18 Aug, 2026 - 13:00

La Cina di Xi al centro del nuovo ordine mondiale, la strategia diplomatica di Pechino: l'analisi di Lorenzo Lamperti

La Cina di Xi al centro del nuovo ordine mondiale, la strategia diplomatica di Pechino: l'analisi di Lorenzo Lamperti

Negli ultimi mesi la Cina ha condotto un’intensa attività diplomatica che ha visto Xi Jinping incontrare Donald Trump a Pechino, ricevere Vladimir Putin e visitare Kim Jong Un a Pyongyang. Tre vertici, concentrati nell’arco di tre settimane, che hanno attirato l’attenzione sulla posizione assunta da Pechino nei nuovi equilibri internazionali. Per capire quale ruolo abbia la Cina nell'ordine mondiale, Tag24 ha intervistato Lorenzo Lamperti, che ha analizzato la sequenza degli incontri e i dossier destinati a condizionare i rapporti tra le grandi potenze.

La Cina di Xi Jinping al centro del nuovo ordine mondiale

La diplomazia cinese sta attraversando una fase di particolare intensità e, soprattutto, di crescente centralità. Nel giro di poche settimane Xi Jinping ha incontrato Donald Trump, ricevuto Vladimir Putin e poi raggiunto Pyongyang per incontrare Kim Jong Un. Tre relazioni profondamente diverse e tre dossier strategici.

La sequenza degli incontri con Trump, Putin e Kim non è, secondo Lorenzo Lamperti, una semplice coincidenza temporale. Pechino ha sfruttato la successione degli appuntamenti per accreditarsi come il principale interlocutore capace di muoversi contemporaneamente tra le grandi potenze e i dossier più delicati.

"La Cina sostanzialmente si mostra come il lato forte dei triangoli diplomatici globali in questa fase."

La Cina si presenta così come il paese in grado di mantenere rapporti con tutti i tre paesi.

"Xi Jinping ha ricevuto sia Trump che Putin, gli altri due leader delle altre due grandi potenze mondiali e, nel giro appunto di meno di un mese, è stato anche in Corea del Nord, mostrandosi quindi un po' come il lato forte di questi due diversi triangoli di rapporti. Cioè sia nei rapporti Cina-Russia-Stati Uniti, sia nei rapporti che in questo momento sono assenti, ma che Trump aspira a riaprire per avere un canale negoziale anche con la Corea del Nord, ecco che Xi Jinping si pone, anche in questo caso, come il lato forte del triangolo diplomatico, come a dire: 'Senza di me che sono quello che un po' guida questo tipo di relazioni, non potete parlarvi'. Lo stesso messaggio sostanzialmente lo ha mandato sia a Stati Uniti che Russia."

Washington e Pechino: Taiwan è il limite della stabilità

Nel rapporto con Trump, il giornalista vede una novità soprattutto sul piano politico. La Cina che si confronta oggi con Trump non è quella del 2017. Rispetto alla prima presidenza Trump, quando Pechino cercò inizialmente l'appeasement, questa volta la Cina ha risposto ai dazi con ritorsioni immediate, arrivando alla tregua commerciale senza rinunciare a mostrare la propria capacità di reazione.

Lamperti ha ricordato anche le parole del presidente cinese durante la visita di Trump, con il riferimento alla "trappola di Tucidide".

"Xi Jinping ha aperto il suo discorso a Trump citando la trappola di Tucidide. Quella famosa teoria utilizzata molto da alcuni studiosi, in particolare Graham Allison, secondo cui una potenza dominante ma decadente e una potenza emergente in ascesa rischiano di entrare in collisione, anche in conflitto fra loro."

La ricerca di una relazione più stabile non significa, tuttavia, che la competizione sia stata superata. Al contrario, alcuni dei dossier fondamentali restano irrisolti e Taiwan è il più delicato.

Restano infatti profonde divergenze e Taiwan rappresenta un limite che Pechino non considera negoziabile.

"Sostanzialmente cosa ha detto Xi Jinping? Se andiamo per semplificare, se andiamo d'accordo su Taiwan, possiamo andare d'accordo su tutto il resto. Se non andiamo d'accordo su Taiwan, non possiamo andare d'accordo su nulla."

La partita non riguarda soltanto Taiwan. Terre rare, chip, tecnologia e catene di approvvigionamento sono diventati strumenti della competizione tra le due potenze.

Cina e Stati Uniti verso un mondo multipolare

Secondo Lamperti, il quadro che emerge non è quello di un nuovo bipolarismo puro tra Washington e Pechino. La competizione tra Cina e Stati Uniti è destinata a restare uno dei principali assi della politica internazionale ma all'interno di un sistema più articolato.

"La sensazione è insomma che si vada incontro a un multipolarismo."

Il giornalista ha ricordato che Taiwan resta il principale punto di rischio ma non è l'unico.

"Ci sono alcuni possibili teatri di crisi che possono far deragliare le relazioni. In particolare torniamo ancora una volta a Taiwan, ma anche Mar Cinese Meridionale."

La questione decisiva sarà quindi la capacità delle due potenze di gestire il disaccordo, evitando che dossier come Taiwan o il Mar Cinese Meridionale trasformino la competizione in una nuova escalation.

In questo scenario, la prospettiva più realistica non sembra essere quella di un grande accordo destinato a risolvere le divergenze tra Cina e Stati Uniti. Più concretamente, entrambe le potenze potrebbero puntare a una gestione stabile della rivalità, quella che Lamperti definisce una possibile "stabilizzazione del disaccordo".

"In questa fase entrambe le parti, però, stanno cercando in qualche modo, appunto, se non di andare d'accordo, quanto meno di stabilizzare questo disaccordo, quanto meno sino a quando entrambi avranno bisogno dell'altro, perché ad oggi questo bisogno reciproco è ancora reale."

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