09 Aug, 2026 - 18:10

The Last House non convince la critica, ma il finale shock potrebbe portare al sequel

The Last House non convince la critica, ma il finale shock potrebbe portare al sequel

Una famiglia isolata, una casa trasformata in prigione, una misteriosa entità che incombe e una domanda destinata a rimanere senza risposta fino agli ultimi secondi.

The Last House, il nuovo thriller fantascientifico di Netflix con Wagner Moura e Greta Lee, aveva tutte le carte in regola per diventare una delle sorprese del catalogo della piattaforma. Eppure, almeno per la critica, il debutto è stato tutt'altro che trionfale.

Il film di Louis Leterrier ha infatti esordito su Rotten Tomatoes con un deludente 38%, un dato ancora provvisorio visto che al momento sono state conteggiate soltanto 16 recensioni.

Il pubblico, però, potrebbe raccontare una storia diversa, soprattutto perché The Last House sceglie di chiudere la propria vicenda con un colpo di scena che sembra quasi urlare "sequel".

La domanda, a questo punto, è inevitabile: Netflix ascolterà i critici oppure guarderà soprattutto agli spettatori e agli ascolti? Perché il finale lascia decisamente spazio a un secondo capitolo.

The Last House divide la critica: il problema sono due film in uno

La premessa di The Last House è di quelle capaci di attirare immediatamente l'attenzione. Una famiglia si ritrova intrappolata nella propria abitazione, senza una vera possibilità di fuga e con risorse sempre più limitate. Fuori, o forse attorno a loro, c'è un'entità misteriosa e pericolosa che impedisce loro di andarsene.

Il concept ha fatto pensare, già prima dell'uscita, a un incrocio tra la fantascienza familiare alla Steven Spielberg e le atmosfere più claustrofobiche dell'universo di Cloverfield. Un paragone ingombrante, soprattutto quando il film promette di giocare contemporaneamente con mistero, survival e fantascienza.

Ed è proprio qui che, secondo diverse recensioni, The Last House inciampa. Il problema non sarebbe tanto l'idea di partenza, quanto il modo in cui la storia decide di svilupparla. Per alcuni critici il film sembra infatti composto da due storie differenti, che finiscono per essere accostate senza riuscire davvero a fondersi.

Nella recensione di ScreenRant, Alex Harrison lo ha definito un "disastro con pochissimi pregi", criticando una narrazione a tratti troppo banale e una regia caratterizzata da un ritmo eccessivamente frettoloso.

Anche i personaggi vengono considerati poco riusciti, nonostante gli sforzi di Greta Lee e Wagner Moura per trovare una dimensione emotiva ai rispettivi ruoli.

Paradossalmente, l'elemento che funziona meglio sarebbe proprio la casa: uno spazio chiuso che, grazie alla scenografia, diventa il vero punto di riferimento del film e contribuisce a mantenere alta la sensazione di claustrofobia.

Wagner Moura e Greta Lee provano a salvare una storia traballante

Al centro di The Last House ci sono Jason Delgado, interpretato da Wagner Moura, e sua figlia Ruth. Il loro rapporto è molto più importante di quanto possa sembrare all'inizio, perché proprio attraverso la dinamica tra padre e figlia il film costruisce uno dei suoi principali archi narrativi.

Jason è l'adulto convinto di sapere cosa sia meglio fare. Ruth, invece, continua a metterlo in guardia e a sottolineare le conseguenze delle sue decisioni. Il problema è che lui, almeno inizialmente, non sembra disposto ad ascoltarla.

La situazione cambia durante il climax. Quando Jason si trova davanti all'entità che ha tenuto la famiglia prigioniera per tutta la storia, ha la possibilità di ucciderla. Ma decide di non farlo.

Per Moura, questa scelta rappresenta uno dei momenti più importanti dell'intero film. L'attore ha spiegato a ScreenRant che Jason, finalmente, ascolta la figlia invece di lasciarsi guidare dal proprio ego.

La decisione diventa quindi qualcosa di più di una semplice scelta narrativa: è il segnale che il personaggio ha finalmente compreso ciò che Ruth cercava di dirgli dall'inizio.

E c'è un dettaglio che sembra confermare la sua intuizione: l'entità, una volta risparmiata, lascia andare la famiglia. Jason scopre così che ricorrere alla violenza non era necessariamente l'unica soluzione.

È un passaggio che modifica anche il rapporto padre-figlia. Ruth aveva ragione, Jason finalmente lo capisce e la sua sopravvivenza passa proprio dalla capacità di fidarsi di qualcuno che fino a quel momento aveva sistematicamente ignorato.

Il finale cambia tutto: chi c'è dall'altra parte della radio?

Se il film sembrava ormai avviato verso una conclusione, gli ultimi istanti rimettono tutto in discussione.

Dopo essere riuscita a lasciare la casa e a mettersi in salvo, la famiglia si trova su una barca. Il mondo esterno dovrebbe rappresentare finalmente una possibilità di normalità, ma rimane una domanda fondamentale: sono davvero gli unici sopravvissuti?

La risposta arriva attraverso una radio. La famiglia lancia un segnale di soccorso nella speranza di stabilire un contatto con eventuali altre persone ancora vive. E qualcuno risponde.

Un semplice "ciao".

Bastano poche parole per aprire una quantità enorme di interrogativi. Chi è quella persona? Dove si trova? Da quanto tempo è sopravvissuta? È sola? Conosce l'entità? E soprattutto: quante altre persone potrebbero essere ancora vive?

Il film non offre nessuna risposta e decide di chiudersi proprio nel momento in cui una nuova storia potrebbe cominciare. È un cliffhanger in piena regola, che sembra quasi progettato per lasciare Netflix nella posizione ideale per sviluppare un sequel.

Naturalmente, un finale aperto non equivale automaticamente a The Last House 2. Ma se il film dovesse conquistare un pubblico consistente sulla piattaforma, quel "ciao" potrebbe trasformarsi nel gancio perfetto per un secondo capitolo.

Ci sarà The Last House 2? Wagner Moura non chiude la porta

Per ora, però, non esiste alcuna conferma ufficiale di un sequel. E anche Wagner Moura non sembra avere informazioni concrete sul futuro del franchise.

Intervistato da Liam Crowley di ScreenRant, l'attore ha ammesso di non sapere se sarà realizzato un seguito, pur mostrando un atteggiamento decisamente positivo nei confronti dell'eventualità: "Speriamo. Vedremo cosa succederà".

Una risposta diplomatica, ma tutt'altro che una porta chiusa. Del resto, il finale offre a sceneggiatori e produttori materiale sufficiente per ripartire senza dover forzare artificialmente la storia.

Molto dipenderà quindi dalla risposta del pubblico. Il debutto critico del 38% su Rotten Tomatoes è certamente poco incoraggiante, ma il dato è ancora troppo acerbo per considerarlo definitivo. Inoltre, i film di Leterrier hanno spesso ottenuto reazioni del pubblico migliori rispetto a quelle della critica.

Se The Last House riuscirà a conquistare gli spettatori e a scalare le classifiche di Netflix, il destino del film potrebbe essere molto diverso da quello suggerito dalle prime recensioni. Il colpo di scena finale, intanto, ha già fatto il suo lavoro: ha lasciato una domanda sospesa e un personaggio misterioso dall'altra parte della radio.

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