01 Aug, 2026 - 10:30

Omicidio Mansouri, chiesto il giudizio immediato per l'ex poliziotto Cinturrino: rischia l'ergastolo

Omicidio Mansouri, chiesto il giudizio immediato per l'ex poliziotto Cinturrino: rischia l'ergastolo

La Procura di Milano ha chiesto il giudizio immediato per Carmelo Cinturrino, l'ex assistente capo del commissariato Mecenate accusato dell'omicidio volontario premeditato di Abderrahim Mansouri, il pusher marocchino di 28 anni ucciso il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo, alla periferia sud-est del capoluogo lombardo. Se la richiesta verrà accolta dal giudice per le indagini preliminari, il procedimento approderà direttamente davanti alla Corte d'Assise, senza passare per l'udienza preliminare. L'uomo, ormai destituito dalla Polizia di Stato e detenuto dal 23 febbraio, rischia l'ergastolo.

La richiesta di processo immediato per l'omicidio di Mansouri

Secondo la ricostruzione della Procura, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, Cinturrino avrebbe ucciso Mansouri sparandogli un colpo di pistola alla testa da una distanza di circa trenta metri, durante un servizio antidroga. Due le aggravanti che gli vengono contestate: oltre alla premeditazione, la violazione dei doveri connessi alla funzione di pubblico ufficiale.

Le indagini si sono basate su accertamenti balistici, ricostruzioni tridimensionali della scena del delitto e analisi tecnico-scientifiche. Ma anche su diverse testimonianze. Stando a quanto emerso, nelle settimane precedenti all'omicidio, l'ex agente avrebbe rivolto più volte minacce alla vittima, pronunciando frasi come: "O ti arresto o ti ammazzo".

L'ipotesi investigativa è che Cinturrino esercitasse pressioni sugli spacciatori attivi nell'area del boschetto di Rogoredo, chiedendo denaro e droga in cambio della possibilità di continuare l'attività illecita. E che si sia "vendicato" di Zack, soprannome con cui Mansouri era conosciuto in quegli ambienti, dopo il rifiuto del giovane di sottostare alle richieste. Lui ha sempre respinto ogni accusa, parlando di legittima difesa.

Ha però ammesso di essere stato lui a chiedere a un collega di recarsi in commissariato e recuperare una borsa contenente una pistola caricata a salve, poi posizionta accanto al corpo della vittima. Inizialmente aveva riferito che l'arma appartenesse a Mansouri, e che il 28enne gliel'avesse puntata contro, minacciandolo. Attraverso i suoi difensori, Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, ha sostenuto di aver agito per paura.

 L'inchiesta parallela e la posizione della famiglia della vittima

Accanto al procedimento per l'omicidio resta aperto quello che vede indagati a vario titolo l'ex agente e altri sei colleghi per oltre 30 capi d'imputazione. Tra i reati contestati figurano lo spaccio, l'estorsione, gli arresti illegali e il sequestro di persona, oltre al favoreggiamento nell'omicidio, all'omissione di soccorso e al falso.

L'avvocata Debora Piazza, che insieme al collega Marco Romagnoli assiste la famiglia Mansouri, ha definito "un ottimo lavoro" quello svolto dalla Procura, dichiarandosi pienamente d'accordo con la contestazione dell'omicidio premeditato. La legale ha inoltre accolto positivamente la decisione di separare i due fascicoli.

virgolette
Significa che la Procura vuole vederci chiaro, alla ricerca della verità.
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