Il Vietnam è il Paese a più rapida crescita globale nel settore turistico secondo i rilievi dell’Organizzazione mondiale del turismo. Le cifre parlano chiaro: nei primi mesi del 2026, 13,92 milioni di turisti hanno visitato il Vietnam, confermando il trend di crescita degli ultimi anni, con la presenza, nel 2025, di 25 milioni di turisti nel Paese che si sviluppa fra il Fiume Rosso e il Mekong e ha 3260 km di coste.
I visitatori stranieri sono in gran parte di provenienza asiatica: 1/4 sono Cinesi, 1/5 coreani, da Taiwan arrivano 1,2 ml di turisti e 700.000 dal Giappone. Mezzo milione sono gli Indiani e attorno ai più ricchi ruota un florido mercato incentrato sulle cerimonie di matrimonio. Neanche disprezzabile la presenza europea: più di un milione di Russi e un milione e mezzo di arrivi fra Regno Unito, Francia, Germania e Italia. Nel 2025 hanno visitato il paese più di centomila italiani, con un incremento del 20% sull’anno precedente.
I dati del turismo rispecchiano più in generale quelli dell’economia vietnamita, con una crescita del PIL intorno al 7% che ne fa il paese a più rapida espansione economica della penisola indocinese. La popolazione, attualmente di 103 ml, cresce di circa un milione di unità l’anno.
Esiste una formula per descrivere in poche parole il Vietnam dei nostri giorni? Forse si, ma bisogna andare un po' a ritroso, alle riforme economiche del 1986, note come “Rinnovamento”, promosse dal Partito Comunista Vietnamita che introdussero l’ “Economia di mercato a orientamento socialista”. Tali riforme combinano il libero mercato con la presenza di imprese pubbliche che mantengono il controllo di settori vitali come l’energia, le infrastrutture, le telecomunicazioni e la finanza. Ciononostante c’è una forte presenza di investimenti diretti esteri in comparti come l’elettronica e la tecnologia, gli autoveicoli e i trasporti, il tessile, l’abbigliamento e le calzature, che vedono soprattutto la presenza di investitori della Corea del Sud, delle due Cine e del Giappone.
Un Paese “comunista”, ma dinamico e variegato
Il Vietnam è un paese comunista, nella sua Costituzione si afferma che il partito comunista è l’unica forza politica ammessa e, di conseguenza, controlla non solo la vita politica ma tutto l’apparato amministrativo dello stato, senza considerare i media come radio, televisioni e giornali che sono strettamente sotto l’egida del Partito Comunista. Per fare carriera nel settore pubblico bisogna avere la tessera del Partito Comunista, che ha circa cinque milioni di iscritti.
I dati sulla libertà di informazione in Vietnam riportati da Reporters Sans Frontières non sono molto incoraggianti: su 180 paesi considerati in tema di libertà d’espressione e d’informazione il Vietnam si trova al 174simo posto, allo stesso tempo l’uso di internet e di media come Facebook è assai diffuso.
Se passiamo dai dati alle impressioni e ai riscontri del mio soggiorno in Vietnam, posso dire che questa realtà mi è apparsa molto dinamica, vivace e in crescita, con ritmi di vita intensi, ma non stressanti. Le persone sono cordiali ed amichevoli, c’è un alto tasso di donne lavoratrici e la popolazione appare mediamente molto giovane. La vita per un europeo è economica, un albergo a quattro stelle costa 60/70 euro e un pasto in un buon ristorante 15/20 euro. Anche i trasporti sono economici, come i biglietti dei musei e degli spettacoli. Il contesto geografico è quello tropicale e subtropicale, con temperature calde ed un alto tasso di umidità, per cui i 30/32 gradi di fine luglio venivano avvertiti come fossero 40° e già al mattino si cominciava a sudare. La differenza, però, non la fa tanto la temperatura quanto la pioggia: la stagione delle piogge e quella secca.
La circolazione stradale è abbastanza caotica, soprattutto nelle grandi città e si guida tenendo la mano sinistra. Non si va molto oltre il rispetto dei semafori, ma anche attraversare la strada sulle strisce nel centro di Hanoi potrebbe essere pericoloso se si partisse dal presupposto che auto e moto sicuramente si fermeranno. Sono molto diffusi i motorini che la fanno da padroni nel traffico cittadino, spesso suonando il clacson senza nessun motivo apparente.
