04 Aug, 2026 - 13:42

Late Fame, Willem Dafoe nell'adattamento da Arthur Schnitzler: il ruolo e cosa sapere sul film

Late Fame, Willem Dafoe nell'adattamento da Arthur Schnitzler: il ruolo e cosa sapere sul film

Presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia e finalmente arrivato nelle sale, Late Fame è uno di quei film indipendenti destinati a conquistare il pubblico con il passaparola.

Diretto da Kent Jones e scritto da Samy Burch, già candidato all'Oscar per May December, il lungometraggio porta sul grande schermo un libero adattamento del romanzo di Arthur Schnitzler, trasformando una storia di fine Ottocento in una riflessione sorprendentemente attuale sul valore dell'arte, sulla fama e sul tempo che passa.

A rendere il film ancora più interessante è la presenza di Willem Dafoe, protagonista assoluto di un racconto delicato e malinconico, affiancato da una straordinaria Greta Lee, ormai tra i volti più apprezzati del cinema americano contemporaneo. Il risultato è un'opera elegante, emozionante e ricca di sfumature, capace di raccontare cosa significhi riscoprire se stessi quando si pensa che ogni occasione sia ormai sfumata.

Di cosa parla Late Fame: la trama del film

Al centro della storia troviamo Ed Saxberger, interpretato da Willem Dafoe, un uomo che da quasi quarant'anni lavora alle poste conducendo una vita semplice e priva di particolari ambizioni.

Quello che quasi nessuno sa è che, molti anni prima, Ed era stato un poeta promettente. Il suo piccolo libro aveva ottenuto recensioni positive e attirato l'attenzione della critica, prima di finire lentamente nel dimenticatoio.

La sua routine cambia quando Meyers, un giovane appassionato di letteratura, riesce a rintracciarlo dopo aver scoperto casualmente il suo vecchio volume. Meyers guida un eccentrico gruppo di artisti e intellettuali chiamato Società dell'Entusiasmo, formato da ragazzi che rifiutano il culto dei social e della tecnologia per dedicarsi completamente alla poesia, alla musica e alla cultura.

Inizialmente Ed guarda con sospetto quei giovani che sembrano idolatrarlo senza conoscerlo davvero. Poco alla volta, però, quell'entusiasmo contagioso riaccende qualcosa che credeva perduto: il desiderio di scrivere e di tornare a sentirsi un artista.

Willem Dafoe e Greta Lee brillano in un cast di altissimo livello

Se Late Fame funziona così bene, gran parte del merito è delle interpretazioni.

Willem Dafoe costruisce un protagonista straordinariamente umano, lontanissimo dai personaggi sopra le righe che spesso hanno caratterizzato la sua carriera. Il suo Ed Saxberger è un uomo silenzioso, quasi invisibile, che ha imparato a convivere con i rimpianti senza lasciarsi travolgere dalla nostalgia.

Ogni sguardo e ogni esitazione raccontano il peso degli anni trascorsi ad accantonare il proprio talento. Quando la Società dell'Entusiasmo gli offre una seconda possibilità, Dafoe restituisce con grande naturalezza tutte le emozioni di un uomo diviso tra incredulità, speranza e paura di essere nuovamente deluso.

Accanto a lui spicca Greta Lee, che interpreta Gloria, attrice e cantante legata al gruppo di giovani artisti.

Dopo il successo di Past Lives, l'attrice conferma ancora una volta la sua straordinaria sensibilità interpretativa. Gloria è un personaggio complesso, ironico e fragile allo stesso tempo, che nasconde profonde ferite dietro un'apparente leggerezza.

Uno dei momenti più intensi del film arriva quando interpreta Surabaya Johnny, celebre brano di Bertolt Brecht e Kurt Weill, regalando una sequenza che sintetizza perfettamente il senso dell'intera opera: il talento autentico spesso resta nascosto, in attesa che qualcuno sia disposto ad ascoltarlo davvero.

Molto convincente anche Edmund Donovan, nei panni di Meyers, leader della Società dell'Entusiasmo e motore dell'intera vicenda.

Un classico di Arthur Schnitzler rivive nella New York di oggi

Uno degli aspetti più affascinanti di Late Fame è il modo in cui riesce ad attualizzare un testo scritto oltre centotrent'anni fa.

Il romanzo di Arthur Schnitzler era ambientato nella Vienna di fine Ottocento, cuore pulsante della cultura europea. Lo sceneggiatore Samy Burch sceglie invece di trasferire la vicenda nella New York contemporanea, precisamente nel quartiere di SoHo, un tempo simbolo della scena artistica cittadina e oggi profondamente cambiato.

Questo spostamento non altera il cuore della storia, ma anzi ne rafforza il messaggio.

Late Fame riflette infatti su una domanda universale: è possibile ottenere un riconoscimento quando ormai si pensa che sia troppo tardi?

La sceneggiatura evita qualsiasi giudizio nei confronti dei suoi personaggi. I giovani artisti della Società dell'Entusiasmo potrebbero facilmente diventare una caricatura dell'intellettualismo moderno, ma Burch preferisce raccontarli con affetto e autenticità.

Allo stesso modo, Ed non viene mai trasformato nel classico artista tormentato. È semplicemente un uomo che ha rinunciato ai propri sogni per adattarsi alla quotidianità, fino a quando qualcuno gli ricorda chi era davvero.

Perché Late Fame è uno dei film indipendenti da non perdere

Late Fame rappresenta una piacevole eccezione in un panorama dominato, al momento, dai grandi franchise come Odissea e Spider-Man: Brand New Day.

Kent Jones dirige il film con grande eleganza, lasciando spazio ai silenzi, agli sguardi e ai dialoghi senza mai forzare le emozioni. Il ritmo è volutamente misurato, ma ogni scena contribuisce a costruire un racconto capace di parlare di creatività, fallimenti e seconde possibilità.

Il film affronta anche temi molto contemporanei, come il rapporto tra arte e visibilità, il peso degli algoritmi e la ricerca dell'autenticità in un mondo sempre più dominato dall'immagine. La Società dell'Entusiasmo diventa così il simbolo di una generazione che prova ancora a credere nel valore della cultura al di là delle logiche dei social.

Ma il vero cuore della storia resta il dialogo tra generazioni. Da una parte c'è chi cerca disperatamente nuovi punti di riferimento, dall'altra chi pensava di non avere più nulla da dire.

Grazie a una sceneggiatura brillante, intelligente e mai banale, Late Fame riesce a trasformare una vicenda apparentemente semplice in una riflessione universale sul tempo, sul talento e sulla possibilità di ricominciare.

Per chi ama il cinema d'autore e le interpretazioni di altissimo livello, il nuovo lavoro di Kent Jones è senza dubbio uno dei titoli indipendenti più interessanti dell'anno. E ancora una volta Willem Dafoe dimostra perché continua a essere uno degli attori più versatili e affascinanti della sua generazione, regalando un personaggio destinato a lasciare il segno molto tempo dopo i titoli di coda.

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