L’Italia ha presentato alla UEFA la lista degli stadi candidati per Euro 2032. Il 31 luglio la FIGC ha consegnato la documentazione relativa a 16 impianti, distribuiti in 13 città: Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Torino e Verona. Alla fine saranno soltanto cinque gli stadi italiani scelti per il torneo, che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia. A questi si aggiungeranno cinque impianti turchi e due stadi di riserva.
Il problema è che, oggi, soltanto uno dei 16 impianti è già pronto per ospitare un Europeo: lo Juventus Stadium. Tutti gli altri hanno bisogno di lavori, nuovi progetti o importanti passaggi burocratici. Nei prossimi mesi la FIGC dovrà capire quali candidature hanno davvero la possibilità di arrivare fino al 2032, step fondamentale per l'organizzazione del torneo. Uno scenario che riporta alla luce, ancora una volta, i problemi infrastrutturali del nostro Paese.
Lo Juventus Stadium è l'unico stadio che offre garanzie. L'impianto di Torino è già conforme agli standard e non dovrà far fronte a nuovo progetto per poter ospitare il torneo. Anche Roma ha buone possibilità grazie all'Olimpico, che dovrà però essere riqualificato. Il progetto prevede interventi importanti, ma i tempi non rappresentano un ostacolo insormontabile: i lavori inizieranno entro marzo 2027 e si concluderanno entro il 2031. Nel frattempo, la capitale ha presentato anche il nuovo stadio di Pietralata e il progetto di riqualificazione del Flaminio.
Il primo ha fatto passi avanti con l'avvio della conferenza dei servizi decisoria, mentre il secondo è ancora molto indietro. Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha già chiarito che il Flaminio non dovrebbe rientrare tra gli impianti destinati alle partite dell'Europeo, ma è tutto ancora in ballo. Anche Firenze parte con un vantaggio importante, dato che i lavori per il nuovo Artemio Franchi sono già iniziati. A Milano, invece, la candidatura riguarda il “Nuovo stadio di Milano” che sorgerà nell'area di San Siro. Il Comune e la Regione hanno definito un cronoprogramma che prevede l'inizio dei lavori nella seconda metà del 2027, con la speranza che sia tutto pronto in vista di Euro 2032.
La candidatura italiana per Euro 2032 deve fare i conti con un problema concreto: trasformare i progetti in stadi pronti a ospitare le partite. In molti casi gli impianti esistono già, ma hanno bisogno di interventi importanti per raggiungere gli standard richiesti dalla UEFA. In altri, invece, i lavori devono partire o il progetto è ancora in fase di definizione. A Bologna, per esempio, il restyling del Dall’Ara procede a rilento a causa dei rapporti tutt'altro che ottimali tra il Comune e il club. Ancora più complicata la situazione di Genova, dove il Ferraris ha davvero poche chance di poter ospitare l’Europeo.
Più avanti i progetti di Salerno e Lecce. All’Arechi i lavori sono già iniziati e sembrano essere una garanzia in vista del 2032. Anche il Via del Mare sarà rinnovato: l’intervento porterà a un impianto più moderno, con una copertura completa e gli standard UEFA di Categoria 4. Un passo in avanti notevole che potrebbe fare la differenza in questa corsa serrata.
Al Sud la situazione è ancora più incerta, anche perché ci sono diversi candidati per massimo due posti. Napoli è in pole grazie al progetto di ristrutturazione dello stadio Diego Armando Maradona: l'obiettivo è portare la capienza a circa 63.000 posti, eliminare la pista di atletica e intervenire sugli spazi esterni. Molto più complicata, invece, la candidatura del nuovo stadio voluto da Aurelio De Laurentiis nell'area dell'ex raffineria Q8, dato che il progetto deve ancora superare problemi economici e ambientali.
Palermo ha rischiato di essere esclusa dalla lista per le divergenze tra il Comune e il club sulla riqualificazione del Renzo Barbera. L’accordo è arrivato in extremis e ha permesso di inserire nella candidatura il progetto da oltre 250 milioni di euro. Resta incerta la situazione di Bari: il Comune deve trovare le risorse necessarie per adeguare il San Nicola e ha spiegato che, senza finanziamenti esterni, non sarà possibile sostenere un intervento di queste dimensioni. Euro 2032, dunque, metterà a dura prova il lavoro delle società e delle istituzioni. Sarà un banco di prova importante per capire se l’Italia riuscirà finalmente a trasformare i progetti, le promesse e i cantieri in infrastrutture all’altezza del calcio europeo.