Gli USA e il Canada non trovano un accordo sui dazi. Il fallimento delle trattative tra Washington e Ottawa sulle imposte commerciali segna un nuovo momento di tensione nei rapporti tra i due paesi.
Gli Stati Uniti e il Canada non sono riusciti a trovare un accordo commerciale per ridurre i dazi. La scadenza per le trattative era prevista per la mezzanotte del 21 agosto 2026.
Sono entrate in vigore tariffe commerciali del 50 per cento su beni canadesi per un valore di 20 miliardi di dollari.
Si tratta di un importante punto di rottura tra due paesi confinanti, nonché partner commerciali e alleati di lunga data.
Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca per un secondo mandato non consecutivo, nel gennaio 2025, ha imposto tariffe contro diversi paesi partner e alleati. Le prime tariffe commerciali annunciate hanno preso di mira proprio il Canada ma anche il Messico e la Cina.
Il primo ministro canadese, Mark Carney, ha evidenziato in un comunicato che negli ultimi 18 mesi il suo governo "si è concentrato sul rafforzamento della nostra posizione interna, sulla diversificazione delle nostre partnership all'estero e sul raggiungimento di un accordo equo con gli Stati Uniti."
Carney ha aggiunto che, nonostante i progressi compiuti per migliorare la posizione del Canada, questi non sono stati sufficienti a raggiungere gli obiettivi posti. Il leader canadese ha affermato, inoltre, che i funzionari canadesi si erano impegnati a fondo e in buona fede, ma "le modifiche dell'ultimo minuto ai termini proposti dagli Stati Uniti sono state ingiuste, antieconomiche e hanno messo in discussione l'affidabilità di qualsiasi accordo".
Il fallimento delle trattative sui dazi tra Stati Uniti e Canada segna un ulteriore allontanamento dal modello di partnership economica e commerciale che per decenni ha caratterizzato le relazioni tra i due paesi.
"Fin dall'inizio abbiamo riconosciuto che l'America è cambiata e che non torneremo al nostro vecchio rapporto. Il nostro governo ha capito, prima di molti altri, che l'America sta modificando tutte le sue relazioni commerciali, imponendo dazi ai suoi alleati più stretti e addebitando l'accesso al suo vasto mercato", ha affermato il premier canadese nel comunicato.
Negli ultimi mesi Ottawa ha optato per diversificare i rapporti commerciali, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti e rafforzando i legami con altri partner, in particolare nell’Unione europea e nell’area indo-pacifica. Ottawa ha rilanciato i rapporti anche con la Cina.
Nel suo intervento al World Economic Forum di Davos del gennaio 2026, il primo ministro canadese ha sostenuto che l’ordine internazionale basato sulle regole sta attraversando una vera e propria "rottura", e non una semplice fase di transizione. Secondo Carney, il sistema internazionale è ormai caratterizzato da una crescente rivalità tra grandi potenze, che utilizzano anche l’integrazione economica come strumento di coercizione.
Il passaggio più significativo del discorso è stato il monito rivolto alle potenze di medie dimensioni. Carney ha osservato che, a differenza delle grandi potenze, i paesi medi non possono permettersi di agire completamente da soli. Tuttavia, non devono nemmeno cercare sicurezza attraverso la sottomissione o la continua ricerca del favore dei grandi attori globali.
Carney ha quindi indicato una "terza via": le potenze medie devono unirsi, costruendo alleanze strategiche e pragmatiche capaci di ridurre la propria vulnerabilità alle pressioni delle grandi potenze. In questa prospettiva, la diversificazione dei rapporti commerciali non rappresenta soltanto una scelta di prudenza economica, ma diventa una componente della sovranità e dell’autonomia della politica estera.