Per anni Gianni Infantino ha governato la FIFA con un consenso che sembrava granitico. Le riforme promesse dopo gli scandali dell'era Blatter, l'allargamento dei Mondiali, la crescita economica della federazione e una rete diplomatica costruita in ogni continente gli hanno consentito di consolidare il proprio potere. Oggi, però, qualcosa sembra essersi incrinato.
La prima vera crepa arriva dall'Europa e porta la firma del Galles. La federazione gallese ha infatti deciso di ritirare il proprio sostegno alla ricandidatura di Infantino per il mandato 2027-2031, una scelta destinata ad avere un peso politico ben superiore a quello della singola associazione britannica. Non tanto per il numero dei voti, quanto perché rappresenta il primo strappo pubblico in un fronte che fino a poche settimane fa appariva compatto.
E il dato più significativo è che potrebbe trattarsi soltanto dell'inizio. Anche l'Inghilterra starebbe preparando una presa di posizione analoga, mentre all'interno della UEFA cresce il malcontento verso la gestione del numero uno della FIFA. La domanda, quindi, non è più soltanto se Infantino riuscirà a essere rieletto, ma se sia iniziata la fase più delicata della sua presidenza.
La decisione della Football Association of Wales rappresenta un passaggio storico. Per la prima volta una federazione nazionale comunica apertamente di non sostenere la ricandidatura del presidente della FIFA.
The FAW supports UEFA’s position regarding a robust review of the Leadership and Governance of FIFA.
— FA WALES (@FAWales) August 1, 2026
FIFA and its members are custodians of the game, responsible for its long-term growth, development and sustainability. This requires leadership that puts our game first in all… pic.twitter.com/dKHHBV9rGA
La motivazione va ben oltre una semplice divergenza politica. Nella nota diffusa dalla federazione gallese vengono messi in discussione aspetti fondamentali della governance dell'organizzazione: dalla leadership ai processi decisionali, passando per la gestione dei rapporti con gli stakeholder e la capacità di tutelare gli interessi del calcio mondiale.
È un documento dal forte valore simbolico, perché non contesta un singolo provvedimento, ma la direzione complessiva intrapresa dalla FIFA negli ultimi anni.
Quando una federazione arriva a dichiarare pubblicamente di aver perso fiducia nel proprio presidente, il segnale è inevitabilmente destinato a fare rumore.
Tra gli elementi che hanno alimentato il malcontento figura la discussa ipotesi di aprire ai capitali privati quote dei ricavi delle competizioni FIFA, compresi i Mondiali.
L'idea, che avrebbe l'obiettivo di aumentare ulteriormente la capacità finanziaria della federazione internazionale, ha però trovato forti resistenze soprattutto in Europa.
Molti dirigenti ritengono infatti che competizioni come la Coppa del Mondo rappresentino un patrimonio del calcio e non un asset da valorizzare esclusivamente secondo logiche finanziarie.
Il dibattito ha finito così per diventare il simbolo di una distanza sempre più evidente tra la visione della FIFA guidata da Infantino e quella di numerose federazioni europee.
Non si tratta soltanto di una questione economica: in gioco c'è il modello stesso di governo del calcio internazionale.
Se il Galles ha acceso la miccia, potrebbe essere l'Inghilterra a trasformare l'episodio in un vero terremoto politico.
Secondo diverse indiscrezioni provenienti dal Regno Unito, la Football Association sarebbe pronta a ritirare la precedente lettera di sostegno inviata alla candidatura di Infantino.
Un gesto che avrebbe un peso enorme dal punto di vista istituzionale.
La FA è infatti una delle federazioni più influenti del panorama calcistico mondiale e una sua presa di posizione potrebbe convincere altre associazioni europee a uscire allo scoperto.
Negli ultimi mesi i rapporti tra FIFA e UEFA sono diventati sempre più complessi. Le tensioni riguardano la gestione del calendario internazionale, il crescente numero di competizioni, i rapporti economici con i club e, più recentemente, proprio le strategie commerciali della federazione mondiale.
Per questo motivo, il caso gallese potrebbe rappresentare soltanto il primo tassello di una strategia molto più ampia.
Parlare oggi di fine dell'era Infantino sarebbe probabilmente prematuro.
Il presidente della FIFA continua infatti a godere di un consenso molto ampio fuori dall'Europa, soprattutto tra le federazioni africane, asiatiche, caraibiche e di buona parte del continente americano, dove negli anni ha costruito una rete di alleanze molto solida anche grazie all'aumento dei finanziamenti destinati alle federazioni nazionali.
Tuttavia la politica, anche nello sport, vive di simboli.
Quando cade il muro dell'unanimità, anche il leader più forte può iniziare a perdere autorevolezza.
Il vero rischio per Infantino non è tanto il voto finale del congresso FIFA quanto il progressivo isolamento politico all'interno del calcio europeo. Se altre federazioni dovessero seguire l'esempio del Galles e dell'eventuale scelta inglese, la sua leadership entrerebbe inevitabilmente in una fase molto più complicata rispetto al passato.
Dietro questa vicenda emerge anche una questione più ampia: il rapporto di forza tra FIFA ed Europa.
Negli ultimi anni la UEFA ha spesso contestato alcune decisioni della federazione mondiale, sostenendo la necessità di una maggiore condivisione delle scelte strategiche.
La sensazione è che molte federazioni europee vogliano recuperare un ruolo più centrale nelle decisioni che riguardano il futuro del calcio internazionale.
Il caso del Galles potrebbe quindi rappresentare il primo atto di una stagione politica destinata a incidere profondamente sugli equilibri della FIFA.
Le prossime settimane diranno se si è trattato di un gesto isolato oppure del primo domino destinato a coinvolgere molte altre federazioni. Se così fosse, quello che oggi appare come un semplice ritiro di sostegno potrebbe essere ricordato come il momento in cui è iniziata la vera sfida alla leadership di Gianni Infantino.