08 Aug, 2026 - 18:57

Amichevoli estive, quanto valgono davvero per Milan e Juve? Preparano squadre che forse non avranno

Amichevoli estive, quanto valgono davvero per Milan e Juve? Preparano squadre che forse non avranno

Le amichevoli estive sono sempre un appuntamento particolare. Si guardano i risultati, si osservano i nuovi acquisti, si cercano indicazioni sul modulo e sulle idee dell'allenatore. Basta una vittoria convincente per parlare di squadra già pronta e, al contrario, una sconfitta per far scattare i primi campanelli d'allarme. Ma quanto è davvero attendibile quello che vediamo in campo tra luglio e agosto?

La domanda diventa ancora più interessante quando si osservano le rose delle grandi squadre. Perché il problema non riguarda soltanto la condizione fisica, inevitabilmente ancora lontana dal cento per cento, o i carichi di lavoro della preparazione. Il vero interrogativo è un altro: quanti dei giocatori utilizzati nelle amichevoli saranno ancora nella rosa quando inizierà il campionato?

In alcuni casi si parla di uno o due elementi. In altri, invece, di gruppi molto più numerosi. E allora l'amichevole rischia di diventare il paradosso di una squadra che prepara una stagione con calciatori che quella stessa stagione potrebbero non giocarla.

L'amichevole è un test, ma per quale squadra?

L'allenatore ha bisogno di giocare. Deve mettere minuti nelle gambe dei giocatori, provare schemi, verificare la condizione atletica, capire come rispondono i calciatori alle sue richieste e soprattutto iniziare a costruire una mentalità.

Da questo punto di vista, le amichevoli sono indispensabili.

Il problema nasce quando si pretende di utilizzarle come una fotografia definitiva della squadra. Perché quella fotografia, in estate, è inevitabilmente sfocata.

Una formazione può essere schierata con un giocatore destinato alla cessione, un altro che sta aspettando una nuova destinazione e un terzo che, invece, potrebbe essere acquistato pochi giorni dopo. L'allenatore deve comunque lavorare con ciò che ha a disposizione in quel momento.

È una necessità, non una scelta.

E così può accadere che un calciatore considerato fuori dal progetto giochi 45 o 60 minuti, magari segnando anche un gol. Oppure che un giocatore sul mercato venga provato in un ruolo che potrebbe non ricoprire mai durante la stagione. Il risultato finale, in questi casi, racconta soltanto una parte della storia.

Il Milan e una rosa ancora da definire

Il Milan del neo tecnico Ruben Amorin è probabilmente uno degli esempi più evidenti di questo fenomeno. I rossoneri possono affrontare le amichevoli estive con una rosa molto ampia, nella quale convivono giocatori destinati a rimanere, elementi che devono ancora convincere l'allenatore e diversi profili sui quali il mercato potrebbe intervenire da un momento all'altro.

Tra i possibili partenti figura anche Odogu, vicino al prestito, mentre Santiago Gimenez è seguito da Lazio e Porto. Situazione da monitorare anche per Yunus Musah, Ruben Loftus-Cheek e Fikayo Tomori, sondati da alcuni club di Premier League.

In uscita c'è anche Pervis Estupinan, nonostante il possibile trasferimento all'Aston Villa rischi di sfumare, mentre Warren Bondo è rimasto a Milanello in attesa di trovare una sistemazione. E poi c'è il caso più delicato: Rafael Leao, il cui futuro resta ancora aperto.

Tutti questi giocatori, però, possono essere utilizzati durante la preparazione.

Ed è proprio qui che nasce la contraddizione. Se un giocatore viene schierato e offre una buona prestazione, quanto bisogna considerare quella prestazione nelle valutazioni sulla squadra? Se invece commette un errore, è corretto giudicarlo come se fosse già dentro il progetto?

La risposta è tutt'altro che semplice.

Il Milan può dunque ritrovarsi a giocare una serie di test estivi utilizzando elementi che, nel giro di qualche settimana, potrebbero essere sostituiti da nuovi acquisti. Di conseguenza, alcuni automatismi costruiti durante la tournée potrebbero non essere mai riproposti in campionato.

La Juventus e il problema della rosa XXL

Il discorso vale ancora di più per la Juventus di Luciano Spalletti, alle prese con una rosa che può essere profondamente modificata dal mercato.

In porta, ad esempio, Di Gregorio non ha convinto pienamente, mentre tra i giocatori che potrebbero essere coinvolti nelle valutazioni di mercato c'è anche Cabal. Gatti è cedibile di fronte a un'offerta ritenuta adeguata.

