Non è certo un periodo facile per Matteo Salvini. Al di là di Roberto Vannacci che ormai lo surclassa in tutti i sondaggi con il suo Futuro Nazionale, il leader della Lega, nelle ultime ore, ha dovuto subire due contestazioni.
La prima, da parte di una ragazza al concerto in onore di Fabrizio De Andrè.
La seconda, da parte degli esponenti lombardi della sua Lega. Ormai non è più un tabù chiedere le sue dimissioni dalla guida del Carroccio.
Matteo Salvini è stato contestato durante il concerto di Diodato dedicato a Fabrizio De André, organizzato il 9 agosto all’Agnata, la tenuta sarda del cantautore, nell’ambito del festival Time in Jazz.
Il vicepremier e leader della Lega era seduto in prima fila accanto a Dori Ghezzi quando una spettatrice ha interrotto l’esibizione, protestando contro la sua presenza.
Insomma: Salvini, ai suoi occhi, non era degno di stare lì ad ascoltare la musica del cantautore genovese: è troppo di destra per esserlo.
Fatto sta che la protesta della ragazza ha provocato reazioni contrastanti tra il pubblico: alcuni presenti l’hanno invitata a sedersi, mentre altri le hanno chiesto di poter parlare.
Il video della scena è diventato rapidamente virale.
In un altro post, poi, lo stesso Salvini ha rivendicato il proprio diritto ad ascoltare De André, affermando di amare il cantautore fin dai tempi del liceo: nessuno può decidere quali cantanti ascoltare, quali libri leggere o quali film guardare.
Fatto sta che Dori Ghezzi è intervenuta dal palco per difendere il diritto di Salvini di assistere al concerto:
sono state le parole della vedova di De Andrè secondo cui l’Agnata dovrebbe essere un luogo capace di unire, anche in presenza di opinioni politiche differenti.
In un’intervista ha poi sostenuto che Fabrizio non avrebbe mandato via nessuno e che, durante i suoi concerti, preferiva discutere con chi lo contestava piuttosto che interrompere il rapporto con il pubblico.
Anche Diodato ha commentato l’accaduto, auspicando che la musica di De André possa "illuminare un po’ di più" la classe politica.
Di segno opposto, però, è stata la reazione di Alice De André, nipote di Fabrizio e figlia di Cristiano.
In un video pubblicato sui social, ha difeso la spettatrice sostenendo che suo nonno avrebbe fermato il concerto per chiedere a Salvini che cosa ci facesse lì.
Alice ha definito "diametralmente opposti" i valori e l’idea di società di De André e quelli attribuiti al leader della Lega.
Inoltre, ha criticato l’uso del cantautore come "santino nazionale", ricordando che celebrarne la memoria significa mettere in pratica i suoi insegnamenti.
Fatto sta che Matteo Salvini deve far fronte anche a un'altra contestazione, questa volta proveniente dall'interno del suo stesso partito.
Dopo tredici anni di dominio assoluto, per la prima volta, una buona fetta del Carroccio mette in discussione la sua leadership.
Ad alzare la voce contro di lui, venerdì scorso, in occasione del direttivo lombardo del partito, sono stati i quadri lombardi della Lega, il suo cuore pulsante: i segretari provinciali di Bergamo e Brescia, Fabrizio Sala e Roberta Sisti, i sindaci Renato Pasinetti e Giovanmaria Flocchini:
hanno detto chiaro e tondo, sostenuti anche dall'ex deputato Daniele Belotti ma, soprattutto, dal segretario lombardo Massimiliano Romeo e dal Governatore Attilio Fontana.
Nel mirino, oltre Salvini, anche l'europarlamentare e vicesegretaria Silvia Sardone, colpevole di aver derubricato una battaglia storica della Lega, quella dell'Autonomia differenziata come "qualcosa che non interessa nulla alla gente".
Salvini, per porre rimedio a un clima che si è fatto ben presto infuocato nelle stanze di via Bellerio, ha dato appuntamento a tutti per il prossimo 20 settembre a Pontida. Sul "sacro pratone" si consumerà il redde rationem.