Una ricca cultura e una gastronomia d’eccellenza
Vivendo e girando anche solo pochi giorni in Vietnam si capiscono i motivi del frenetico incremento del turismo. Molti sono i punti di forza di questo paese che ha quattromila anni di storia; li ritroviamo nell’arte, nell’architettura, nell’urbanistica, nella musica, nelle tradizioni popolari, nelle religioni e non ultimo in una gastronomia che è una delle più articolate ed interessanti dell’Asia. Storia e geografia nel caso vietnamita si legano strettamente, sia per la vicinanza di grandi realtà come la Cina, la Corea e il Giappone, sia per la fertilità del terreno e il clima benevolo. Questo spiega la ricchezza e l’eccellenza della cucina vietnamita, che conferma l’assunto secondo cui “il livello della cucina di un popolo riflette quello della sua cultura”: una grande cultura, una variegata ed eccellente cucina che vede la presenza di molteplici tipi di carne, innanzitutto bovini e suini. È assai diffuso l’uso del pollame, ma io ho mangiato anche cacciagione e ricordo i magnifici straccetti di capra selvatica assaggiati a Pu Luong. Il fatto che il Vietnam sia un paese costiero garantisce una costante disponibilità di pesce, senza considerare anche i fiumi, gli ampi canali e il delta del Mekong una delle zone a maggiore biodiversità dell’Asia.
La cucina vietnamita, come quella cinese e in genere dell’estremo Oriente, a differenza di quella italiana ed in genere europea riprende l’idea della convivenza/interazione dei due principi della vita diversi ma complementari, lo Yin e lo Yang, per cui in uno stesso piatto possiamo trovare pesce, carne, verdure e noodles, o in un’insalata di mango del pesce come i gamberi. E la cucina cambia, ovviamente, anche secondo il territorio, il clima e le stagioni, senza considerare che in Vietnam ci sono più di trenta minoranze etniche, come i Kmer e i Cham, dislocate soprattutto ai confini nord e sud e che hanno loro particolari costumi che investono anche la gastronomia.
Arte, natura, mare e atmosfere
Cosa può trovare in Vietnam un viaggiatore? Io ho programmato il mio viaggio con un’agenzia di Hanoi, la “Vietnam Original Travel” [viaggioinvietnam.com]; un itinerario ad personam, con diverse guide ed autisti, che si è esteso alla Cambogia e alla Thainlandia, con un’assistenza costante e competente in italiano. In Vietnam ho privilegiato arte, archeologia, paesaggi naturalistici, gastronomia e storia del Novecento. Può sembrare molto, ma ho lasciato fuori il mare, le isole [ce ne sono tremila] gli sport acquatici, le crociere sul Delta del Mekong, le montagne del Nord, le zone con la forte presenza di minoranze etniche, i musei e tant’altro. Ad Hanoi ho fatto un giro in risciò nei quartieri della città vecchia, sfiorando il Lago Hoan Kiem con il Tempio di Ngoc Son su una piccola isola che si raggiunge attraverso il Ponte Rosso.

