Un uomo ha ucciso sua moglie. Sa di aver commesso un crimine terribile, non cerca scuse e vuole assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie azioni. Il problema è che nessuno sembra disposto ad ascoltarlo.
È da questo cortocircuito, tanto assurdo quanto inquietantemente plausibile, che prende forma Serpenti, il nuovo film di Roberto De Paolis Maino, con Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto e Valeria Golino.
Presentato in anteprima alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Venezia Spotlight, il film arriverà poi nelle sale italiane dal 10 settembre 2026, distribuito da Be Water Film in collaborazione con Europictures.
Una storia di colpa e responsabilità che sceglie però di non procedere lungo i binari più prevedibili del dramma giudiziario, trasformando invece la ricerca della punizione in una vera e propria Odissea contemporanea, surreale e tragicamente comica.
Al centro di Serpenti c'è Paolo Marra, un uomo che ha ucciso la moglie senza riuscire nemmeno a spiegarsi fino in fondo il perché del gesto. Il punto di partenza è brutale e non lascia spazio ad ambiguità: Paolo è responsabile dell'omicidio e ne è perfettamente consapevole.
La sua reazione, però, prende una direzione inattesa.
Divorato dal senso di colpa, decide di costituirsi. Non vuole fuggire, non vuole cancellare le proprie responsabilità e non cerca una giustificazione: vuole essere arrestato, pagare per ciò che ha fatto e, attraverso la pena, provare a restituire dignità alla donna che ha ucciso e a sé stesso.
È qui che il film fa saltare il meccanismo tradizionale del racconto criminale. Paolo vuole essere punito, ma il sistema sembra non avere alcuna intenzione di punirlo. Tra poliziotti distratti, avvocati zelanti, cartomanti e ostacoli burocratici, ogni tentativo di consegnarsi alla giustizia si trasforma in un nuovo fallimento.
Quello che dovrebbe essere il gesto più semplice per un colpevole diventa così una missione impossibile.
E mentre Paolo insiste nel cercare qualcuno disposto a prendere sul serio la sua confessione, Serpenti costruisce un paradosso che richiama inevitabilmente l'universo di Franz Kafka: l'individuo si trova intrappolato davanti a un sistema incomprensibile, fatto di regole, procedure e persone che sembrano incapaci di vedere ciò che hanno davanti agli occhi.
Il cast diventa uno degli elementi centrali di questa strana Odissea. Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Leonardo Lidi e Valeria Golino accompagnano il protagonista all'interno di un mondo in cui ogni incontro contribuisce ad aumentare la sensazione di assurdità.
Il commissariato, in particolare, non è soltanto il luogo nel quale Paolo dovrebbe finalmente trovare una risposta.
Diventa una sorta di miniatura della società, un microcosmo nel quale le responsabilità vengono continuamente spostate, le procedure sembrano contare più delle persone e persino un omicidio può finire schiacciato sotto il peso della disattenzione.
La scelta del grottesco permette così a De Paolis Maino di lavorare su un terreno particolarmente scomodo: quello in cui il pubblico può arrivare a sorridere davanti all'assurdità di una situazione, salvo poi rendersi conto di ciò che quella situazione sta raccontando.
Perché il protagonista non è un innocente intrappolato in un sistema ingiusto. È un uomo che ha commesso un femminicidio e che vuole essere punito. Il film costruisce quindi un cortocircuito morale deliberato: lo spettatore viene trascinato dentro la frustrazione di Paolo senza che questo significhi assolverlo.
È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del progetto. Serpenti affronta la violenza di genere senza affidarsi a un racconto didascalico o a una morale confezionata in anticipo.
Il film parte da una responsabilità individuale precisa e la mette in relazione con una responsabilità collettiva altrettanto ingombrante: cosa accade quando una società non riesce a riconoscere il peso di ciò che è successo?
E cosa significa davvero assumersi la responsabilità delle proprie azioni quando persino le istituzioni sembrano incapaci di ascoltare?
Paolo cerca una punizione quasi con ostinazione. Ma il suo desiderio di espiazione non cancella la violenza commessa e non restituisce la vita alla moglie. Al contrario, il paradosso serve a mettere ancora più in evidenza l'abisso tra il bisogno di redenzione del colpevole e le conseguenze irreversibili del suo gesto.
In questo senso, il film sembra interessato meno alla ricerca di una risposta consolatoria e più alle contraddizioni che emergono quando colpa, giustizia e responsabilità entrano in collisione.

Con Serpenti, Roberto De Paolis Maino torna a Venezia dopo Princess, presentato come film d'apertura della sezione Orizzonti nel 2022. Il regista aveva già attirato l'attenzione internazionale con il suo esordio Cuori Puri, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes.
Il nuovo film prosegue quella ricerca cinematografica attraverso una storia costruita nell'arco di un'unica giornata, seguendo passo dopo passo i tentativi di Paolo di arrivare alla propria condanna.
Un tempo ristretto che amplifica la sensazione di essere dentro una corsa circolare: ogni porta che sembra aprirsi conduce a un altro ostacolo, ogni possibile soluzione genera un nuovo paradosso.
Prodotto da Paco Cinematografica e Be Water Film, con la partecipazione di HBO Max, Serpenti nasce da un soggetto dei fratelli Damiano e Fabio D'Innocenzo, che firmano anche la sceneggiatura insieme al regista.
Una collaborazione che aggiunge ulteriore peso a un progetto intenzionato a muoversi sul confine tra dramma, grottesco e assurdo.
Il risultato promette dunque un film difficile da incasellare: una storia di omicidio che diventa una commedia nera dell'assurdo, un racconto sulla colpa che non concede facili assoluzioni e soprattutto un viaggio dentro una società talmente intrappolata nei propri meccanismi da non riuscire, paradossalmente, nemmeno a riconoscere un uomo che chiede di essere punito.