Per diventare allenatore non sarà più indispensabile essere stato calciatore. È questa la novità più significativa contenuta nella riforma approvata dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che dal 2027 modificherà il sistema di accesso ai percorsi formativi per ottenere le licenze Uefa C e Uefa B. Una scelta destinata ad allargare la platea di chi può immaginare un futuro in panchina e che, soprattutto, cambia la filosofia con cui si entra nel mondo della formazione tecnica.
Il principio è abbastanza semplice: il calcio può essere conosciuto, studiato e insegnato anche da chi non ha costruito la propria esperienza attraverso una carriera da giocatore. L'esperienza sul campo continuerà ad avere un valore enorme, ma non rappresenterà più una condizione che, di fatto, può restringere l'accesso al percorso iniziale.
Dal gennaio 2027 tutti gli aspiranti allenatori maggiorenni partiranno quindi da un nuovo corso propedeutico. Sarà il primo passaggio di un percorso destinato poi a proseguire con la licenza Uefa C, l'esperienza sul campo e il successivo salto verso la Uefa B.
La vera novità non è tanto rappresentata dal contenuto dei singoli patentini, quanto dal modo in cui si potrà arrivare al primo corso federale.
La Figc introdurrà infatti un percorso iniziale comune, pensato per fornire a tutti gli aspiranti tecnici una preparazione di base prima di affrontare la formazione specifica. Il corso propedeutico sarà accessibile ai maggiorenni e verrà svolto interamente online.
È un cambiamento che può sembrare tecnico, ma che in realtà ha una portata molto più ampia. Significa consentire a chiunque abbia i requisiti anagrafici di iniziare a costruire il proprio percorso, senza che una precedente carriera da calciatore rappresenti il punto di partenza necessario.
Un ragazzo che ha smesso presto di giocare, un appassionato che ha sempre studiato tattica e partite, oppure una persona che arriva al calcio attraverso esperienze differenti potrà quindi affacciarsi alla formazione federale seguendo lo stesso primo percorso.
La selezione, naturalmente, non scompare. Cambia semplicemente il momento in cui avviene: prima viene garantita una formazione di base, poi sarà necessario dimostrare di possedere le conoscenze necessarie per andare avanti.
Il corso propedeutico avrà una durata di 38 ore e servirà a fornire agli aspiranti tecnici una prima panoramica sulle competenze che fanno parte del lavoro dell'allenatore.
Non ci sarà soltanto la tattica. Il programma comprenderà infatti diversi ambiti: dalla medicina dello sport al regolamento del gioco, dalla preparazione atletica agli aspetti tecnici, passando per il calcio femminile, il futsal e il ruolo del portiere.
È una scelta che racconta bene come sia cambiato il mestiere dell'allenatore.
La figura del tecnico moderno non può più essere identificata esclusivamente con quella dell'ex calciatore che trasferisce ai propri giocatori ciò che ha imparato durante la carriera. Allenare significa organizzare il lavoro, programmare le sedute, conoscere la preparazione fisica, comunicare con il gruppo, interpretare il regolamento e comprendere le differenti esigenze dei giocatori.
Per questo la formazione diventa centrale. E la Figc sembra voler partire proprio da qui.
Il corso non si concluderà semplicemente con la partecipazione alle lezioni. Gli aspiranti allenatori dovranno affrontare un test online composto da 60 domande a risposta multipla.
Il superamento della prova consentirà di ottenere un'idoneità che resterà valida per 24 mesi. Entro questo periodo l'aspirante tecnico potrà essere convocato dalla Figc per frequentare il corso Uefa C.
Il meccanismo introduce quindi una prima verifica delle conoscenze, ma lascia anche un margine di tempo abbastanza ampio per proseguire nel percorso.
La differenza rispetto al passato sta soprattutto nell'accessibilità della porta d'ingresso. Chi vuole provare a trasformare la propria passione per il calcio in una professione non dovrà necessariamente dimostrare di avere alle spalle una determinata esperienza da giocatore prima ancora di iniziare.
