Il governo italiano ha assunto una posizione da protagonista nella crisi migratoria di Ceuta.
Dopo la decisione di “sospendere” Schengen con la Spagna, riattivando i controlli alle frontiere aeree e marittime (poiché non condividiamo confini terrestri). Dopo essere stato promotore della richiesta di una riunione d'emergenza dei ministri dell'Interno dell'UE.
Domani si prepara a presentare agli Stati membri la sua proposta di estendere il “modello Albania” con la creazione di nuovi hub migratori in Africa.
L'idea dell'Italia è chiara: aprire nuovi centri per il rimpatrio (return hubs) dei migranti irregolari – finanziati questa volta dall'Ue - in Paesi terzi considerati sicuri, replicando il cosiddetto “modello Albania”.
La proposta, che dopo l'approvazione il 17 giugno di quest'anno del nuovo regolamento europeo sui rimpatri, ha anche una base giuridica esplicita nel diritto europeo, sarà presentata nei dettagli domani – martedì 4 agosto – durante il Consiglio straordinario dei ministri dell'Interno dell'Ue dal ministro Matteo Piantedosi.
Giorgia Meloni l'aveva già anticipata dopo l'approvazione del regolamento Ue e Palazzo Chigi avrebbe già individuato i Paesi ospitanti, tutti in Africa.
L'appuntamento di domani a Bruxelles - richiesto con una lettera da 22 dei 27 Stati dell'Unione, guidati proprio dall'Italia – in seguito alla crisi migratoria di Ceuta, sarà l'occasione per il governo italiano di far passare la propria linea sulla gestione dei migranti in Ue e consolidare il ruolo di guida della destra europea sul tema.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, esisterebbe già una lista preliminare di Stati africani candidati ad ospitare le strutture di rimpatrio, i cosiddetti Cpr. Tra questi ci sono il Ghana, il Senegal, l'Uganda, la Mauritania, l'Uzbekistan e l'Etiopia.
Tra le possibili sedi anche il Montenegro in Europa. La proposta sarebbe vista con favore anche a Germania, Austria e Paesi Bassi.
A differenza di quanto avvenuto con i centri italiani in Albania, le nuove regole europee sui rimpatri consentono la creazione di hub extra Ue a patto che vengano rispettati alcuni paletti: i Paesi ospitanti devono fornire garanzie di sicurezza nell'ambito del rispetto dei diritti umani.
Il governo italiano, inoltre, dovrebbe presentare anche una seconda proposta relativa all'applicazione del programma “Gsp+” - operativo dal 1 gennaio 2027 – che collega le agevolazioni tariffarie sugli scambi commerciali per i Paesi in via di sviluppo all'effettiva collaborazione nell'accogliere i propri cittadini presenti in maniera irregolare sul territorio europeo.
La Commissione Europea ha fatto sapere di essere pronta a valutare proposte, ma resta aperto il nodo del finanziamento dei progetti che sarebbe a carico dell'Ue e quindi dei contribuenti europei.
E i centri in Albania che fine faranno? Il governo punta a rendere pienamente operativo il centro di Gjader entro la fine del 2026, pendenze giudiziarie permettendo.
Attualmente la struttura è utilizzata solo come centro di permanenza per il rimpatrio. Dall'aprile 2025, però, la struttura è utilizzata esclusivamente come Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr).
Da allora vi sono transitati alcune centinaia di migranti e i rimpatri sono rimasti contenuti. Stesso discorso per hotspot nel porto di Schengjin dove dovrebbero arrivare i migranti intercettati nel Mediterraneo centrale, prima ancora di sbarcare sulle coste italiane.