C'è un confine che, secondo il Giappone, la politica americana ha ormai superato da tempo: quello tra comunicazione istituzionale e utilizzo improprio della cultura pop.
Pokémon, Naruto e Super Mario, simboli dell'intrattenimento giapponese conosciuti in tutto il mondo, sono finiti più volte nei contenuti social dell'amministrazione Trump, trasformati in meme e strumenti di comunicazione politica.
Ora Tokyo alza nuovamente la voce. Dopo mesi di richiami e proteste, il governo giapponese ha chiesto ufficialmente agli Stati Uniti di interrompere l'utilizzo di personaggi coperti da copyright senza l'autorizzazione dei rispettivi titolari dei diritti.
Una questione che va ben oltre il semplice meme e che tocca temi delicati come la proprietà intellettuale, il diritto d'autore e il rapporto tra politica e cultura pop.
Trump created an AI model of himself as Naruto and posted it on Truth Social,
— The Daily Frame (@promptandcode) August 5, 2026
but the Japanese government expressed concerns regarding intellectual property rights. pic.twitter.com/NseXlkwvXi
Secondo quanto riportato da IGN e dal quotidiano giapponese Mainichi Shimbun, il Ministero degli Affari Esteri giapponese avrebbe richiamato almeno due volte l'amministrazione Trump nel mese di giugno attraverso l'Ambasciata degli Stati Uniti in Giappone.
L'obiettivo è chiaro: chiedere la cessazione dell'utilizzo di immagini e personaggi appartenenti ai più celebri franchise giapponesi all'interno di contenuti politici e istituzionali.
La posizione del governo nipponico è netta.
Anche un'istituzione pubblica, spiegano i funzionari, non dovrebbe riprodurre opere protette da copyright senza il consenso dei legittimi proprietari dei diritti.
Il timore è che l'associazione tra questi personaggi e messaggi politici possa danneggiare il valore e l'immagine di proprietà intellettuali costruite in decenni di storia. Tuttavia, pare che l'amministrazione Trump abbia intenzione di continuare a fare orecchie da mercante.
Washington, infatti, non ha risposto ufficialmente al precedente richiamo, spingendo la nazione del Sol Levante a un nuovo avvertimento.
Non si tratta certo del primo episodio.
Già lo scorso anno la polemica era esplosa dopo la pubblicazione di un video del Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, che utilizzava la celebre sigla inglese di Pokémon, "Gotta Catch 'Em All", per accompagnare immagini delle operazioni dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) dedicate agli arresti e alle retate contro gli immigrati.
L'utilizzo del celebre slogan dell'anime in un contesto tanto delicato aveva suscitato numerose critiche, tanto da spingere The Pokémon Company a prendere pubblicamente le distanze dall'iniziativa, precisando di non aver autorizzato né approvato l'uso del proprio marchio.
Ma l'episodio non è rimasto isolato. Negli ultimi mesi diversi contenuti riconducibili all'amministrazione Trump hanno continuato a utilizzare immagini e riferimenti ai franchise giapponesi più famosi, alimentando ulteriormente il malcontento di Tokyo.
Gotta Catch ‘Em All. pic.twitter.com/qCvflkJGmB
— Homeland Security (@DHSgov) September 22, 2025
Tra gli episodi che hanno fatto più discutere c'è quello avvenuto a giugno, quando Donald Trump ha condiviso sui social un video realizzato con l'intelligenza artificiale nel quale appariva trasformato in Naruto Uzumaki, il celebre protagonista del manga e anime Naruto.
Il filmato è diventato rapidamente virale, ma ha provocato anche una forte reazione negativa.
Numerosi fan della serie, insieme a cittadini giapponesi, hanno criticato l'iniziativa e promosso una petizione per chiedere al presidente americano di smettere di utilizzare personaggi iconici dell'animazione giapponese per finalità politiche.
Secondo molti osservatori, proprio questo episodio avrebbe contribuito a convincere il governo giapponese a intervenire con maggiore decisione nelle settimane successive.
Dietro la vicenda non c'è soltanto una questione legale.
Pokémon, Naruto e Super Mario rappresentano alcune delle proprietà intellettuali più importanti dell'industria culturale giapponese e costituiscono un patrimonio economico e simbolico enorme.
Per questo motivo Tokyo considera particolarmente delicato il loro utilizzo in contesti politici, soprattutto quando avviene senza autorizzazione.
L'obiettivo delle autorità giapponesi è evitare che personaggi nati per l'intrattenimento vengano associati a campagne governative, temi divisivi o messaggi politici che potrebbero comprometterne l'immagine internazionale.
Resta da capire se i nuovi richiami avranno un effetto concreto. Per il momento, infatti, nonostante le proteste dei fan, le prese di posizione delle aziende coinvolte e gli avvertimenti ufficiali del governo giapponese, l'amministrazione Trump non sembra intenzionata a cambiare strategia comunicativa.
E mentre il dibattito continua, una cosa appare sempre più evidente: anche un semplice meme può trasformarsi in un delicato caso diplomatico quando coinvolge alcune delle icone più amate della cultura pop mondiale.