06 Aug, 2026 - 12:41

Addio a Francesco Guccini, il poeta del dubbio che ha raccontato l’Italia oltre le etichette politiche

Addio a Francesco Guccini, il poeta del dubbio che ha raccontato l’Italia oltre le etichette politiche

Lutto nel mondo della cultura e della musica italiana. Oggi, giovedì 6 agosto 2026, si è spento a 86 anni, Francesco Guccini, nella sua casa a Pavana.

A renderlo noto la famiglia, la moglie Raffaella e la figlia Teresa. Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata. Prevista una cerimonia commemorativa che sarà organizzata a settembre. 

La famiglia, nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia anticipatamente tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto.

Francesco Guccini, il cantastorie che ha trasformato la memoria collettiva in musica

Poeta, cantastorie e principe indiscusso della canzone d'autore, nella sua lunghissima carriera - che ha attraversato indenne più di cinque decenni - ha composto brani entrati nella memoria collettiva e pezzi della cultura e della letteratura italiana.

Dalla "Locomotiva", il brano con cui Francesco Guccini era solito chiudere i suoi concerti, ad "Auschwitz", canzone  in cui con una sola immagine - quella dei corpi "passati per il camino" dei forni - è riuscito a condensare l'orrore di qualcosa di troppo assurdo per essere raccontato.

Dall' "Avvelenata", da molti considerata tra le canzoni più aspre della musica leggera italiana a "Eskimo", spaccato indimenticabile di un periodo storico e dei sogni - delusi - di una generazione.

Dalla lungamente fraintesa "Dio è morto", portata al successo dai Nomadi, fino ai capolavori degli ultimi album come "Ultima Thule".

Un elenco lunghissimo, per un cantautore impegnato a raccontare l'Italia e il suo presente. Sempre attraverso gli occhi dei protagonisti, che non sono solo eroi nel senso epico del termine, ma spesso persone comuni, come il ferroviere anarchico - il cui nome era anche stato dimenticato - che "scagliò" la locomotiva "contro le ingiustizie". Finendo la sua corsa su un binario di raccordo.

Gli eroi "son tutti giovani e belli", ma quelli di Guccini erano anche eroi in cui tutti noi potevamo riconoscerci, eroi sempre in lotta con il dubbio.

Ed è per questo che le sue canzoni hanno passato indenni il giudizio del tempo. 

Oltre le etichette politiche: Guccini, il poeta del pensiero libero e del dubbio 

Per molti anni è stato ritenuto un cantautore "politicizzato". Un cantautore comunista. In realtà in una recente intervista rilasciata nel 2020 ad Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera, aveva chiarito questo punto.

"Non sono mai stato comunista. Tutti credono che lo sia; ma non è vero. Lo stalinismo non poteva piacere a uno come me: libertario, azionista. Semmai, lo dico con grande ritegno, mi sentivo anarcoide. Avvertivo il fascino dell'anarchia, dal punto di vista romantico più che reale".

Aveva detto.

Il suo impegno politico non è stato al servizio di un'ideologia, bensì nel suo modo di raccontare storie comuni elevandole a significati universali.

E un'affermazione politica è il suo perenne invito al dubbio. Per molti Guccini, infatti, è stato il cantore del dubbio, del continuo porsi domande, spesso restando senza risposte.

Ironico e dissacrante non ha mai smesso di raccontare la vita e la realtà, nelle canzoni, nei libri e nelle poche interviste rilasciate negli anni. 

La sua eredità è fatta di parole, domande e storie di persone comuni. Di canzoni universali capacità di raccontare generazioni intere.

 

 

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