Sigfrido Ranucci deve rimanere alla guida di Report? È davvero un martire della Repubblica come si è dipinto ieri nel post in cui si è paragonato a Falcone, Borsellino, Piersanti Mattarella e Moro?
A pensarlo, in ambito politico, sono sempre di meno. I rappresentanti del Campo largo, certo. Ma, tutto sommato, chi ci mette ancora la faccia per lui è solo il Movimento Cinque Stelle.
Del resto, è proprio il partito di Conte quello storicamente più vicino al conduttore di Report.
Ranucci fuori da Report: lo difende solo un partito
Mentre il centrodestra chiede spiegazioni e, più o meno apertamente, che Ranucci faccia un passo indietro e lasci la conduzione di Report e mentre si attende la decisione dell'ad della Rai Giampaolo Rossi (che, tra l'altro, sembra scontata), dal Partito Democratico e da Avs sono arrivati solo flebili attestati di solidarietà.
Ormai, Ranucci non gode di una fiducia illimitata nemmeno in due terzi del Campo largo.
Solo un partito è rimasto a lottare apertamente per lui: il Movimento Cinque Stelle. Non a caso Marco Travaglio, vero santone pentastellato, si è riscoperto ultragarantista nei suoi riguardi adottando sul suo Fatto Quotidiano la linea "separare Ranucci da Lavitola".
Ma ieri, quando l'avvocato del faccendiere si è trincerato dietro un no comment alla domanda se Ranucci sapesse dell'attentato che gli stava preparando Lavitola per far mettere le ali alla sua popolarità, non ha fatto che accentuare i dubbi che aleggiano sulla figura del giornalista.
E comunque: fino alla fine, Ranucci avrà dalla sua il Movimento Cinque Stelle.
Il centrodestra sta completando il suo disegno: ora tocca a Report, poi chiuderà il cerchio con un nuovo cda Rai scelto prima delle elezioni. Quali sarebbero le motivazioni per togliere la conduzione a Sigfrido Ranucci? La Rai ha degli obblighi specifici sanciti dal contratto di servizio, quindi giù le mani da Ranucci: è una vittima di un attentato e del fango. Il sostituto? Non se ne parla
così si è espressa proprio sul Fatto Quotidiano l'ex presidente della Commissione di vigilanza Rai, Barbara Floridia, esponente del Movimento Cinque Stelle.
Gli attacchi del centrodestra
Sul fronte politico avverso, quello del centrodestra, il primo a chiedere che Ranucci si faccia da parte è stato il leader della Lega Matteo Salvini.
Ma oggi è tornato alla carica il vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Alfredo Antoniozzi:
È assurdo paragonarsi a Falcone e Borsellino, a Moro. Sigfrido Ranucci ha esagerato. Lasci stare gli eroi nazionali che morirono in solitudine e non frequentavano persone imbarazzanti. Non entro nel merito di altro, ma ricordo che tutti gli siamo stati vicini dopo l'attentato e che il governo lo protegge con decine di uomini. Ma non faccia paragoni blasfemi
Con Antoniozzi, ad attaccare Ranucci ci ha pensato anche il forzista Maurizio Gasparri:
Quella di Ranucci alla fine diventa quasi la tragedia di un uomo ridicolo. Tronfio nell’attacco a tanti. Diffusore di tesi troppe volte infondate, finisce per affondare in frequentazioni improbabili che potrebbero aver condizionato anche alcuni contenuti del suo lavoro. Non abbiamo atteso questo epilogo inglorioso per esprimere dure e motivate critiche e non è necessario elencare singoli episodi, ma come dimenticare lo scandalo Bellavia o lo spazio dato al delirio di un condannato che annunciava il testamento di Berlusconi a suo beneficio? Il documento della redazione di Report è la condanna più dura per Ranucci, forse più dello squallore che emerge dalle sue chat con Lavitola. Aspettiamo l’autocritica della Anm che accolse Ranucci come un eroe. E quella di Schlein, che accusò la destra per la responsabilità della bomba. Tacciono per la vergogna? E si scusi anche chi aveva fatto di Ranucci un esempio di giornalismo
Gasparri è anche membro della Vigilanza Rai. Così affonda il colpo:
C’è chi indica come modelli Montanelli o Fallaci e chi invece fa da truppa al commensale del ristorante Cefalù, che sognava la guida dell’Italia e ora, in uno stato di evidente confusione, si accosta ai martiri dell’Italia repubblicana. Il che la dice lunga su chi invece di costruire un vacillante monumento a se stesso, dovrebbe farsi delle domande e fare delle scuse a tutti. Comprendiamo ora perché i suoi sodali politici non diano i nomi per la commissione di Vigilanza. Ora se fosse chiamato nuovamente Ranucci non saprebbero che dire. Il loro imbarazzo è evidente. Ma non nasconderà una vicenda ancora tutta da approfondire
In ogni caso: ad aver centrato il problema sembra essere il critico televisivo Aldo Grasso:
Comunque vada, Ranucci ha perso il bene più prezioso: la credibilità