La partita comincia oggi, ma la storia dell’Amedspor in Süper Lig è iniziata tanto tempo fa. Questa sera il club di Diyarbakır scenderà in campo contro l’Erzurumspor per il suo debutto ufficiale nella massima serie turca. Sarà un momento storico per una squadra che non aveva mai raggiunto questo livello e che, soprattutto, porta con sé un’identità particolare.
Amedspor non è soltanto il nome di una società calcistica: per una parte della comunità curda rappresenta memoria, appartenenza e orgoglio. Per questo la prima partita in Süper Lig assume un significato che va oltre il risultato. Dopo anni trascorsi tra promozioni, sanzioni e tensioni, quelle quattro lettere compariranno finalmente sul tabellone del massimo campionato turco.
La storia dell’Amedspor è strettamente legata a Diyarbakır, città a maggioranza curda nel sud-est della Turchia. Il club è nato nel 1972 con il nome di Melikahmet Turanspor e nel corso degli anni ha cambiato più volte denominazione. La svolta è arrivata nel 2014, quando la società scelse di chiamarsi Amed, il nome curdo della città. La decisione provocò tensioni con la federazione turca: nel 2015 il club ricevette una multa di 10 mila lire turche per l'utilizzo del nuovo nome e dello stemma, considerati non autorizzati.
Quella vicenda racconta bene il significato del club: Amedspor è diventato un simbolo dell'identità curda e della volontà di mantenere visibili lingua, cultura e appartenenza. Il percorso sportivo, intanto, è continuato nelle categorie inferiori fino alla promozione conquistata il 2 maggio 2026, con il pareggio per 3-3 contro l’Iğdır. La festa ha coinvolto Diyarbakır e le comunità curde anche fuori dalla Turchia. Oggi, però, comincia una storia completamente nuova: per la prima volta l’Amedspor affronta la Süper Lig.
La crescita del club non è stata accompagnata soltanto da risultati sportivi. In diverse occasioni le partite dell’Amedspor sono diventate il punto di incontro di tensioni politiche e identitarie. Uno degli episodi più gravi risale al 2023, durante Bursaspor-Amedspor. Dagli spalti furono lanciati bottiglie, petardi e altri oggetti, mentre comparvero riferimenti agli anni più bui del conflitto curdo, tra cui una Renault Toros bianca e il nome “Yeşil”. Alcuni gesti dei calciatori hanno assunto un significato particolare, come quello di Çekdar Orhan, deferito dopo aver festeggiato un gol mimando il gesto di intrecciarsi i capelli.
In quel periodo le trecce erano diventate un simbolo di solidarietà verso le donne curde in Siria, ma per la federazione quel gesto rappresentava una forma di propaganda ideologica. Episodi che spiegano perché ogni partita dell’Amedspor possa avere un peso diverso rispetto a quello delle altre squadre. Anche i suoi colori, verde, giallo e rosso, sono associati all’identità curda e hanno spesso alimentato discussioni e diffidenze.
L’ingresso dell’Amedspor in Süper Lig arriva in un momento particolare sul piano politico. Negli ultimi anni il linguaggio delle istituzioni turche nei confronti della questione curda ha mostrato alcuni cambiamenti. Nel 2025 il PKK ha annunciato lo scioglimento e la fine della lotta armata, mentre il Parlamento turco sta discutendo sul possibile reintegro di migliaia di ex militanti. Anche Erdoğan si è congratulato pubblicamente con l’Amedspor per la promozione. Un gesto importante, se si considera il rapporto storico tra la questione curda e le istituzioni turche. Ancora più particolare è stata la posizione di Devlet Bahçeli, leader dell’MHP e alleato del presidente, che nel 2023 aveva contestato l’esistenza del nome Amed.
Ora, però, l’Amedspor proverà a essere una squadra di calcio, lasciandosi alle spalle tutto il resto. L’obiettivo è conquistare la salvezza, con ambizioni che guardano persino alle coppe europee. In ogni caso, la partita contro l’Erzurumspor rimarrà impressa nella storia. Almeno per 90 minuti il nome Amedspor non finirà al centro di una disputa burocratica o politica: sarà semplicemente quello di una squadra pronta a stupire in Süper Lig. Ed è forse questa, dopo tanti anni, la novità più importante.