Undici sacerdoti "scomunicano" il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci.
Il Generale aveva definito San Paolo, l'apostolo delle genti, un camerata. Nulla di più sbagliato per i religiosi aderenti alla Fondazione Interesse Uomo che opera tra Sicilia e Basilicata per il contrasto all'usura e al sovraindebitamento.
Le Sacre Scritture non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico
Ma tant'è. Il Generale, che è riuscito a far parlare di sé anche oggi, è felicissimo per "l'attenzione" ricevuta.
Sui social, l'ha messa così:
Ho fatto imbufalire ben 11 sacerdoti! Me ne farò una ragione, insieme al camerata San Paolo
L'accusa dei religiosi contro Vannacci: "Lasci stare San Paolo"
Scherza con i fanti, ma lascia stare i santi: viene in mente questo vecchio adagio nel raccontare la notizia degli undici sacerdoti che hanno scritto a Vannacci in difesa di San Paolo:
Il leader di Futuro Nazionale, nei giorni scorsi, aveva definito l'apostolo Paolo un camerata richiamando un fantomatico principio economico paolino che troverebbe fondamento sulle parole dell'apostolo delle genti: 'chi non vuol lavorare neppure mangi', per giustificare l'abolizione o il forte ridimensionamento dei sussidi sociali. Ma associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte, per di più all'interno del programma di una fazione politica rappresenta una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede. La citazione da Lei utilizzata viene completamente decontestualizzata e trasformata in uno slogan economico per un manifesto d'esclusione sociale
hanno scritto i sacerdoti.
L'appello dei sacerdoti al leader di Futuro Nazionale
I religiosi hanno concluso la loro missiva ricordando che "San Paolo, quando scrisse "chi non vuol lavorare neppure mangi", non stava dettando regole di economia politica per uno Stato, né invocava punizioni contro i poveri, si rivolgeva a una comunità cristiana primitiva esortandola alla responsabilità fraterna e al dovere morale di non essere di peso agli altri":
San Paolo non è stato l'esponente di un pensiero politico, né il militante di una fazione contrapposta a qualsivoglia nemico umano
Per questo, i sacerdoti hanno concluso:
Non possiamo assistere in silenzio al tentativo di arruolare i santi della Chiesa sotto le bandiere del dibattito elettorale, né di vederli accostati a slogan di partito pronunciati nelle aule delle istituzioni. La invitiamo, pertanto, a rispettare la sacralità delle Scritture e la storia della Chiesa, ricordando le parole stesse dell'apostolo: Nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno quello degli altri...