07 Aug, 2026 - 13:50

Il calcio saudita non fa più paura: perché il mercato dei miliardi si è fermato

Il calcio saudita non fa più paura: perché il mercato dei miliardi si è fermato

Il calcio saudita non è più quello di una volta. Dopo l'estate del 2023, in cui i club della Saudi Pro League avevano speso cifre folli per acquistare campioni come Cristiano Ronaldo, Karim Benzema e Neymar, la corsa agli acquisti sembra aver frenato. I numeri raccontano un cambiamento evidente: gli investimenti sono passati dai 786 milioni di euro dell’ultima stagione ai 180 milioni dell’attuale finestra di mercato, dato tutt'altro che casuale. Ciò non significa che l’Arabia Saudita abbia abbandonato il calcio, ma che il progetto sta entrando in una fase diversa, con meno operazioni spettacolari e maggiore attenzione alla sostenibilità economica.

Che fine hanno fatto i miliardi dell’Arabia Saudita

Per capire il cambiamento bisogna tornare alla rivoluzione iniziata nel 2023, quando il fondo sovrano PIF ha trasformato la Saudi Pro League in uno dei mercati più ambiziosi del mondo. L’arrivo di Cristiano Ronaldo all’Al-Nassr ha aperto la strada a una serie di investimenti senza precedenti: Benzema all’Al-Ittihad, Neymar all’Al-Hilal, ma anche giocatori come Firmino, Fabinho, Kanté e Milinkovic-Savic. Quella strategia aveva un obiettivo preciso: aumentare il livello del torneo, attirare l’attenzione internazionale e accompagnare il percorso di crescita del Paese in vista del Mondiale del 2034. 

Dopo due anni di grandi spese, però, la spinta saudita si è esaurita. I club continuano a cercare giocatori importanti, ma con criteri diversi e senza la necessità di dimostrare la propria forza attraverso acquisti folli. Il mercato di oggi è il riflesso di questa nuova direzione: le operazioni onerose si sono ridotte, lontane dai numeri del passato e orientate su nuove prospettive.

La nuova strategia del fondo PIF

Alla base della frenata c’è il cambio di approccio del fondo PIF, il principale motore finanziario dello sviluppo saudita. Dopo aver utilizzato il calcio come strumento di crescita internazionale, il fondo sta concentrando maggiormente le risorse su infrastrutture, progetti strategici e sostenibilità economica. Il calcio resta una priorità, ma non più attraverso la politica del passato basata esclusivamente sull'arrivo di grandi campioni.

L’obiettivo è costruire un sistema più stabile, capace di funzionare anche senza le continue iniezioni di denaro pubblico. Un segnale importante è arrivato anche dalla gestione dei club. L’Al-Ittihad ha iniziato a ridurre il monte ingaggi dopo gli anni dei maxi contratti di Benzema e Kanté, mentre l’Al-Nassr ha dovuto contenere le spese per rendere sostenibile l'affare Cristiano Ronaldo.

Dal mercato dei campioni al nuovo sistema

La trasformazione non riguarda solo il mercato, ma l’intero progetto del calcio saudita. Dopo aver attirato alcune delle più grandi stelle internazionali, ora il Paese vuole consolidare il movimento investendo nelle infrastrutture, nella crescita dei club e nella competitività del campionato a lungo termine. Anche l’apertura progressiva agli investitori privati rientra in questa nuova fase.

Diversi club hanno avviato un percorso di privatizzazione, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai finanziamenti statali e ampliare modelli più sostenibili. La Saudi Pro League, dunque, non ha ridimensionato le sue ambizioni: sta semplicemente cambiando strategia per costruire un nuovo futuro.

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