Tre delle cinque tavole appartenenti al Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà del pittore siciliano Antonello da Messina. È questo il bottino finale - dal valore di decine di milioni di euro - del colpo messo a segno la sera di Ferragosto al MuMe, il Museo regionale interdisciplinare Maria Accascina di Messina, mentre in città si teneva la storica processione della Vara. Inizialmente i ladri avevano portato via sei opere: due sono state abbandonate durante la fuga e successivamente recuperate. Sulla vicenda indaga la Procura di Messina.
Secondo le prime ricostruzioni, il furto sarebbe avvenuto poco prima delle 22 della sera di Ferragosto, mentre in piazza Duomo - a circa 4 chilometri di distanza dal MuMe - centinaia di persone prendevano parte alla processione della Vara, il carro votivo dedicato alla Madonna dell'Assunta.
Almeno tre i malviventi che, a volto coperto, si sono introdotti nel giardino del museo passando attraverso le grate del lato che sporge sul viale Annunziata, per poi forzare una porta e dirigersi verso le stanze in cui erano conservate le opere dell'artista siciliano.
L'incursione sarebbe durata pochi minuti e sarebbe stata ripresa dalle telecamere del sistema di videosorveglianza. A scoprire l'accaduto, tuttavia, non sarebbe stato il personale, ma un passante, che avrebbe notato all'esterno due delle cinque tavole del Polittico, inizialmente portate via e poi abbandonate dai ladri in fuga.
La direttrice del museo ha riferito di essere arrivata sul posto quando gli agenti erano già presenti. La Procura di Messina ha aperto un fascicolo d'inchiesta per furto pluriaggravato di opere d'arte, al momento contro ignoti. Le indagini sono affidate alla squadra mobile e ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale.
Tre delle quattro opere ancora mancanti appartengono al Polittico di San Gregorio, realizzato da Antonello da Messina nel 1473 e considerato uno dei nuclei più importanti delle opere dell'artista conservate in città. La tavoletta bifronte, invece, presenta sulla stessa superficie due immagini: la Madonna col bambino e un francescano in adorazione da un lato, l'Ecce Homo dall'altro.

I controlli eseguiti finora, anche agli imbarcaderi per la Calabria, non avrebbero fornito elementi utili. Chi indaga sta lavorando per ricostruire il percorso seguito dai malviventi dopo la fuga dal museo. Al vaglio non ci sono quindi soltanto le telecamere interne del MuMe, ma anche quelle presenti nei dintorni, che potrebbero aver catturato gli spostamenti della banda e eventuali mezzi utilizzati.
Resta da chiarire anche il possibile movente. Tra le piste prese in considerazione c'è quella di un possibile furto su commissione. Opere di questo livello, infatti, sono difficili da rivendere sul mercato clandestino: eventuali acquirenti dovrebbero essere disposti a gestire un bottino immediatamente identificabile.
Vittorio Sgarbi, intervistato, non ha escluso che possa trattarsi di "ladri ignoranti, che non sanno neppure cosa hanno rubato". Ma ha messo in dubbio, comunque, il sistema di sorveglianza, chiedendosi:
È uno degli interrogativi su cui si concentra l'inchiesta. Al momento del colpo, nella struttura c'erano quattro custodi. Inoltre, quando i ladri hanno forzato l'ingresso e danneggiato i vetri delle teche a protezione delle opere, l'allarme, come confermato dai vertici del museo e appurato dagli inquirenti, sarebbe suonato. Bisognerà quindi verificare perché nessuno sia intervenuto.
La Regione Siciliana ha avviato un'ispezione interna per ricostruire l'accaduto e accertare eventuali responsabilità.
ha assicurato il presidente Renato Schifani, ribadendo la piena collaborazione dell'amministrazione con le forze dell'ordine.