09 Aug, 2026 - 10:00

Legittima difesa, il caso Roggero riapre il dibattito: quando è lecita? L'analisi dell'avv. Di Palo

Legittima difesa, il caso Roggero riapre il dibattito: quando è lecita? L'analisi dell'avv. Di Palo

Lo scorso 15 luglio Mario Roggero è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver sparato - dopo averli inseguiti - ai malviventi che si erano introdotti nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, uccidendone due e ferendo il terzo. I giudici lo hanno riconosciuto colpevole di duplice omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo d'armi, riconoscendogli comunque le attenuanti generiche e quella specifica della provocazione.

Il suo caso, cavalcato anche dalla politica, ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema della legittima difesa, che il 72enne aveva invocato. Tanti i falsi miti e i dubbi che continuano a circolare. La domanda principale è una: quando una reazione è consentita dalla legge e quando, invece, si supera il limite e si rischia di risponderne penalmente? Tag24 ha cercato di fare chiarezza in un'intervista con l'avvocato penalista Giuseppe Di Palo. 

Che cos'è la legittima difesa e quando può essere riconosciuta

L'istituto della legittima difesa è disciplinato dall'articolo 52 del Codice penale e rientra tra le cosiddette "cause di giustificazione", cioè quelle situazioni in cui un fatto che normalmente costituirebbe un reato viene considerato lecito. Come spiega Di Palo, non si tratta semplicemente di escludere la punibilità, ma di ritenere che quella condotta, in presenza di determinati presupposti, non sia giuridicamente illecita.

"Tendenzialmente, quando si fa del male a qualcuno, quando si usa la forza, siamo nel mondo dell'illecito. Però il nostro legislatore ha individuato alcune situazioni particolari che ha ritenuto non giusto punire", afferma l'avvocato. "Il nostro codice definisce la causa di giustificazione come la reazione a un'offesa ingiusta e attuale", spiega il penalista. Il perimetro è quindi molto preciso.

Legittima difesa, eccesso colposo e legittima difesa putativa: le differenze

Un criterio fondamentale è quello della proporzione tra l'offesa subita e la difesa messa in atto, valutata caso per caso dal giudice chiamato a decidere. È in questo contesto che può entrare in gioco il concetto di "eccesso colposo", che si verifica quando i presupposti della legittima difesa esistono, ma chi reagisce supera colposamente i limiti consentiti. Se dalla reazione deriva la morte dell'aggressore, può configurarsi l'ipotesi di omicidio colposo.

Diversa è invece la legittima difesa putativa, che ricorre quando una persona reagisce sulla base di una falsa, ma ragionevole, percezione del pericolo (come i giudici hanno stabilito nel caso di Franco Iachi Bonvin, il tabaccaio torinese che uccise un ladro all'interno della sua attività). Di Palo porta l'esempio di un rapinatore che utilizzi una pistola finta per minacciare la vittima: quest'ultima potrebbe non essere in grado di distinguerla da un'arma vera e reagire credendo di essere in pericolo di vita. "Non gli può essere imputato l'errore", spiega.

La riforma del 2019 e la condotta consigliata in caso di furti 

Con la riforma del 2019 sono state ampliate le tutele previste per la legittima difesa domiciliare, soprattutto in relazione alla proporzione della reazione e al "grave turbamento" provocato dall'intrusione. "Quando si è sottoposti a minaccia o violenza all'interno della propria abitazione, spiega Di Palo, la proporzione si presume". Ciò non equivale, comunque, a una libertà assoluta di reagire.

"Significa semplicemente che il giudice ha delle maglie un po' più larghe per valutare la posizione dell'imputato", chiarisce. La modifica ha inciso anche sull'eccesso colposo, escludendo in determinate circostanze la punibilità di chi abbia agito in condizioni di grave turbamento derivante da una situazione di pericolo. Ma allora cosa dovrebbe fare, concretamente, chi sorprende un ladro in casa o nel proprio negozio?

Per il penalista, la priorità deve essere sempre la tutela della propria incolumità. "Se c'è la possibilità di nascondersi o di scappare e di chiamare le forze dell'ordine, è la prima cosa che occorrerebbe fare". In presenza di una minaccia concreta è invece possibile difendersi. "L'unica accortezza deve essere quella di non trasformare la reazione in una vendetta", conclude Di Palo. "Se il malvivente si è allontanato, non possiamo rincorrerlo".  

L'intervista integrale all'avv. Giuseppe Di Palo è sul canale Youtube di Tag24.

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