L'Iran avrebbe valutato la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi in Europa nel caso di un'ulteriore escalation del conflitto. Lo ha riportato il Financial Times. Intanto, la NATO rassicura: "Pronta ad affrontare qualsiasi minaccia".
La guerra contro l'Iran è iniziata il 28 febbraio, in seguito ai primi attacchi di Israele e degli Stati Uniti contro l'Iran, e si avvicina al sesto mese. Negli ultimi mesi, Teheran ha risposto alle operazioni militari non solo chiudendo lo Stretto di Hormuz, ma anche con attacchi di rappresaglia contro diversi paesi del Medio Oriente e del Golfo.
Un articolo del Financial Times, che cita due fonti interne al regime, ha indicato che l'Iran potrebbe ampliare la propria risposta militare oltre il Medio Oriente.
Secondo quanto riportato, l'Iran avrebbe esaminato l'ipotesi di colpire obiettivi militari statunitensi in Europa, in particolare nel sud-est del continente, nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero intensificare il conflitto. Tra i possibili obiettivi sarebbero state prese in considerazione installazioni in Bulgaria e a Cipro.
La Bulgaria ha autorizzato nel mese di luglio l'uso della base aerea di Bezmer da parte di aerei statunitensi per il rifornimento. Nel mese di marzo, un drone ha colpito la base aerea britannica di Akrotiri, situata a Cipro, causando danni limitati e nessuna vittima.
Secondo quanto riportato dall'agenzia Anadolu, un funzionario della NATO ha dichiarato che l'Alleanza "è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e farà sempre il necessario per difendere tutti gli Alleati".
Oltre a valutare possibili attacchi contro obiettivi militari statunitensi in Europa, l'Iran avrebbe considerato anche un'altra opzione separata: colpire i cavi sottomarini in fibra ottica che attraversano lo Stretto di Hormuz.
Le tensioni nella regione restano alte mentre il Memorandum d'intesa firmato lo scorso 17 giugno, con l'obiettivo di raggiungere un accordo per porre fine alla guerra, è scaduto al termine dei 60 giorni. L'accordo provvisorio prevedeva i negoziati per raggiungere un'intesa più ampia.
Il 18 agosto, il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato che non erano in corso né erano programmati colloqui o conversazioni con Teheran.