07 Aug, 2026 - 18:23

Martin Müller racconta il suo Heinrich Himmler in I Is Another: com'è interpretare il nazista

Martin Müller racconta il suo Heinrich Himmler in I Is Another: com'è interpretare il nazista

Come si interpreta uno degli uomini più spietati della storia senza trasformarlo in un semplice "cattivo" da film?

È una domanda inevitabile quando si parla di Heinrich Himmler, capo delle SS e principale artefice della cosiddetta Soluzione Finale. Una sfida che l'attore tedesco Martin Müller ha accettato per I Is Another (Ich Ist ein Anderer), il nuovo film di Felix Randau presentato in anteprima mondiale al Festival di Locarno.

Più che raccontare il gerarca nazista, però, il film riflette sul rapporto tra memoria, verità e responsabilità. Attraverso gli occhi di Felix Kersten, il massaggiatore personale di Himmler interpretato da Claes Bang, la storia mette continuamente in discussione ciò che viene raccontato e ciò che invece resta nascosto.

In questo contesto, la presenza di Himmler diventa tanto inquietante quanto necessaria, proprio perché il film evita qualsiasi spettacolarizzazione del male.

Interpretare Heinrich Himmler: la sfida più difficile di Martin Müller

Martin Müller non nasconde il peso emotivo del ruolo. Vestire i panni di Heinrich Himmler significa confrontarsi con una delle figure più oscure del Novecento, un uomo direttamente responsabile dell'organizzazione dello sterminio di milioni di persone.

L'attore racconta di aver affrontato il personaggio con un sentimento contrastante. Da una parte il rifiuto per ciò che rappresenta, dall'altra la curiosità artistica che accompagna ogni interprete di fronte a una figura tanto complessa.

"È una persona terribile", ha spiegato, "ma proprio i personaggi più orribili sono spesso i più interessanti da interpretare".

Non si tratta, però, di fascinazione. Müller sottolinea come il film non mostri mai Himmler nel pieno delle atrocità dei campi di concentramento. Il pubblico lo osserva esclusivamente attraverso il racconto di Felix Kersten, un narratore la cui versione dei fatti potrebbe essere parziale o persino manipolata.

Questa distanza narrativa diventa fondamentale, perché impedisce al personaggio di trasformarsi nel protagonista della storia. Himmler rimane una presenza costante, inquietante e sfuggente, filtrata dallo sguardo di chi sostiene di avergli salvato migliaia di vite.

Felix Randau: "Ignorare il male significa lasciarlo crescere"

Ancor prima delle riprese, il regista Felix Randau si è trovato ad affrontare un'altra difficoltà: convincere gli attori ad accettare il ruolo di Himmler.

Come raccontato dallo stesso cineasta, diversi interpreti avevano espresso forti perplessità all'idea di dare spazio sullo schermo a una figura così terribile. Una critica che Randau respinge con decisione.

Secondo il regista, raccontare il male non significa celebrarlo. Al contrario, significa comprenderne i meccanismi affinché non si ripetano.

"Se si ignora il male, cresce nell'oscurità", è la riflessione che accompagna tutto il progetto.

Un pensiero che assume un significato ancora più forte nell'attuale contesto politico tedesco, segnato dalla crescita dell'estrema destra e dal consenso sempre maggiore raccolto dall'AfD.

Pur senza trasformarsi in un film politico in senso stretto, I Is Another invita infatti a riflettere su quanto sia pericoloso smettere di interrogarsi sulla storia. La scelta di raccontare Himmler diventa quindi uno strumento per ricordare che certi meccanismi non appartengono esclusivamente al passato.

Le scene più difficili da girare: "Vite come fossero numeri"

Tra tutti i momenti affrontati durante le riprese, uno è rimasto impresso più degli altri nella memoria di Martin Müller.

L'attore ricorda una lunga scena notturna condivisa con Claes Bang, nella quale Himmler e Felix Kersten discutono del numero di prigionieri ebrei che potrebbero essere risparmiati.

Una sequenza che, proprio per il suo contenuto, si è rivelata emotivamente devastante.

Müller racconta di aver provato un profondo disagio nel dover pronunciare battute che riducevano esseri umani a semplici cifre. È proprio questo, spiega, uno degli aspetti più inquietanti della personalità di Himmler.

Lo storico capo delle SS viene spesso descritto come un burocrate capace di affrontare lo sterminio con il distacco di chi organizza un inventario. Dietro ai numeri non vedeva persone, famiglie o vite, ma soltanto problemi logistici da risolvere.

Per l'attore è stato forse il momento in cui il peso del personaggio si è manifestato con maggiore forza, ben oltre qualsiasi trasformazione estetica richiesta dal ruolo.

Un Himmler diverso: il racconto della fragilità della memoria

Uno degli aspetti più interessanti di I Is Another è che non pretende di mostrare il "vero" Heinrich Himmler.

Martin Müller racconta di aver scelto consapevolmente di non studiare le interpretazioni dei colleghi che in passato avevano vestito i panni del gerarca nazista. Il motivo è semplice: secondo lui esistono pochissimi documenti capaci di raccontare davvero l'uomo dietro la figura pubblica.

Di Hitler, Goebbels o Göring restano numerose testimonianze private. Di Himmler, invece, quasi nulla. Mancano conversazioni informali, registrazioni domestiche o elementi che permettano di ricostruirne il carattere quotidiano.

Per questo Müller ha preferito costruire una propria interpretazione, partendo da un presupposto fondamentale: il personaggio visto nel film non è il vero Himmler, ma quello ricordato da Felix Kersten.

È proprio qui che risiede il cuore dell'opera di Felix Randau. I Is Another non vuole stabilire una verità definitiva, bensì interrogare continuamente lo spettatore sull'affidabilità dei ricordi e sul modo in cui la storia viene raccontata.

In questo senso, Himmler non è soltanto un personaggio storico. Diventa il simbolo di una memoria che rischia di deformarsi ogni volta che viene filtrata da chi sceglie cosa raccontare e cosa, invece, lasciare nell'ombra. È proprio questa ambiguità a rendere il film uno dei titoli più interessanti presentati al Festival di Locarno 2026.

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