"Senza ulteriore aggravio per i datori di lavoro." Sta scritto qui, nel documento programmatico che Roberto Vannacci ha messo online l'11 agosto per Futuro Nazionale, dentro un Piano di Remigrazione articolato in 22 misure. I salari dei lavori umili saliranno, promette il testo, perché una quota delle risorse risparmiate allontanando gli stranieri servirà a ridurre il cuneo fiscale. Buste paga più pesanti a costo zero per chi le firma. Conviene rileggere quella riga lentamente, perché ci sta dentro tutto il programma economico della nuova destra.
Chi promette un aumento e garantisce nello stesso respiro che nessuno lo pagherà sta dicendo una cosa sola: il profitto resta dove sta. Il resto è scenografia, e oggi la scenografia si chiama remigrazione.
Il conto più grosso è già stato fatto, e l'ha fatto un ufficio bipartisan. Nella lettera dell'11 agosto 2025 sugli effetti distributivi della legge 119-21, la riforma fiscale firmata da Donald Trump il 4 luglio, il Congressional Budget Officeha misurato chi ci guadagna. Le risorse del decimo più povero delle famiglie americane caleranno in media di 1.200 dollari l'anno fino al 2034, il 3,1% del loro reddito. Il decimo più ricco ne guadagnerà 13.600, il 2,7%. A coprire la differenza sono i tagli a Medicaid e al programma alimentare Snap, che sottraggono alle famiglie 900 miliardi di trasferimenti in natura.
Il disegno stava scritto da tempo, e per esteso. Project 2025, le oltre 900 pagine curate dalla Heritage Foundation, chiede due sole aliquote sui redditi personali, 15% e 30%, il taglio dell'imposta sulle società dal 21% al 18%, il capital gain fermo al 15%. Le retate e i voli di espulsione riempiono i telegiornali, e intanto la parte che sposta davvero il denaro sta nel capitolo sul Tesoro. Chi guarda il palco perde di vista la cassa.
In Germania la misura esiste al centesimo. Lo ZEW di Mannheim, il 21 febbraio 2025, ha simulato i programmi elettorali su una coppia monoreddito con due figli usando i dati del panel Soep. Con un reddito lordo di 40.000 euro la simulazione del programma AfD dà un saldo negativo di 440 euro l'anno. Con 180.000 euro gliene consegna 19.190. Il responsabile della ricerca, Holger Stichnoth, lo mette in una riga sola: "con Union, Fdp e AfD gli sgravi crescono al crescere del reddito".
Il fenomeno ha una letteratura scientifica ormai consolidata. Quinn Slobodian, storico dell'economia alla Boston University, nel libro uscito nel 2025 ricostruisce come le destre radicali contemporanee siano cresciute dentro il neoliberismo e ne accelerino il programma, e chiama quel movimento "frontlash". La razza e il quoziente intellettivo sono serviti a rifondare la gerarchia quando il mercato da solo aveva smesso di giustificarla. Per la parte sociale il nome circola dal 1990. I sociologi Jørgen Goul Andersen e Tor Bjørklund coniarono "sciovinismo del welfare" osservando i partiti del Progresso danese e norvegese: sì alla redistribuzione, purché si fermi al confine della cittadinanza. Trentasei anni dopo il modello è intatto.
L'Italia ha i suoi numeri, e sono freschi. La legge di bilancio per il 2026 ha portato la seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% sui redditi fra 28mila e 50mila euro, per 2,9 miliardi di minor gettito. L'Istat, in audizione davanti alle commissioni Bilancio il 6 novembre 2025, ha simulato l'effetto con il modello FaMiMod: al quinto più povero delle famiglie va lo 0,5% delle risorse, all'ultimo il 62,2%. Il guadagno medio annuo si ferma a 102 euro nel primo caso e sale a 411 nel secondo. Nel quinto più povero la misura tocca 2,8 famiglie su cento, nel più ricco 90,8.
Il contesto lo fornisce lo stesso istituto. A fine settembre 2025 le retribuzioni contrattuali reali risultavano ancora sotto di oltre l'8% rispetto a gennaio 2021. Nel 2024 vivevano in povertà assoluta 2,2 milioni di famiglie e 5,7 milioni di persone, e dove il capofamiglia è un operaio l'incidenza saliva al 15,6%. Oxfam ha calcolato a gennaio che dal 2010 al 2025 il 91% dell'incremento della ricchezza nazionale italiana è finito al 5% più ricco, contro il 2,7% arrivato alla metà più povera del Paese.
Dentro questi numeri Futuro Nazionale propone un'aliquota forfettaria per le piccole e medie imprese e l'esclusione degli stranieri dai benefici sociali. Il sussidio di disoccupazione viene legato alla disponibilità ad accettare "qualsivoglia lavoro compatibile", in applicazione di quello che il documento chiama "principio di San Paolo": chi non vuol lavorare, neppure mangi. Di contrattazione collettiva, di salario minimo e di rendita immobiliare il testo tace. Proprio lì dove si decide quanto vale un'ora di lavoro, la pagina resta bianca.
La promessa dell'11 agosto verrà mantenuta alla rovescia. I datori di lavoro resteranno senza aggravio, come è successo negli ultimi quindici anni, e il salario aspetterà il suo turno. La remigrazione cambia il nome sul destinatario della fattura, l'importo resta esattamente dove è sempre stato.