Dopo il grande freddo causato dalle parole di Giuseppe Conte sul no al sostegno militare all’Ucraina e la rivolta dei “falchi” del Pd contro la segretaria Elly Schlein, ieri i due leader del campo largo hanno avuto un faccia a faccia (chiarificatore?) all’“Hostaria Costanza”, a due passi da Campo de’ Fiori, lo stesso ristorante dove lo scorso giugno era stato scattato il famoso selfie anche con i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.
Un incontro già programmato, raccontano fonti ufficiali, che comunque è arrivato al momento giusto. I dispacci ufficiali parlano di un clima disteso, ma i nodi non sembrano essere stati ancora sciolti.
Difficile sapere cosa si siano detti veramente, fatto sta che Giuseppe Conte un primo risultato lo ha già ottenuto: imprimere la propria firma sulla risoluzione unitaria del centrosinistra sulle spese militari che sarà votata nelle prossime ore alla Camera dopo le comunicazioni del ministro dell’Economia Giorgetti sul programma Safe.
La risoluzione è stata bocciata dall’area riformista dem, quella che nelle ultime ore ha stigmatizzato con più forza le dichiarazioni del leader M5s degli ultimi giorni.
I dispacci ufficiali del Nazareno parlano di “clima disteso”. Fonti del Pd riferiscono che i due leader "hanno fatto il punto sui prossimi passi".
Conte ha fatto sapere:
Al di là delle rassicurazioni ufficiali, la sensazione è che le tensioni non siano state sciolte.
La segretaria dem non ha rilasciato nessun commento, mentre in serata, il leader M5s è poi sull'Ucraina chiarendo che "bisognerà trovare una composizione, ci sarà un confronto" col Pd, ribadendo tuttavia che la questione venga affrontata anche alle primarie.
Il dialogo tra Giuseppe Conte e Elly Schlein, si sarà anche “scongelato”, ma non si può certo dire lo stesso tra la segretaria dem e l’ala più critica del suo partito che starebbe valutando lo strappo con la linea della segretaria.
Il motivo è la risoluzione unitaria PD, M5S e AVS – che tra l’altro non verrà votata poiché è stata dichiarata preclusa - che i riformisti hanno chiarito di non condividere.
Il documento al centro dello strappo prevede il no al riarmo, no alle spese assunte in sede Nato, no a nuove spese militari. E se ci dovesse essere uno scostamento di bilancio nessuna risorsa dovrà andare al capitolo armi.
Un canovaccio che ha soddisfatto in pieno i pentastellati e meno il PD.
In una nota diffusa nella serata di martedì 4 agosto, i riformisti del Pd avevano dichiarato:
“Non sappiamo se sia questo il testo definitivo. Vedremo se la notte porterà consiglio perché quello che si legge non è un testo condivisibile”.
Lo stop dell’Aula alla votazione sulle risoluzioni dei partiti di opposizione, ha evitato lo strappo che altrimenti sarebbe stato inevitabile.
L’ex ministro Lorenzo Guerini ha sottolineato ai cronisti alla Camera:
Insomma, se il per “scongelare” il dialogo tra Schlein e Conte è bastato un pranzo, più complessa è la partita che la segretaria dem dovrà giocare in casa.
La mozione unitaria presentata da Pd,M5S e AVS non è stata votata alla Camera non è stata respinta nel merito, ma è stata considerata preclusa e di conseguenza non è stata messa ai voti.
La preclusione si verifica quando l'Assemblea ha già approvato una mozione incompatibile sullo stesso argomento. E' quanto sarebbe accaduto alla mozione del campo largo.
La mozione approvata prima sarebbe quella presentata dalla maggioranza, approvata anche con alcune riformulazioni concordata con il Governo. La sua approvazione ha di fatto determinato la preclusione - tra le polemiche - di quella del centrosinistra.