Il governo ad interim del Venezuela e i rappresentanti dell’opposizione hanno concluso il primo ciclo di colloqui avviato per discutere il futuro politico del paese. Al centro dei negoziati ci sono la riforma del sistema giudiziario, lo sblocco dei fondi destinati alla ricostruzione dopo i terremoti di giugno e il percorso verso una transizione democratica.
Il governo ad interim del Venezuela e i rappresentanti dell’opposizione hanno concluso, il 12 agosto 2026, il primo ciclo di colloqui.
Le due parti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta e hanno evidenziato l’accordo raggiunto su due questioni principali: la riforma del sistema giudiziario e l’accesso ai fondi congelati per sostenere gli interventi di ricostruzione dopo il terremoto.
Nello specifico, le parti hanno concordato di avviare una riforma del sistema giudiziario venezuelano, compreso il funzionamento e le regole del Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ), che è la più alta corte del Venezuela. Il TSJ aveva convalidato la rielezione di Nicolás Maduro nel 2024.
La seconda questione riguarda invece l’accesso ai fondi necessari per gli interventi di ricostruzione dopo i due terremoti avvenuti lo scorso 24 giugno. I sismi hanno causato più di 6.300 vittime.
Le parti hanno inoltre concordato di lavorare allo sblocco delle riserve valutarie internazionali del Venezuela detenute presso la Banca d’Inghilterra. Si prevede anche l’istituzione di "meccanismi di trasparenza, tracciabilità e verifica" per assicurare che i fondi vengano utilizzati correttamente.
I colloqui, sostenuti dagli Stati Uniti, sono iniziati lo scorso 6 agosto con l’obiettivo di guidare il paese verso una transizione democratica. La delegazione governativa è stata guidata da Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea nazionale e fratello della presidente ad interim Delcy Rodríguez. L’opposizione, invece, è stata rappresentata da Dinorah Figuera, ex parlamentare dell’opposizione. Figuera è andata in esilio in Spagna nel 2018.
Gli obiettivi dei colloqui si concentravano su tre punti principali: il rafforzamento della democrazia, la tutela dei diritti politici e la risposta ai devastanti terremoti di giugno.
A metà luglio, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, aveva affermato che i colloqui non riguardavano solo la riconciliazione ma anche l’avvio di un processo di transizione.
Al expresar su apoyo a la reconciliación y a la transición, @SecRubio destacó: “Un grupo en representación de la Asamblea Nacional de 2015, la última Asamblea Nacional electa democráticamente, el grupo que reconocimos como el gobierno legítimo de Venezuela, sostuvo una reunión… pic.twitter.com/gUYk0HthZa
— Embajada de los EE.UU. en Caracas (@usembassyve) July 22, 2026
Ai colloqui non erano invece presenti la leader dell’opposizione in esilio e premio Nobel per la pace María Corina Machado e l’ex candidato alla presidenza Edmundo González Urrutia, anche lui in esilio. Machado e González Urrutia avevano affermato in una dichiarazione congiunta di non voler ostacolare il processo.
Nuestro mensaje dirigido a los venezolanos y a la Comunidad Internacional pic.twitter.com/HvcWzQf3WO
— Edmundo González (@EdmundoGU) July 26, 2026
Gli sviluppi proseguono nel Venezuela post-Maduro. Il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores sono stati arrestati in un’operazione statunitense a Caracas il 3 gennaio. Sono stati poi trasferiti negli Stati Uniti, dove affrontano un processo. La coppia deve rispondere di diverse accuse, tra cui il possesso di armi, l’associazione a delinquere finalizzata all’acquisizione di armi e l’associazione a delinquere per l’importazione di cocaina. A Maduro viene inoltre contestata un’accusa di associazione a delinquere con finalità di narcoterrorismo.
La vicepresidente Delcy Rodríguez ha assunto il ruolo di presidente ad interim del Venezuela dopo l’arresto di Maduro.