10 Aug, 2026 - 08:49

Conte sfida Meloni in commissione Covid (e non solo), Schlein in trappola tra Pd e campo largo

Conte sfida Meloni in commissione Covid (e non solo), Schlein in trappola tra Pd e campo largo

Doveva rispondere di gestione pandemica, è finita in tutt'altro modo: Giuseppe Conte trasforma un'audizione tecnica in un comizio politico, e il vero bersaglio non è il virus ma la leadership del campo largo.


Conte trasforma l'audizione in una sfida a Meloni


Le quasi tre ore davanti alla Commissione Covid diventano un'arringa difensiva e, soprattutto, un atto d'accusa contro il centrodestra. Conte rivendica le scelte dei suoi governi e, uscito dall'aula, indica apertamente in Giorgia Meloni la regia degli attacchi ricevuti. Legittimo difendersi. Molto meno scontato che quella di giovedì sia stata soltanto un'audizione sulla pandemia.


Il messaggio (neppure troppo velato) agli alleati


Conte parla al presente, ma soprattutto al futuro. Sfidando personalmente la premier, il leader M5s manda un segnale nitido ai potenziali alleati: se il campo largo dovrà scegliere chi affrontare Meloni alle politiche, lui è già pronto. Non servono primarie, conclavi o tavoli programmatici per intuire quale sia la sua ambizione: comportarsi già, nei fatti, da candidato premier.


Il nervosismo di Schlein e le fratture nel Pd

Ed è esattamente questo il problema di Schlein. La segretaria dem continua a ripetere che prima vengono il progetto e il programma, e solo dopo si discuterà della guida della coalizione. Ma il fastidio verso le mosse calcolate di Conte è sempre più difficile da nascondere, e nel partito cresce l'insofferenza verso un alleato che sembra muoversi senza attendere il via libera di nessuno. Non aiuta il precedente: nel Pd non si è dimenticato quando, a ridosso di un referendum, Conte invocò a sorpresa le primarie. A complicare la situazione arrivano poi le tensioni interne seguite alle parole di Conte su Russia e riarmo, pronunciate dal palco del campo largo a Napoli: l'area riformista del partito, con figure di peso come Giorgio Gori e Pina Picierno, ha fatto sentire pubblicamente il proprio disagio, mettendo Schlein sotto pressione anche in casa propria.


La tenaglia: vicino a Conte o vicino ai riformisti?


La partita sulla leadership del campo largo rischia così di diventare anche una partita sulla leadership del Pd. Avvicinarsi troppo a Conte rischia di far perdere l'anima moderata ed europeista del partito. Allontanarsene allarga la distanza dal M5s e complica una coalizione senza la quale il centrosinistra difficilmente può competere col centrodestra. Schlein è stretta in questa tenaglia, e Conte lo sa: alza il prezzo di continuo.


Primarie, garante e il nodo delle regole


Non a caso, a fine luglio, il tema delle primarie tra i due entra apertamente nel dibattito. Né Conte né Schlein sembrano disposti ad accettare una figura terza che congeli la scelta fino all'ultimo momento, e il leader M5s ha fatto capire di non voler riconoscere automaticamente al Pd il diritto di indicare il nome del candidato premier.


Il terzo nome: da Salis a Manfredi


Se lo scontro tra i due dovesse logorarsi troppo, il campo largo potrebbe però trovarsi a cercare un terzo nome. Il profilo di Silvia Salis circola da tempo, ma resta soprattutto un test per misurare reazioni. Più solido appare il possibile ruolo di Gaetano Manfredi: il sindaco di Napoli unisce un profilo istituzionale a rapporti sia con il Pd sia con il M5s, dialoga con il mondo cattolico e riformista e, soprattutto, non ha preso parte allo scontro sulla leadership. Per ora resta defilato, sostenendo che aprire troppo presto la partita rischi di dividere la coalizione: prudenza che potrebbe essere semplice buonsenso, o il posizionamento più conveniente per chi sa di poter essere chiamato in causa se gli altri due non dovessero prevalere.
Schlein, intanto, rischia di restare sola a reggere il peso di un'alleanza che tutti dicono di volere ma che pochi, nei fatti, sembrano davvero disposti a costruire fino in fondo — con il timore, neanche troppo nascosto, che i frutti di quel lavoro finiscano per essere raccolti da qualcun altro.

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