A centrocampo il quadro è altrettanto complesso. Il rientrante Nico Gonzalez non sembra destinato a rimanere, mentre Arthur è un altro giocatore con il futuro lontano da Torino. Possibile cessione anche per Koopmeiners e Zhegrova, due calciatori che, al pari di Jonathan David, non hanno brillato nell'ultima stagione e che potrebbero quindi essere coinvolti nelle strategie della società.

In difesa, invece, Rugani è destinato a partire.

Sono tanti nomi. Troppi, forse, per pensare che un'amichevole estiva possa rappresentare una fotografia attendibile della Juventus che vedremo in campionato.

Perché se una squadra scende in campo con sette, otto o anche più giocatori che potrebbero essere ceduti, quella partita diventa soprattutto un'occasione di lavoro per l'allenatore. Non necessariamente un'anticipazione della squadra titolare.

Il mercato entra direttamente nella preparazione

Il problema non riguarda soltanto Juventus e Milan. È una conseguenza fisiologica del calcio moderno e di un mercato che, spesso, resta aperto fino a pochi giorni dall'inizio del campionato.

Gli allenatori si trovano quindi a lavorare su due piani contemporaneamente. Da una parte devono preparare la squadra, dall'altra devono convivere con una rosa in continua evoluzione.

Un giocatore può essere titolare in un'amichevole e diventare una riserva qualche giorno dopo. Un altro può non giocare perché vicino alla cessione. Un nuovo acquisto può arrivare quando i compagni hanno già disputato quattro o cinque partite.

E questo significa che la preparazione estiva non è un percorso lineare.

Il tecnico deve costruire principi di gioco che possano essere trasferiti anche ai nuovi arrivati, mantenendo una struttura sufficientemente elastica da non dover ricominciare tutto da capo ogni volta che il mercato modifica la rosa.

È uno dei motivi per cui le amichevoli vanno interpretate con prudenza.

Perché allora le amichevoli servono?

Dire che le amichevoli non contano sarebbe però un errore.

Contano moltissimo, semplicemente bisogna capire che cosa raccontano davvero.

Un allenatore può ricavare indicazioni preziose dalla condizione atletica, dalla disponibilità dei giocatori, dalla capacità di assimilare determinati principi tattici, dall'atteggiamento dei giovani e dalla risposta della squadra ai diversi sistemi di gioco.

Può anche capire quali giocatori stanno meglio di altri, quali coppie funzionano e quali problemi devono essere risolti prima dell'inizio del campionato.

Quello che non può sapere, soprattutto nelle prime settimane, è quale sarà la rosa definitiva.

E qui sta la differenza tra il valore dell'amichevole per l'allenatore e quello che viene attribuito dall'esterno.

Per il tecnico può essere una partita fondamentale. Per chi deve giudicare la forza della squadra, invece, può essere un test molto poco indicativo.

Il rischio di giudicare troppo presto

Il calcio estivo è pieno di verdetti prematuri.

Una squadra vince quattro amichevoli e viene immediatamente indicata come pronta per il campionato. Un'altra perde contro un avversario di livello e si parla già di problemi tattici, difensivi o di mercato.

Ma spesso tra quella squadra e quella che debutterà in campionato ci saranno nuovi acquisti, cessioni, rientri, infortuni e modifiche alle gerarchie.

Per questo motivo un risultato estivo dovrebbe essere letto soprattutto attraverso il contesto.

Un 3-0 può essere incoraggiante, ma se tre dei giocatori decisivi sono destinati a partire non significa necessariamente che quella squadra abbia trovato la propria identità. Allo stesso modo, una sconfitta può avere un peso relativo se l'allenatore sta utilizzando giocatori che non faranno parte della rosa definitiva.

Il vero giudizio arriverà quando il mercato avrà smesso di modificare le squadre.

La vera domanda non è chi vince, ma cosa rimane

Alla fine, dunque, la domanda più interessante sulle amichevoli estive non dovrebbe essere soltanto "chi ha vinto?".

Bisognerebbe chiedersi piuttosto: "che cosa di quella partita ritroveremo a settembre?"

È questo il punto.

Se una squadra porta in tournée una rosa di 28-30 giocatori, ma una parte consistente è sul mercato e altri elementi devono ancora arrivare, il risultato della partita racconta una realtà temporanea. L'allenatore sta lavorando, sperimentando e osservando. Sta costruendo qualcosa, ma sa che potrebbe essere costretto a modificarlo.

E forse è proprio questa la caratteristica più particolare del calcio d'estate: un allenatore prepara una squadra sapendo che, nel momento in cui inizierà davvero la stagione, potrebbe averne a disposizione un'altra.

Per questo le amichevoli vanno guardate, analizzate e anche raccontate. Ma senza confondere una fotografia di agosto con il film dell'intera stagi

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