Mark Ruffalo torna al centro del dibattito sulla controversa fusione da 111 miliardi di dollari tra Paramount e Warner Bros.
L'attore, da tempo contrario all'accordo, ha puntato il dito contro i legami tra Oracle, l'azienda fondata da Larry Ellison, e l'esercito israeliano.
Le sue dichiarazioni hanno provocato una dura reazione da parte di Paramount, che le ha definite antisemite. Ruffalo ha quindi risposto, rivendicando il diritto di criticare governi, aziende e contratti militari senza che questo venga interpretato come ostilità verso il popolo ebraico.

La posizione di Mark Ruffalo sulla fusione tra Paramount e Warner Bros. non è una novità. L'attore della Marvel si è schierato apertamente contro l'operazione da 111 miliardi di dollari, arrivando a testimoniare davanti al Senato e a firmare, insieme a centinaia di professionisti, una lettera aperta contro l'acquisizione.
Al centro delle sue preoccupazioni ci sono soprattutto le possibili conseguenze della concentrazione di così tanto potere mediatico nelle mani di un unico gruppo. L'operazione coinvolgerebbe infatti alcuni dei marchi e degli asset più importanti dell'industria dell'intrattenimento, tra cui CNN e HBO.
Nelle sue ultime dichiarazioni, Ruffalo ha spostato l'attenzione anche sulla famiglia Ellison. Larry Ellison, fondatore di Oracle e tra gli uomini più ricchi del mondo, è il padre di David Ellison, alla guida di Paramount.
Secondo l'attore, proprio i rapporti economici e tecnologici dell'impero di Larry Ellison meritano di essere analizzati nell'ambito della discussione sulla fusione.
Ruffalo sostiene che l'accordo avrebbe conseguenze non soltanto per Hollywood, ma anche per i lavoratori del settore, la libertà editoriale e il futuro dell'informazione. Una posizione che l'attore continua a portare avanti con particolare forza sui social, dove può contare su milioni di follower.
La nuova polemica è esplosa dopo che Ruffalo ha condiviso su Instagram una clip del 2024 con dichiarazioni dell'ex CEO di Oracle, Safra Catz. Nel video, la dirigente parlava delle tecnologie sviluppate dall'azienda e del loro impiego nel contesto dello sforzo bellico israeliano.
Ruffalo ha utilizzato quelle immagini per criticare il ruolo di Oracle e i suoi rapporti con Israele. L'attore ha definito la guerra tra Israele e Gaza un "genocidio" fondato, a suo giudizio, su un "sistema di apartheid" che avrebbe anche il sostegno tecnologico di Oracle.
Il collegamento con la fusione Paramount-Warner Bros. è arrivato immediatamente dopo. Ruffalo ha sostenuto che le tecnologie di Oracle potrebbero finire per essere integrate, direttamente o indirettamente, in uno dei più grandi conglomerati mediatici del mondo qualora l'operazione andasse in porto.
L'attore ha inoltre accusato i grandi magnati coinvolti nella trattativa di concentrare ricchezza e potere, sostenendo che l'operazione potrebbe avere conseguenze concrete sulla libertà editoriale e sul lavoro di migliaia di persone.
Le parole di Ruffalo hanno provocato una risposta insolitamente lunga e dura da parte di Paramount. Un portavoce dello studio ha accusato l'attore di ricorrere a stereotipi antisemiti nel contesto di una controversia commerciale.
Secondo la società, utilizzare termini come "genocidio" e "apartheid" per descrivere una transazione aziendale sarebbe non soltanto scorretto, ma anche un modo per sminuire la gravità di parole legate a sofferenze reali.
Paramount ha quindi invitato a riportare il confronto sul terreno dei meriti legali ed economici della fusione, chiedendo meno retorica e maggiore buona fede. Alla critica si è aggiunto anche Jim Berk, CEO del Simon Wiesenthal Center, che ha difeso la posizione di Paramount.
Berk ha parlato di "ossessione e demonizzazione", sostenendo che introdurre Israele in una questione che, secondo la sua valutazione, non sarebbe pertinente rappresenti un esempio di retorica antisemita.
Anche Creative Community for Peace, organizzazione hollywoodiana favorevole a Israele, ha criticato Ruffalo e chiesto all'industria di prendere le distanze dall'attore finché non avrà ritrattato le sue dichiarazioni.
La vicenda ha così trasformato una disputa sulla fusione in uno scontro molto più ampio, nel quale si intrecciano politica internazionale, tecnologia, potere economico, libertà di espressione e antisemitismo.
Ruffalo non ha lasciato cadere l'accusa. In un intervento pubblicato su X, l'attore ha definito l'accusa di antisemitismo nei suoi confronti "raccapricciante" e "fondamentalmente disonesta", insistendo sulla necessità di distinguere tra la critica alle decisioni del governo israeliano e l'ostilità nei confronti degli ebrei.
Il punto centrale della sua replica è proprio questa distinzione: secondo Ruffalo, criticare le azioni del primo ministro israeliano, un contratto di tecnologia militare o le aziende che forniscono determinate tecnologie non equivale a criticare il popolo ebraico.
L'attore ha inoltre ribadito che le sue osservazioni sulla famiglia Ellison e su Oracle rientrano nella sua opposizione alla fusione. A suo giudizio, esaminare il business di Oracle, i suoi contratti governativi e il ruolo delle tecnologie di sorveglianza è legittimo quando si discute del possibile futuro di un colosso mediatico.
Ruffalo ha anche sottolineato che le sue posizioni non dovrebbero mai essere interpretate come ostilità verso il popolo ebraico. La questione, secondo l'attore, riguarda invece le decisioni politiche, economiche e militari di governi e aziende.
Intanto, la fusione tra Paramount e Warner Bros. continua a essere oggetto di attenzione politica e regolamentare.
Ruffalo ha ricordato anche la causa antitrust portata avanti da 12 procuratori generali, mentre diversi esponenti politici, tra cui il governatore della California Gavin Newsom, il procuratore generale Rob Bonta e la sindaca di Los Angeles Karen Bass, hanno espresso interesse per il futuro dell'operazione.
Lo scontro tra Mark Ruffalo e Paramount, dunque, è tutt'altro che chiuso. Da una parte c'è l'attore, deciso a contestare l'accordo e a portare nel dibattito anche le implicazioni legate a Oracle e alla guerra tra Israele e Gaza; dall'altra lo studio, che respinge le accuse e considera le sue parole inappropriate e antisemite.