevole, in un tema sempre più centrale come quello dell’educazione digitale. "In realtà vorrei avere un cellulare, non sono d’accordo con la scelta dei miei genitori. I miei compagni di classe si scrivono nelle chat a cui non posso accedere", racconta Nicoletta. Non è però l’unica: "Siamo in tre o quattro. Gli altri magari sono nel gruppo classe con il cellulare dei genitori. So che ha tanti lati negativi, ma mi piacerebbe averlo, magari alla fine del prossimo anno scolastico". Il rischio è quello di essere esclusa anche dal materiale scolastico, sempre più online. Nicoletta usa un computer condiviso con il fratellino Paolo, 10 anni, senza accesso a social o chat, precisano i genitori. "Sono psicoterapeuta e psicologa dell’età evolutiva - spiega la madre, Agnese Bernardini -. Mi occupo di questo tema e ho trovato terreno fertile in mio marito".
"Io invece sono informatico - aggiunge Giacomo Terreni - .Conosco le tecnologie e vedo come stanno cambiando i più giovani. Abbiamo anche studi che mostrano come possano modificare alcune funzioni del cervello".
I genitori hanno deciso di aspettare il più possibile prima di darle uno smartphone. Dicono che “alla sua età il cervello si sta ancora formando. Nicoletta è una bambina serena e socievole. Abbiamo visto figli di amici cambiare atteggiamento dopo aver ricevuto il primo smartphone, concentrati sull’attesa di notifiche e messaggi. Sappiamo quanto sia difficile anche per noi adulti non lasciarsi travolgere dallo scroll. Non vogliamo giudicare nessuno: è una scelta controcorrente. Il problema non è lo strumento in sé, ma l’accesso a Internet e ai social".
E i genitori che regole si sono date? A tavola è vietato l’uso del telefonino. Non è molto ma è già qualcosa.