La domanda non è più soltanto se la Juventus abbia fatto un buon mercato. La domanda vera, molto più interessante, è un'altra: Luciano Spalletti ha finalmente ricevuto i giocatori che servono al suo calcio?
Perché tra una rosa piena di nomi e una rosa costruita secondo le esigenze dell'allenatore passa una differenza enorme. E nel caso della Juventus questa differenza è ancora più importante.
Spalletti, quando ha cominciato il nuovo ciclo bianconero, era stato piuttosto chiaro: la squadra andava rinforzata, il lavoro doveva essere profondo e per arrivare a competere stabilmente per la Champions serviva qualcosa in più. Sullo scudetto, invece, il tecnico aveva mantenuto una prudenza significativa, definendo la Juventus ancora distante.
Oggi il quadro è cambiato. Sono arrivati giocatori nei ruoli che sembravano prioritari e, soprattutto, Spalletti ha iniziato a utilizzare una parola che nel suo vocabolario calcistico pesa moltissimo: funzionali.
E allora vale la pena capire se dietro la sua soddisfazione ci sia soltanto diplomazia oppure se la Juventus abbia davvero cominciato a costruire la squadra che aveva in testa.
Questo è probabilmente il concetto più importante per leggere il mercato della Juventus.
Spalletti non ha mai avuto bisogno di una rosa costruita esclusivamente sulla somma dei nomi. Il suo calcio richiede giocatori capaci di interpretare più situazioni, di occupare correttamente gli spazi, di partecipare alla costruzione e di sostenere la squadra anche senza palla.
Ecco perché le sue parole su Lucumí sono tutt'altro che casuali. Il tecnico ha spiegato che, “nel limite del possibile”, la Juventus è andata a cercare giocatori funzionali e forti. E ha aggiunto che il nuovo difensore permette di aumentare la concorrenza in rosa.
È un dettaglio fondamentale.
Spalletti non sembra cercare semplicemente un undici titolare. Vuole una rosa nella quale ogni giocatore debba conquistarsi il posto e nella quale le alternative siano realmente utilizzabili. È anche per questo che l'arrivo di Lucumí assume un significato superiore a quello del semplice rinforzo numerico.
La Juventus aveva bisogno di maggiore solidità dietro, ma soprattutto di un difensore capace di entrare immediatamente dentro le rotazioni. Lucumí arriva dal Bologna con una conoscenza profonda della Serie A e con caratteristiche che possono adattarsi a una squadra chiamata a difendere in avanti e a gestire molto pallone.
Non è il classico acquisto da copertina. È, molto più semplicemente, un acquisto da allenatore.
Ancora più indicativo è quello che è successo in porta.
Spalletti aveva bisogno di una soluzione affidabile e la Juventus ha portato a Torino Guglielmo Vicario dal Tottenham con la formula del prestito e possibilità di acquisto. L'operazione è stata ufficializzata e il portiere italiano è diventato uno dei volti principali della nuova Juventus.
Qui c'è un elemento interessante: Vicario non è soltanto un nome importante, è un giocatore che Spalletti conosce molto bene.
E il tecnico non ha avuto problemi a esporsi. Ha detto di essere soddisfatto dell'arrivo, ha ricordato di conoscerlo bene e lo ha definito un portiere di livello top, pur riconoscendo che il suo ultimo periodo al Tottenham non è stato particolarmente positivo.
Questa è forse la fotografia migliore del mercato bianconero.
Spalletti non ha ricevuto necessariamente il giocatore più mediatico possibile. Ha ricevuto un portiere che, secondo la sua valutazione, può diventare un punto di riferimento.
E questo conta molto più del nome sulla maglia.
Se Vicario deve dare sicurezza alla porta e Lucumí equilibrio alla difesa, Randal Kolo Muani rappresenta probabilmente l'acquisto che può modificare maggiormente il modo di attaccare della Juventus.
Spalletti lo conosceva già e ne ha sottolineato le caratteristiche: velocità, tecnica, capacità di attaccare la profondità e di giocare con la squadra. Lo ha definito un attaccante completo, spiegando che il compito sarà quello di far funzionare tutte queste qualità all'interno della squadra.
Ed è proprio questo il punto.
Kolo Muani non è necessariamente il centravanti classico che resta inchiodato dentro l'area aspettando l'ultimo passaggio. Può muoversi, venire incontro, attaccare lo spazio e dialogare con i giocatori alle sue spalle.
Per una Juventus che vuole diventare più dinamica negli ultimi trenta metri, può essere una soluzione molto interessante.