Il Prof. Enrico Ferri ìn bici, nei pressi di Hue
È seguita l’immancabile visita al mausoleo di Ho Ci Min , uno dei Padri fondatori del Vietnam moderno. Centri religiosi e culturali spesso si fondono, come il Tempio della Letteratura, prima università del Vietnam che porta il segno della tradizione confuciana, fondata sulla conoscenza e l’apprendimento. Ma non lontano da queste testimonianze di storia abbiamo preso un caffè [il Vietnam è il secondo esportatore di caffè dopo il Brasile] lungo la ferrovia, dove le case sono costruite a poche passi dai binari. Ho chiesto di visitare un centro che avesse i due prodotti di punta dell’artigianato vietnamita, sciarpe e foulard di seta e manufatti laccati e la sera al teatro Bong Sen ho assistito ad uno spettacolo di marionette sull’acqua, un genere artistico antico e caratteristico del Vietnam. Al mattino si è partiti per Pu Luong una località di montagna, di lavoro, di acque e di risaie, con villaggi costruiti su palafitte per difendersi da serpenti ed altri animali, ma soprattutto dall’umidità, dalle acque che vengono in molti modi incalanate e sfruttate anche con opere di ingegneria semplici ma estremamente efficaci, che utilizzano magistralmente il bambù ed altri prodotti naturali. Non lontano, verso Ninh Binh, ho visitato templi e pagode ma anche goduto di una suggestiva gita in barca a Tam Coc tra risaie, formazioni carsiche, grotte spettacolari e antichi cimiteri con i caratteristici stupa, in un silenzio interrotto solo dal rumore dei remi sull’acqua. Un discorso a parte merita Hué, Patrimonio Unesco, l’antica capitale con la Cittadella Imperiale e il mausoleo dell’imperatore Tu Doc: palazzi, cortili, templi, antichi archi e porte, fontane e acque, le monumentali tombe della famiglia reale, fra giardini, laghetti e teorie di alberi secolari. Tre ore di immersione nella bellezza e nella serenità di un complesso che da solo giustificherebbe un viaggio in Vietnam. Di Hué bisogna citare anche la Pagoda di Tu Hie e quella di Thien Mu, il tempio più antico e simbolico dell’antica capitale. Potrei continuare ricordando, fra le altre cose viste, Hoi An, Patrimonio Unesco, antica località specchio di storia e cultura, caratterizzata dal celebre Ponte Giapponese, un pezzo architettonico unico che separava il quartiere cinese da quello giapponese, le escursioni in barca nella foresta di Cam Thanh o il passo Hai Van, una delle strade più spettacolari del Vietnam o il mini corso di cucina in una famiglia contadina…

La Dea del Mare venerata in Vietnam con il nome di Thien Hau
Un popolo legato alla sua storia, ma che guarda al futuro
Visitare il Vietnam è, però, soprattutto l’occasione per conoscere un popolo che ha 4000 anni di storia, che è fiero delle sue tradizioni e della sua cultura, che nel Novecento ha dovuto lottare per decenni contro nazioni più ricche, meglio armate e più potenti come la Francia e gli Usa, per conquistare la sua autonomia e la sua libertà: forte soprattutto della sua determinazione e del suo orgoglio, combattendo non una “Guerra del Vietnam”, ma due guerre “Contro il Vietnam”.
I Vietnamiti amano ricordare il loro recente passato, ma senza nessuna nota di autocompiacimento o di vittimismo. Non portano rancore verso i nemici di ieri, seppure si siano macchiati di crimini e atrocità. Forse anche perché il Paese del Drago è stato sempre capace di andare oltre, di risorgere costantemente come la mitica Fenice.
Se si chiede ad un vietnamita a quale religione appartenga, probabilmente vi risponderà che è buddhista. Ma poi si scopre che ci sono otto milioni di cristiani e che con il buddhismo convivono anche il confucianesimo e il taoismo, anzi si pensa che nel loro insieme contribuiscano ad una migliore conoscenza e penetrazione della vita e della spiritualità, formando una trinità che si chiama Tan Giao. In alcuni templi si venerano insieme diverse confessioni religiose, ammesso che quelle ricordate possano intendersi religioni alla maniera in cui noi le concepiamo, senza dimenticare la presenza di altre divinità che a torto definiremmo minori. É diffuso, ad esempio, in tutta l’Indocina il culto della Dea del Mare, Mazu [Antica Madre, in cinese], venerata con vari nomi, in Vietnam Thien Hau. Ha milioni di fedeli, la sua festa si celebra il 23 giorno del terzo mese lunare, la prossima sarà il 29 aprile. Soccorre i naufraghi, protegge i marinai e i pescatori, ma in genere i viaggiatori e coloro che affrontano i pericoli dell’esistenza. A Hoi An c’è un bellissimo tempio dedicato alla Grande Dea e quando l’ho visitato, Han la mia guida mi ha chiesto: “Vuole fare una preghiera alla Dea?”. Io mi sono avvicinato all’altare, ho congiunto le mani e sono stato in raccoglimento qualche minuto, retrocedendo poi senza voltare le spalle alla Dea, in segno di rispetto. La mia guida, una signora di mezz’età sposata e con due figli, mi si è avvicinata e a bassa voce mia ha detto: “La Dea la proteggerà!”. Noi, maturi pellegrini dell’esistenza, confidiamo nell’aiuto della Grande Madre e nel ritorno di quello spirito di tolleranza e condivisione che in molti luoghi e volti del Vietnam abbiamo incontrato e apprezzato.
Enrico Ferri, professore di Filosofia del Diritto all’Unicusano