02 Aug, 2026 - 13:30

Mattia Maestri morto a 13 anni dopo 9 in stato vegetativo. I legali: "Si valuti l’omicidio colposo"

Mattia Maestri morto a 13 anni dopo 9 in stato vegetativo. I legali: "Si valuti l’omicidio colposo"

Per nove anni la vita di Mattia Maestri è rimasta sospesa. Morto oggi a 13 anni - come ha reso noto la famiglia attraverso il quotidiano Il T - il ragazzino si trovava dall'età di quattro in stato vegetativo permanente: nel 2017, dopo aver mangiato un formaggio a latte crudo contaminato, aveva contratto una grave infezione da Escherichia coli, che gli aveva provocato una sindrome emolitico-uremica dalle conseguenze irreversibili. La sua storia è diventata anche quella della lunga battaglia combattuta nelle aule di tribunale e nelle sedi istituzionali dal padre, Giovanni Battista, per ottenere giustizia e cambiare le regole sulla sicurezza alimentare. Battaglia che, annunciano a Tag24 i legali Paolo Chiariello e Monica Cappello, è destinata ora a proseguire. 

Il formaggio contaminato e la sindrome emolitico-uremica

Tutto inizia il 5 giugno 2017. "Mattia aveva appena compiuto quattro anni quando, una mattina, iniziò improvvisamente a sentirsi male", ripercorre l'avvocato Chiariello. I genitori, residenti a Coredo, in Val di Non, lo portarono immediatamente all'ospedale di Cles, il presidio sanitario più vicino.

Considerate le sue condizioni, i medici ne disposero il trasferimento all'ospedale Santa Chiara di Trento. "Perse quasi subito conoscenza", spiega il legale. Dopo diversi giorni di esami, la diagnosi: il piccolo aveva contratto la sindrome emolitico-uremica (SEU), che colpisce e danneggia i piccoli vasi sanguigni. 

"Venne trasportato nel centro specializzato infantile per questo tipo di patologia presso l'ospedale di Padova, dove è rimasto in stato vegetativo fino alla sua morte", prosegue Chiariello, spiegando che la causa della malattia venne scoperta, quasi per caso, solo alla fine del 2017.

"I genitori avevano sempre pensato a una tragica fatalità. Poi, invece, un quotidiano locale riferì dell'apertura di un procedimento per frode alimentare tossica nei confronti di un caseificio del Trentino, risultato produttore di un formaggio contaminato dal batterio Escherichia coli STEC".

L'articolo sosteneva che, secondo la Procura di Trento, il consumo di quel formaggio aveva causato un malore a un bambino. "Il padre si insospettì e chiese a noi avvocati di approfondire. Scoprimmo così che il minore di cui si parlava era proprio Mattia". 

Le battaglie del padre di Mattia per cambiare la legge

L'iter giudiziario seguito alla scoperta è stato lungo e complesso, articolandosi in diversi procedimenti distinti. "Un primo filone aveva riguardato la gestione sanitaria di Mattia nell'immediatezza dei fatti e si è concluso con l'estinzione del reato a seguito della prescrizione", ricostruisce il legale. Sono poi state accertate le responsabilità legate alla produzione e alla commercializzazione del formaggio contaminato. Il procedimento, aperto per frode alimentare, è stato il primo ad approdare in Cassazione.

In quella sede, spiega Chiariello, "venne dimostrata l'esistenza del nesso causale tra l'assunzione da parte di Mattia di quel formaggio e il successivo sviluppo della SEU". Parallelamente si procedette per lesioni personali colpose gravissime. "Nel 2020 la Procura chiese l'archiviazione delle indagini, alla quale, insieme ai familiari, ci opponemmo. A fronte delle prove che presentammo, fu la stessa Procura a chiedere al gip di poter ritirare la richiesta e proseguire con gli accertamenti".

Al termine di ulteriori indagini furono citati a giudizio il presidente del caseificio sociale di Coredo, Lorenzo Biasi, e il casaro Gianluca Fornasari, entrambi condannati dal giudice di pace di Cles, con sentenza confermata dal tribunale di Trento e divenuta definitiva nel 2025. Nel frattempo il padre di Mattia si è impegnato pubblicamente per informare i consumatori sui rischi legati al latte crudo e ai prodotti derivati, soprattutto per i soggetti più vulnerabili, come bambini e donne incinte.

Ha fondato un'associazione e scritto il libro La verità sui pericoli dei formaggi a latte non pastorizzato, presentato in Senato alla fine dello scorso febbraio. "Le linee guida emanate nel luglio 2025 dal Ministero della Salute - che raccomandano anche un'etichettatura informativa in caso di rischio - derivano dalle sue battaglie", sostiene Chiariello. Portate avanti affinché nessuno debba più vivere ciò che ha vissuto Mattia, privato per sempre dell'infanzia e della vita. 

Gli avvocati valutano adesso una nuova iniziativa giudiziaria

La sua morte potrebbe ora aprire un nuovo capitolo. Secondo Chiariello, "quasi sicuramente la Procura di Trento procederà d'ufficio" per valutare l'ipotesi di reato di omicidio colposo. La famiglia intende comunque presentare una denuncia motivata. 

"Il nostro obiettivo - spiega Chiariello - è fare in modo che venga applicata l'aggravante della colpa cosciente. Tutto quello che è emerso in entrambi i procedimenti penali dimostra, a nostro avviso, che vi fosse perfetta conoscenza dei pericoli di quelle pratiche alimentari", spiega il legale.

Nel caso in cui accadesse, si terrebbe ovviamente conto delle pene già inflitte. La famiglia si è affidata in queste ore difficili ai suoi legali. "Giovanni ci ha chiesto di ringraziare tutti coloro che, in questi nove anni di martirio, si sono stretti accanto a loro, sposando la causa", conclude Chiariello.

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