Si narra che Gustave Flaubert, sul letto di morte, abbia detto più o meno così:
Ebbene: ieri, quando è spirato a 90 anni nella sua casa romana, Massimiliano Cencelli avrebbe potuto dire più o meno lo stesso. Per fortuna.
Lui è trapassato. Il suo manuale, invece, tutto sommato, come non è morto con il passaggio tra la prima e la seconda Repubblica, così non muore adesso, quando è rimasto orfano.
E insomma: la distribuzione degli incarichi di governo (e sottogoverno) sulla base del peso dei partiti e delle loro correnti (una volta si chiamavano così, senza vergogna né infingimenti lessicali) vive e lotta assieme a noi.
Tant'è che si narra (anche) che alcuni corrispondenti della stampa estera, appena giunti a Roma, continuino a precipitarsi in libreria chiedendo di acquistarlo, questo benedetto manuale. Ma ne ricavino solo inevitabili sorrisetti e maledizioni da parte di chi si è dovuto scomodare per niente.
Come dire: se l'Odissea c'è, ma non si sa se mai c'è stato Omero, per il manuale, fino a ieri sera, è valso il contrario: non è mai stato pubblicato, ma il suo autore certo che c'è stato. E tutti ne hanno sempre parlato come di un gran signore.
E comunque: si stava meglio ai tempi del signor Cencelli? Se volete: si stava meglio quando si stava peggio?
Il giorno in cui ci saluta "l'amico" Massimiliano (così si chiamavano tra di loro i "democristi"), viene anche da chiedersi se davvero il mondo che il funzionario della Balena Bianca più citato della storia repubblicana riuscì ad incasellare in una formula algebrica sia stato, tutto sommato, migliore di questo, dominato, anziché dalla sua formula, dall'algoritmo dei social che premia, nella formazione dell'opinione pubblica, i più estremi anziché i più moderati, gli ultrà anziché i più sportivi, polarizzando le discussioni, facendoci litigare su tutto e facendoci sfociare in un bipolarismo muscolare e populista che forse, trenta e passa anni dopo, sarebbe il caso di archiviare.
E quindi: detto che si è sempre in tempo a riformare la legge elettorale e tentare di salvare il salvabile (a tal proposito, la Fondazione Magna Carta e LibertàEguale hanno fatto partire una petizione per introdurre il ballottaggio, un modo per arginare gli estremismi di destra e di sinistra), ci vorrebbero senz'altro più Cencelli che gente tornata a mostrare il cappio in parlamento.
Iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1954, lavorò una vita come funzionario del partito di piazza del Gesù. Nota bene: non fu mai parlamentare. Cencelli lavorava dietro le quinte, nelle stanze segrete, se volete chiamarle così, di certo di fronte a quelle di Sant'Ignazio passate alla storia (dell'arte) per un'altra formula magica, quella delle illusioni ottiche scovata da padre Andrea Pozzo, che Dio l'abbia in gloria.
Ma se il padre gesuita ha dato (e dà) solo la sensazione di toccare il cielo con un dito, dall'altra parte della piazza, Cencelli ne ha dato l'assoluta certezza.
Fatto 100 il valore dell'intero governo, andava a vedere le percentuali di coalizione. La Dc aveva il 60% dei voti? Sul suo quaderno, appuntava che aveva diritto a 60 punti da distribuirsi nei ministeri, i più pesanti dei quali erano Esteri (ahi, Campo largo! De Gasperi già aveva insegnato che è la politica estera a fare quella interna, non il contrario), Interni e Tesoro.
E insomma: il manuale riconduceva tutto a una logica. Razionale. Matematica. Vituperata negli anni. Ma, a ben vedere, anche profondamente democratica. Perché riproduceva fedelmente i voleri del popolo sovrano e dei militanti dei partiti che si esprimevano nei congressi: una volta, prima dei partiti personali, si facevano davvero.
Tant'è che - leggenda vuole - il Manuale nacque una notte del 1967, quando la Dc era a congresso a Milano e la corrente dei “pontieri”, forte del 12%, chiedeva una rappresentanza proporzionata negli incarichi di partito e di governo.
Da allora, ministeri, sottosegretariati e presidenze divennero caselle da assegnare in base alla consistenza politica.
Come dire: una sorta di "Stabilicum" ante litteram.
Ma anche oggi, del resto: che vinca il centrodestra o il centrosinistra, i capipartito non si mettono con i numeri in mano a dividersi la torta?
È una "volgare spartizione di cadreghe" solo per l'opposizione di turno. Per i vincitori, invece, "la sacra assunzione della responsabilità di governo".
Col bilancino in una mano e il Manuale nell'altra, certo. Ma un accordo (e un governo) bisogna pur farlo in un Paese dove all'ultimo uomo che si trovò a fare tutto da solo, Mussolini, scappò detto che si trattava di una pratica "non impossibile, ma inutile".
E comunque: come si dice in questi casi, la scomparsa di Cencelli non riguarda soltanto un uomo, ma anche un’intera stagione politica.
La Prima Repubblica viene ricordata per la centralità dei partiti, il ruolo delle correnti e le complesse mediazioni che precedevano la formazione dei governi. Che, per carità, potevano anche essere balneari: nascere e morire nel giro di una sola estate.
Tuttavia: si era di fronte a una politica fatta da uomini in giacca e cravatta (non faceva ancora tutto questo caldo), ma capace anche di costruire accordi senza trascendere, rappresentare pluralità organizzate e garantire stabilità attraverso i mitici "tavoli di trattativa".
Che poi si rischiava di finire nell'immobilismo è un'altra storia. Oppure, dato che in fondo l'Italia non si trova al punto zero come spesso la dipingiamo, un'illusione anch'essa. Un po' come quelle delle stanze di fronte ai quaderni di Massimiliano Cencelli, funzionario.