La vera scommessa, però, sarà capire se Spalletti riuscirà a trasformare questa duttilità in produttività. Perché il francese ha tante caratteristiche, ma dovrà soprattutto diventare un riferimento offensivo continuo.
Poi c'è Kerim Alajbegović, un acquisto che rischia di passare in secondo piano rispetto ai nomi più importanti ma che racconta bene un'altra parte del progetto.
La Juventus non sembra voler costruire soltanto una squadra per l'immediato. Spalletti ha bisogno di giocatori pronti, ma anche di elementi capaci di aumentare la qualità e la fantasia della rosa.
Alajbegović può rappresentare proprio questo: un giocatore giovane, offensivo, dotato di fantasia e qualità, da inserire progressivamente nelle rotazioni.
Il tecnico ne ha parlato con entusiasmo, sottolineandone proprio fantasia e qualità.
Non significa che sarà immediatamente un titolare. Anzi, è probabile che debba guadagnarsi spazio. Ma è esattamente questo il concetto espresso da Spalletti: più giocatori in grado di contendersi il posto.
Ed è qui che il giudizio sul mercato deve diventare più prudente.
La Juventus ha migliorato alcuni reparti in maniera evidente, ma il vero banco di prova sarà capire se il centrocampo riuscirà a sostenere il calcio di Spalletti.
Il tecnico ha bisogno di equilibrio, qualità nel primo possesso, capacità di accompagnare l'azione e giocatori capaci di leggere le diverse fasi della partita.
Locatelli e Thuram possono garantire caratteristiche differenti e McKennie può essere utilizzato anche più avanti, mentre la rosa conserva elementi tecnici importanti. Ma proprio in mezzo al campo si capirà se la Juventus sarà davvero una squadra più forte oppure semplicemente una squadra con più alternative.
Non è una differenza da poco.
Una formazione può avere un ottimo portiere, un buon centrale e un attaccante interessante, ma se non riesce a controllare le partite attraverso il centrocampo continuerà ad avere gli stessi problemi strutturali.
Qui arriva la parte più interessante.
Spalletti è soddisfatto? Sì. È completamente soddisfatto? Probabilmente no.
E non perché il tecnico abbia bocciato il lavoro della società. Al contrario, le sue dichiarazioni sono chiaramente positive. Il mercato gli ha consegnato giocatori che erano effettivamente nelle esigenze della squadra: un portiere esperto, un centrale affidabile e un attaccante con caratteristiche compatibili con il suo modo di intendere il gioco.
Ma il mercato non è ancora chiuso e la Juventus deve anche sistemare la rosa attraverso alcune uscite.
La stessa costruzione dell'organico dimostra che il lavoro non è concluso: la società deve ancora trovare il giusto equilibrio tra giocatori da confermare, elementi da valorizzare e calciatori che non sembrano rientrare pienamente nei piani dell'allenatore.
Del resto, la situazione di partenza era tutt'altro che semplice. A luglio si parlava apertamente della necessità di sfoltire la rosa e di trovare elementi più funzionali alle idee di Spalletti.
Il passo avanti, quindi, è evidente: oggi la Juventus sembra molto più vicina alla squadra che l'allenatore aveva chiesto rispetto a qualche settimana fa.
Alla fine, però, c'è una cosa che nessuna dichiarazione può certificare.
Il mercato può essere giudicato davvero soltanto quando i nuovi acquisti saranno inseriti nel sistema.
Spalletti ha già dato indicazioni importanti. Il 4-2-3-1 sembra essere una delle strutture di riferimento e una possibile formazione vede Vicario in porta, Lucumí al centro della difesa e Kolo Muani come riferimento offensivo, con Yildiz e gli altri giocatori offensivi chiamati a completare il sistema.
E allora la sensazione è questa: la Juventus non ha costruito una squadra perfetta, ma ha finalmente iniziato a costruire una squadra di Spalletti.
È una differenza enorme.
Il tecnico non sembra aver chiesto semplicemente il grande nome. Ha chiesto giocatori capaci di aumentare la concorrenza, di interpretare più ruoli e soprattutto di rendere la squadra più equilibrata.
Vicario e Lucumí sono forse i due esempi più evidenti. Kolo Muani è la scommessa offensiva più intrigante. Alajbegović rappresenta invece il futuro e la possibilità di aggiungere fantasia.
Il prossimo passo sarà capire se basterà per riportare la Juventus a competere per la Champions e, soprattutto, se il gruppo riuscirà a trasformare le idee di Spalletti in una squadra riconoscibile.
Per ora il tecnico può dirsi soddisfatto. Ma il suo vero sorriso arriverà soltanto quando la Juventus inizierà a vincere le partite proprio nel modo che lui ha in testa.