Matteo Ruggeri è soltanto l'ultimo esempio di un fenomeno che interessa ormai da anni il calcio italiano. L'esterno, che non può certo essere considerato un campione ma è comunque un giocatore di ottimo livello, lascerà l'Atlético Madrid per trasferirsi all'Aston Villa. Un altro italiano che, dopo aver salutato la Serie A, continuerà la propria carriera all'estero invece di tornare nel campionato in cui è cresciuto. La Roma ci aveva provato durante questa sessione di mercato, ma di fronte alla richiesta dei Colchoneros ha preferito virare su altri obiettivi.
Il suo caso è diverso da quello di Sandro Tonali o Gianluigi Donnarumma, ma aiuta a raccontare una tendenza sempre più evidente. L'Italia continua a produrre calciatori di livello, li valorizza e spesso li vende bene all'estero. Quello che è diventato molto più complicato è il percorso inverso: riportarli in Serie A quando hanno raggiunto il loro apice.
A testimonianza di questa tesi c'è la recente vicenda di mercato legata a Sandro Tonali. Nel 2023 il Milan lo aveva ceduto al Newcastle per circa 60 milioni di euro. Tre anni dopo, il centrocampista ha lasciato l'Inghilterra per trasferirsi al Tottenham in un'operazione da oltre 100 milioni. Ma la parte più interessante della vicenda è un'altra: Tonali avrebbe voluto tornare in Italia. Non è stato possibile. Lo ha spiegato lui stesso: il problema non era soltanto lo stipendio, ma il costo del trasferimento. Le società italiane, infatti, non avevano la forza economica per convincere il Newcastle a venderlo.
È una fotografia piuttosto precisa della situazione attuale: un calciatore italiano che vuole tornare in Serie A è costretto a fare i conti con la realtà schiacciante. Ancora più evidente è il caso di Gianluigi Donnarumma. Capitano della Nazionale e tra i portieri più importanti della sua generazione, ha lasciato il PSG per il Manchester City. Dire che non avrebbe fatto comodo ai club italiani equivale a raccontare una bugia, ma chi avrebbe potuto sostenere un ingaggio da 15 milioni di euro a stagione? Probabilmente nessuno. Per non parlare poi di Marco Palestra, oggetto del desiderio nerazzurro e acquistato dal Chelsea a fronte di uno stipendio da vero top player.
La questione, però, non riguarda soltanto i pochi campioni azzurri. Ed è forse questo l'aspetto più preoccupante. Riccardo Calafiori è passato dal Bologna all'Arsenal nell'estate 2024 per una cifra complessiva vicina ai 50 milioni di euro. In pochi anni è passato dalla Serie A alla Premier League, diventando uno dei tanti italiani che hanno scelto l'Inghilterra per il salto di qualità definitivo. Lo stesso discorso vale per altri giocatori più giovani.
Giovanni Leoni ha lasciato il Parma per il Liverpool, mentre Michael Kayode è passato dalla Fiorentina al Brentford e Destiny Udogie dall'Udinese al Tottenham. La Premier League è diventata una calamita non soltanto per i campioni, ma anche per i calciatori che ambiscono a diventarlo. Ruggeri rientra in questa categoria. Dopo una stagione all'Atlético Madrid con 47 presenze, è pronto a trasferirsi in Inghilterra per inaugurare un nuovo capitolo della sua carriera.
È questo il paradosso del calcio italiano. La Serie A continua a produrre giocatori interessanti e riesce anche a venderli bene. Quello che non riesce più a fare con la stessa facilità è competere quando deve ricomprarli. Il problema è soprattutto economico. La Premier League genera ricavi molto superiori a quelli della Serie A e può sostenere investimenti e stipendi che per i club italiani diventano spesso proibitivi.
Non è soltanto una questione di soldi, però. La Premier offre ai giocatori anche una dimensione internazionale, stadi, strutture, visibilità e la possibilità di confrontarsi ogni settimana con alcuni dei club più ricchi del mondo. Per questo motivo il divario rischia di diventare un circolo vizioso, una tendenza davvero complicata da invertire.