Superato il primo passaggio, il percorso entra nella sua fase più specificamente tecnica con la licenza Uefa C.
Si tratta del livello destinato soprattutto a chi vuole lavorare nell'attività di base e nei settori giovanili. È un ambiente che spesso viene sottovalutato, ma che rappresenta uno dei terreni più importanti per la formazione di un allenatore.
Lavorare con i giovani significa infatti imparare a insegnare calcio prima ancora che a gestire una squadra. Il tecnico deve conoscere le differenti fasi dello sviluppo, adattare gli esercizi alle caratteristiche dei ragazzi e creare un contesto nel quale la crescita individuale abbia la stessa importanza del risultato.
Per un aspirante allenatore, soprattutto per chi non è arrivato dal professionismo, può diventare anche il primo vero banco di prova.
È sul campo che le nozioni apprese durante i corsi devono trasformarsi in metodo, capacità comunicativa e gestione del gruppo.
La riforma non elimina la necessità di fare esperienza. Anzi, il passaggio successivo è legato proprio al lavoro sul campo.
Per accedere al corso Uefa B sarà infatti necessario aver maturato almeno sei mesi di tesseramento come allenatore dopo il conseguimento della licenza Uefa C.
È un elemento importante perché impedisce che il percorso formativo rimanga esclusivamente teorico. La Figc lega l'avanzamento alle conoscenze acquisite, ma anche alla capacità di confrontarsi concretamente con una squadra.
La Uefa B rappresenta quindi un ulteriore salto. Con questa licenza si ampliano le possibilità di lavoro, comprese quelle con le prime squadre nelle categorie dilettantistiche, oltre alle opportunità nei settori giovanili.
Da quel momento, per chi dimostrerà di avere qualità e ambizione, il percorso potrà continuare verso i livelli necessari per entrare nel calcio professionistico.
C'è però un equivoco da evitare. La nuova normativa non significa che dal 2027 chiunque potrà diventare allenatore senza difficoltà.
L'assenza di una carriera da calciatore rappresenta una barriera in meno, non una scorciatoia.
Chi non ha mai giocato dovrà probabilmente costruire attraverso lo studio e l'esperienza ciò che un ex calciatore può avere acquisito durante anni trascorsi all'interno di uno spogliatoio. Conoscere le dinamiche di una squadra, capire cosa succede durante una partita e sapere come reagiscono i giocatori alle diverse situazioni sono competenze che spesso nascono proprio dall'esperienza.
Dall'altra parte, però, anche un passato da calciatore non garantisce automaticamente di essere un buon allenatore.
Sono due mestieri differenti. Un grande giocatore può avere difficoltà a trasmettere ciò che sa, mentre un tecnico senza una carriera importante da calciatore può sviluppare una grande capacità di analisi, comunicazione e organizzazione.
La nuova strada della Figc parte proprio da questa consapevolezza.
Il cambiamento, quindi, potrebbe avere conseguenze interessanti anche sul futuro del calcio italiano.
Ampliare l'accesso alla formazione significa permettere a un numero maggiore di persone di confrontarsi con il mestiere dell'allenatore. Alcuni si fermeranno al primo livello, altri troveranno spazio nel settore giovanile, altri ancora potranno costruire nel tempo una carriera nel dilettantismo e magari arrivare al professionismo.
La selezione avverrà lungo il percorso, attraverso gli esami, i corsi, il lavoro quotidiano e i risultati ottenuti sul campo.
È probabilmente questa la vera portata della riforma: non promettere una panchina a tutti, ma permettere a più persone di provare a conquistarla.
Dal 2027, dunque, per chi sogna di allenare ci sarà una porta d'ingresso più larga. E dietro quella porta resterà una strada lunga, fatta di studio, gavetta, esperienza e formazione continua. Ma almeno il primo passo potrà essere compiuto anche da chi, fino a oggi, aveva sempre guardato una panchina pensando che quel posto fosse riservato soltanto a chi aveva già vissuto il calcio da dentro il campo.