La crisi migratoria di Ceuta rischia di creare una frattura totale tra Spagna e Marocco. La situazione nell'enclave, infatti, ha aperto un nuovo fronte destinato a coinvolgere anche il calcio. A pochi anni dai Mondiali 2030, che verranno organizzati da Spagna, Portogallo e Marocco, sono state presentate iniziative parlamentari per mettere in discussione la presenza marocchina nel torneo.
Le tensioni diplomatiche, le accuse sul rispetto dei diritti umani e i dubbi sulla gestione della crisi si stanno riversando nello sport. La situazione è paradossale specialmente per un motivo: destra ed estrema sinistra spagnole si sono ritrovate dalla stessa parte, chiedendo di rivedere l'accordo con Rabat.
La prima iniziativa è arrivata da Sumar, il principale alleato del governo socialista di Pedro Sánchez. Il partito ha presentato una mozione non vincolante con cui chiede di aprire un dibattito sull'organizzazione dei Mondiali e di valutare nuovamente la candidatura del Marocco. Secondo Sumar, quanto accaduto a Ceuta impone un'attenta riflessione sull'organizzazione del torneo insieme a Rabat. Nella mozione viene chiesto alla FIFA, alla Federcalcio spagnola e al Portogallo di prendere una decisione tenendo ben presente il tema dei diritti umani.
La posizione di Sumar è stata affiancata da quella di Vox. Anche il partito di estrema destra ha presentato una mozione contro la presenza del Marocco ai Mondiali. Le motivazioni sono diverse, ma il risultato è lo stesso. Una pagina storica nella politica spagnola, dato che Sumar e Vox si sono sempre mossi su posizioni molto distanti. Tuttavia, sulla questione Marocco hanno aperto un fronte comune destinato ad avere pesanti ripercussioni sul Mondiale.
Alla base dello scontro c'è quanto accaduto al confine di Ceuta. Decine di migliaia di persone sono entrate nell'enclave spagnola dal Marocco, provocando una grave crisi migratoria. In Spagna si è diffuso il sospetto che il governo marocchino abbia provocato la situazione per esercitare una pressione politica su Madrid. Rabat ha respinto queste accuse ma il caso ha riacceso le tensioni tra i due Paesi, con pesanti conseguenze sul piano politico. Per Sumar, il problema non riguarda soltanto la gestione della frontiera. Il partito ritiene che il Marocco non possa ottenere prestigio e benefici economici attraverso un evento come i Mondiali dato lo scenario attuale.
Nella discussione sono tornati di moda anche altri temi già presenti nei rapporti tra Spagna e Marocco, come la situazione del Sahara Occidentale e il rispetto dei diritti umani. Il governo di Pedro Sánchez, invece, ha scelto una linea più prudente. I socialisti non hanno chiesto l'esclusione del Marocco, rifiutandosi di avanzare qualsiasi richiesta alla FIFA. La speranza è che l'emergenza possa rientrare presto, anche se i presupposti sembrano dire il contrario.
Le mozioni presentate da Sumar e Vox non sono vincolanti: anche se venissero approvate non obbligherebbero il governo a escludere il Marocco dai Mondiali. La decisione finale, in ogni caso, spetterebbe alla FIFA. Al momento, però, non è stata avviata nessuna procedura per cambiare l'assegnazione del torneo e la situazione è ancora in una fase iniziale. Il vero rischio, dunque, non è strettamente legato al Mondiale.
Il problema è soprattutto politico. Se le tensioni tra Madrid e Rabat dovessero continuare, la questione potrebbe diventare ancora più difficile da gestire. E c'è un altro elemento da tenere sotto osservazione. Secondo i media spagnoli, la Guardia Civil ritiene possibile un altro tentativo di ingresso a Ceuta intorno al 15 agosto. Sui social marocchini stanno circolando messaggi che invitano a organizzare nuovi attraversamenti della frontiera, ipotesi che inasprirrebbe la crisi diplomatica. Il Mondiale 2030 non è a rischio, ma il pericolo è che si giochi in un clima surreale, con le tensioni tra Spagna e Marocco a prendersi la scena.