Il drappellone è “l’oggetto” che viene assegnato alla contrada che vince il Palio di Siena e questa volta la discussione è sul volto della Madonna dipinto dalla rumena Teodora Axente. L’arcivescovo Augusto Lojudice ha detto che non è rispettoso dell’iconografia mariana e il sindaco Nicoletta Fabio, che ha scelto la pittrice come prevede il regolamento del Palio, ha espresso amarezza per i giudizi addirittura violenti sul drappellone dove la Madonna è stata definita “androgina”, “trans”, “mascolina”.
In difesa dell’opera interviene il presidente della Fondazione Antico Spedale Santa Maria della Scala, Cristiano Leone: “Il drappellone non nasce per un museo: viene consegnato a una comunità all’interno di una festa nella quale l’immagine della Vergine conserva una funzione religiosa e insieme profondamente senese. È quindi legittimo chiedersi se l’opera di Axente riesca a parlare a quella comunità e se interpreti il particolare rapporto che Siena intrattiene con la Madonna dell’Assunta. Ma questo giudizio non coincide con quello sulla legittimità storica del suo volto. Una comunità può riconoscersi o meno in un’immagine senza che le forme alle quali è più abituata diventino, per questo, un canone della rappresentazione mariana”.
“Tutto questo non impone che il dipinto piaccia - aggiunge Leone -, e lascia intatta la legittimità di ogni critica rivolta al drappellone. Ma definire quel volto troppo maschile, androgino o, come è accaduto nella polemica pubblica, «trans», non costituisce ancora un argomento storico-artistico: presuppone un modello fisiognomico mariano stabile rispetto al quale misurare lo scarto, ed è precisamente quel modello che la storia delle immagini rende difficile individuare”.
“C’è un paradosso, in tutto questo - spiega Leone -. L’androginia attribuita alla Madonna di Axente viene percepita come una rottura contemporanea proprio mentre l’artista dichiara una genealogia che precede di secoli il naturalismo occidentale. La Madonna di Teodora Axente si può giudicare bella o sgradevole, spirituale o respingente, persino mal calibrata rispetto al contesto specifico del Palio dell’Assunta: posizioni critiche legittime, discutibili con gli strumenti della critica. Quando però il giudizio estetico pretende di trasformarsi in norma storica, le immagini raccontano una storia meno ordinata di quanto la polemica presupponga: mai, in duemila anni, un’unica Madonna. La storia dell’arte non ci consegna il volto tradizionale della Madonna. Ci consegna la prova che quel volto non è mai stato uno solo”. E il dibattito proseguirà e a Siena sono coinvolti esperti d’arte e cittadini che non hanno dimestichezza con le opere ma che esprimono la loro opinione.