La mattina di giovedì 6 agosto 2026 Francesco Guccini è morto all’età di 86 anni, nella sua casa di Pavana, tra le sue amate montagne, in una frazione del comune di Sambuca Pistoiese. L’ultimo cantautore politico si è spento circondato dai suoi affetti: al suo fianco c’erano la moglie Raffaella, la figlia Teresa e i familiari più stretti.
Secondo quanto si apprende dalle prime notizie, i funerali si terranno in forma privata, rispettando la privacy e il dolore della famiglia dell’artista, mentre a settembre è prevista una commemorazione pubblica per permettere al pubblico di rendergli omaggio un’ultima volta.
Guccini è un artista difficile da racchiudere in un’unica definizione. Con lui se ne va un pezzo della storia e della cultura italiana, che sopravviverà per sempre attraverso le sue canzoni e i suoi libri.

Cantautore, scrittore e intellettuale, Francesco Guccini ha trasformato la canzone in uno strumento di memoria collettiva, di libertà e di denuncia sociale. Il suo nome resterà per sempre legato all’idea di un cantautorato “politico” per via della sua capacità unica di far riflettere il pubblico sui meccanismi del potere e sull’importanza della libertà.
Le sue parole hanno saputo raccontare con realismo e sensibilità alcuni dei momenti più oscuri e terribili della nostra storia. La Resistenza, l’emarginazione e la ribellione giovanile sono stati solo alcuni degli argomenti di importanza sociologica che ha trattato nelle sue canzoni.
Il suo legame profondo con la terra d’origine (Modena), il luogo in cui è cresciuto (Pavana) e la vita contadina semplice, sono diventati simboli della sua poetica.
Non tutti ricorderanno che gli esordi nella mondo della musica di Francesco Guccini risalgono al 1967. In quell’anno aveva pubblicato il suo primo disco, Folk beat n. 1.
Prima dell’arrivo della notorietà però, aveva già scritto diverse canzoni, lavorato nel settore del giornalismo e come insegnante di inglese.
Era un uomo di grande cultura, oltre alla musica, si dedicava da sempre con passione alla lettura; coltivava interessi per la linguistica, l’etimologia, i dialetti e l’universo delle traduzioni. Un mix che lo ha reso un uomo colto e attento al presente, dotato di una chiave di lettura unica e speciale della realtà.
Il successo è esploso tra gli anni Settanta e Ottanta, quando è diventato uno dei volti più riconoscibili e amati del cantautorato italiano. Tra i suoi album più iconici ricordiamo Radici, Via Paolo Fabbri 43 e Amerigo.
La fama presso il grande pubblico non gli ha impedito di continuare a comporre testi complessi, lunghi, lontanissimi dalle strutture tipiche della musica commerciale.
Poi, nel 1989 l’artista modenese ha esordito come scrittore - il mestiere che “voleva fare da grande”, come lui stesso ha confessato in diverse interviste - Cròniche epafàniche. Era un libro dedicato alla cultura contadina dell’Appennino. Successivamente ha pubblicato due scritti profondamente legati a Modena e Bologna, le due città cuore pulsante della sua scrittura, Vacca d’un cane e Cittanòva blues.
Artista colto e poliedrico, Guccini si è messo alla prova anche come autore di gialli, insieme a Loriano Macchiavelli. Dalla loro collaborazione è nato il personaggio del maresciallo Santovito, protagonista di Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti, Un disco dei Platters e Questo sangue che impasta la terra. La sua passione per la scrittura è arrivata fino al mondo del fumetto, con Storie dello spazio profondo, realizzato con Bonvi.
Nel 2012 L’ultima Thule ha tutta l’aria di essere un addio alla musica, ma nel 2022 pubblica Canzoni da intorto e nel 2023 Canzoni da osteria, tornando a reinterpretare brani della tradizione popolare. A settembre 2026 dovrebbe uscire postumo Calde le pere!, l’ultimo romanzo a cui stava lavorando.

Non amava i grandi concerti e le folle esultanti, Francesco Guccini preferiva i piccoli live in provincia, le chiacchiere con i fan in osteria e la sua casa tranquilla, lontano dai riflettori, dove era sempre in compagnia di un buon libro. L’artista modenese ci ha lasciato un repertorio di canzoni iconiche, testimonianza della storia italiana, tra memoria e coscienza.
Tra le canzoni più famose della sua carriera è impossibile non menzionare Auschwitz, brano in cui Guccini affrontava il tema della memoria della Shoah con parole piene di dolore, estremamente attuali. Dio è morto è il simbolo di una generazione intera, perduta tra le contraddizioni della modernità, alla disperata ricerca di autenticità e della libertà.
La locomotiva racconta la storia di un ferroviere anarchico, il cui gesto diventa lo spunto per una riflessione sulla disuguaglianza e sulla rivolta del popolo. Il vecchio e il bambino propone un confronto tra passato e futuro, raccontando le conseguenze di un mondo devastato dalla guerra e dalla bramosia di potere. Tra i brani più iconici e amati di Guccini ricordiamo inoltre Canzone per un’amica, Vedi cara, Cirano, L’avvelenata e Farewell.
Proprio L’avvelenata rappresenta uno dei pezzi più significativi del suo repertorio. È una canzone ironica, imperfetta, piena di rabbia, nella quale il cantautore difendeva la propria libertà creativa contro le aspettative del pubblico e dell’industria musicale.
Con la sua voce e la sua penna Guccini si batteva per la libertà, la giustizia, la solidarietà e la dignità. Rifiutava formule facili, inneggiava all’importanza della memoria e dell’identità culturale italiana; i suoi testi raccontavano la società moderna, con ironia e satira, dimostrando che una canzone può essere al tempo stesso poesia e pensiero politico.