L’arresto di Valter Lavitola disposto ieri, 10 agosto 2026, dalla gip di Roma Iole Moricca, sta portando alla luce un intricato quadro di rapporti, lusinghe e strategie.
Le carte dell'inchiesta fanno emergere delle intercettazioni tra l’imprenditore e il giornalista Sigfrido Ranucci alquanto inquietanti.
Secondo l’ordinanza, Lavitola è ritenuto il mandante dell’attentato dinamitardo dell’ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report, con un movente politico: accrescere la popolarità di Ranucci per favorirne l’ascesa in politica e, al contempo, garantirsi un ruolo di rilievo al suo fianco.
Le carte dell’inchiesta, arricchite da chat e conversazioni intercettate, mostrano un Lavitola abile manipolatore, che alimentava nel giornalista la convinzione di un futuro da premier.
C'è da dire, in ogni caso che, almeno per ora, non sono emersi elementi che provino il consenso di Ranucci al piano criminoso.
Secondo quanto ricostruito dai magistrati, Lavitola vedeva in Ranucci un potenziale leader politico e ripetutamente, nelle chat, lo lusingava con frasi come:
“Tra due anni fai il presidente”
Il riferimento, naturalmente, era alle elezioni del 2027.
Ma qual era l’obiettivo dell’imprenditore, secondo gli inquirenti? La bomba fatta esplodere sotto casa sua non aveva lo scopo di mettere in pericolo l’incolumità del giornalista, ma orchestrare un attentato che, aumentando la visibilità e la popolarità di Ranucci, ne accelerasse la popolarità in termini elettorali.
E, in questo disegno, Lavitola si immaginava già come eminenza grigia, spin doctor o consulente di un eventuale premier Ranucci, assicurandosi così un posto di primo piano nelle istituzioni.
Come scrive la gip, l’attentato è stato commissionato “esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i suoi progetti in ambito politico”.
Dalle carte dell’inchiesta sta emergendo un rapporto personale profondo tra Lavitola e Ranucci, alimentato da anni di frequentazione e da una rete di contatti comuni, tra cui Gomes Clesio Tavares, il factotum di Lavitola già noto a Ranucci almeno dal 2022.
Agli atti è stata acquisita una fotografia che ritrae insieme Ranucci, Lavitola e Tavares, a conferma di un legame consolidato nel tempo.
Le intercettazioni mostrano anche Lavitola manipolare la “persona offesa”, alimentando in Ranucci il convincimento che la tesi degli inquirenti fosse inverosimile e che, finché avesse avuto il sostegno del giornalista, la sua posizione ne sarebbe risultata avvantaggiata.
La gip sottolinea che, allo stato, “non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”, definendo Ranucci “vittima della sua manipolazione”.
Fatto sta che sono emerse anche conversazioni in cui Ranucci, in un momento di difficoltà, chiede scherzosamente a Lavitola di “prestargli” Tavares.
Cme dire: l’inchiesta coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi è destinata a stare al centro dell'attenzione ancora per molto.