11 Aug, 2026 - 11:30

"The Last House": il nuovo survival movie disponibile in streaming su Netflix

"The Last House": il nuovo survival movie disponibile in streaming su Netflix

Sin dalle origini della nostra specie il mare ha avuto un ruolo fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo, ma contemporaneamente ha mantenuto un’aura di mistero avvolta da fascino e terrore. In epoche in cui la tecnologia era ancora del tutto inimmaginabile, migliaia di uomini si sono avventurati a bordo di mezzi più o meno di fortuna per percorrere acque scure e profonde, minacciose come l’ignoto, alla ricerca di territori e popoli sconosciuti. Zattere, canoe, caravelle, brigantini, galeoni, persino piccole costruzioni fragili come gusci di noce sono serviti ai popoli del passato per conoscere il mondo.

Fino all’invenzione della mongolfiera e dell’aeroplano non esistevano altri modi al di fuori del nuoto o della navigazione per potersi spingere oltre la terraferma. Ma l’oscurità degli abissi era così inesplorabile che col tempo ha dato vita a miti e leggende che sono stati poi tramandati per millenni. Forse il viaggio di Odisseo nel Mediterraneo rimane a tutt’oggi il racconto mitologico più conturbante.

A partire dalla preistoria la pesca ha sfamato intere generazioni, ma le specie animali che hanno da sempre abitato il mare in molti casi hanno favorito la nascita di credenze popolari spaventose. Nel XIII secolo d.C., nella tradizione scandinava medievale, comparve la narrazione di un esemplare marino enorme. Venne chiamato Hafgufa e fu descritto come talmente grande che, quando saliva in superficie, poteva essere scambiato addirittura per un’isola; nelle tradizioni successive sarebbe stato inoltre descritto come capace di inghiottire finanche le imbarcazioni. L’Hafgufa divenne così una delle figure che contribuirono all’immaginario dal quale, negli anni a venire, sarebbe emersa la leggenda del Kraken.

Tra il XVII e il XVIII secolo, in Norvegia, cominciò a circolare il mito di un mostro acquatico di dimensioni colossali, detto Kraken, dotato di tentacoli lunghissimi, molto simile a una piovra o a un calamaro. Durante il XIX secolo, la scoperta e l’osservazione dei calamari giganti fornirono agli studiosi una possibile spiegazione per alcune delle caratteristiche attribuite al Kraken.

Adesso provate a immaginare che all’improvviso inizi a piovere e che non smetta più. Letteralmente, supponete che una cascata di acqua infinita precipiti dal cielo giorno e notte, costringendo tutti a rimanere chiusi in casa. Una sorta di nuovo lockdown, ma con la pioggia al posto del Covid. Ebbene, ora ipotizzate che al di fuori degli edifici comincino ad arrivare dei predatori marini analoghi al Kraken.

Ecco, è proprio da qui che parte la sceneggiatura di The Last House, scritta da Matthew Robinson. La pellicola inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi 11817. Pensato per il cinema, a maggio 2024 la regia del film è stata affidata a Louis Leterrier. Ma a gennaio del 2025 Netflix ne ha acquisito i diritti. Cambiando il titolo in The Last House, ad aprile 2026 ne è stata annunciata l’uscita in streaming per il 7 agosto dello stesso anno.

Siamo a Seattle (WA), Stati Uniti, ai giorni nostri. A capo della famiglia Delgado c’è Jason (Wagner Moura), un ingegnere sulla cinquantina, da poco disoccupato, che trascorre le sue mattine andando a pescare. Sposato con Ann (Greta Lee), e padre di Graham (Noah Alexander Sosnowski) e della piccola Ruth (Riley Chung), Jason sta affrontando la sua quotidianità in maniera piuttosto passiva e apatica. Un giorno, mentre è appena rientrato da una battuta di pesca, un bizzarro fenomeno di pioggia incessante si abbatte sulla Terra a livello globale. Ciò nonostante viene convinto controvoglia dai figli ad andare a comprare un albero per l’imminente arrivo del Natale. Ma, provando ad aprire la porta di casa, la famiglia scopre di essere confinata all’interno dell'abitazione. Né loro né il resto della popolazione mondiale può uscire dagli edifici nei quali sono bloccati.

Diviso tra il thriller drammatico, l’horror e la fantascienza, il nuovo lungometraggio diretto da Leterrier, benché strizzi l’occhio alla leggenda scandinava del Kraken, si concentra poco sul mito e molto sulla propensione umana alla sopravvivenza. In tal senso, a livello narrativo, si percepisce in modo netto l’influenza dell’esperienza collettiva del lockdown. Il soggetto di Matthew Robinson, inoltre, sembra essere fortemente condizionato dalle opere di Stephen King, in particolare la novella The Mist, pubblicata per la prima volta nel 1980, da cui fu tratto l’omonimo film di Frank Darabont. The Last House, però, si focalizza maggiormente sui legami familiari e sugli istinti mammiferi di protezione della prole in situazioni di estremo pericolo. 

Terzo survival movie per le proposte filmiche di questo agosto, insieme a La fine di Oak Street e The Dog Stars, l’ultimo lungometraggio distribuito da Netflix si lascia guardare con interesse. Ma forse perché, essendo destinato al mercato dello streaming, per giunta estivo, e non a quello cinematografico, le aspettative sono comunque basse. Avrei, però, approfondito meglio l’aspetto leggendario dei mostri marini per rendere la pellicola più accattivante.

Ma ha davvero senso lottare per la sopravvivenza quando intorno a noi i nostri simili si stanno estinguendo? Le nostre case sono realmente il posto più sicuro dove trovare riparo? The Last House lascia lo spettatore a riflettere su una serie di quesiti etici e morali non così scontati. Noi, come buona parte delle specie animali, siamo predatori. La predazione ci è indispensabile per restare in vita. Eppure, nel nostro caso, c’è da chiedersi se negli ultimi centovent’anni non abbiamo abusato troppo dei mezzi che ci ha fornito la scienza per imporre la nostra supremazia al resto del pianeta. E direi proprio che la risposta è sì. Per The Last House, 3,4 stelle su 5.

 

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