01 Aug, 2026 - 08:23

Ceuta, il giallo dei 49mila. Mano di Washington e Tel Aviv o solo il business delle gang? Sanchez nel mirino, la Spagna nel caos

Ceuta, il giallo dei 49mila. Mano di Washington e Tel Aviv o solo il business delle gang? Sanchez nel mirino, la Spagna nel caos

Il sospetto: chi ha mosso 49mila persone in un colpo solo?


Cinquantamila anime, più o meno, catapultate sulla frontiera di Ceuta in poche ore. Mica bruscolini. E quando il fenomeno esplode proprio nel giardino di casa di Pedro Sanchez — premier che di nemici, ultimamente, ne ha collezionati parecchi — il sospetto che dietro ci sia una manina più o meno amica viene spontaneo. Il capo del governo iberico non è propriamente il pupillo di Trump: sul riarmo NATO ha fatto muro, e su Israele ha preso posizioni che a Tel Aviv non sono affatto piaciute. Coincidenze? A Madrid la domanda circola, eccome.


Troppa macchina organizzativa per essere spontaneo


Un generale italiano con lunga esperienza nei reparti speciali non usa giri di parole: il Marocco è alleato di ferro di Washington e uno dei pochi Paesi arabi in rapporti pieni con Israele, tanto da aver firmato gli Accordi di Abramo. Per lui spostare una massa simile di persone richiede una regia, non può essere un moto spontaneo. E la pista che convince di più non è quella della disputa Marocco-Algeria sul Sahara Occidentale, bensì un tentativo di mettere alle corde proprio Sanchez, il premier europeo più ostile alla linea Trump su riarmo e Israele.


Il siluro diplomatico israeliano


A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato un alto diplomatico israeliano all'ONU, che non le manda a dire: la Spagna, sempre pronta a fare la maestrina con Israele, adesso si ritrova con lo stato di emergenza in casa per colpa della propria politica migratoria. E rincara la dose chiedendo conto delle enclavi coloniali spagnole in Africa. Un ministro del governo spagnolo non resta a guardare e replica secco: la faccenda comincia a farsi piuttosto trasparente. Un botta e risposta che profuma di gelo diplomatico puro.


La tesi delle gang: "Non sono i servizi segreti"


Non tutti, però, la pensano così. Un analista di geopolitica specializzato in Nord Africa riporta la vicenda coi piedi per terra: le dinamiche migratorie sfuggono al controllo dei singoli Stati, punto. Quello che sarebbe successo a Ceuta avrebbe una spiegazione più prosaica: i trafficanti hanno convinto migliaia di persone che l'enclave fosse già territorio Schengen, cosa falsa vista la deroga che esclude Ceuta e Melilla, oltre al fatto che il Marocco è considerato Paese sicuro e quindi fuori dai criteri di protezione umanitaria. Le gang locali, secondo questa lettura, avrebbero semplicemente fiutato l'affare: reti ibride tra legale e illegale, camion "prestati" alla bisogna e pure qualche poliziotto marocchino compiacente, tutti pronti a spennare migliaia di disperati convinti di aver trovato la scorciatoia buona. Certo, ammette l'analista, queste reti possono avere agganci esterni, ma se Washington volesse davvero punire Madrid userebbe ben altre leve: commercio, NATO, altro che camion di migranti.


L'autogol politico: illusioni pericolose


C'è poi chi guarda in casa spagnola. Una fonte vicina agli ambienti NATO attribuisce buona parte delle responsabilità allo stesso Sanchez: l'annuncio di voler regolarizzare mezzo milione di persone avrebbe acceso una speranza collettiva, e chi poteva approfittarne lo ha fatto in massa. Nessun burattinaio dietro le quinte, insomma, ma un autogol politico dagli effetti devastanti.
Il giallo resta aperto
Tra chi vede la mano di Washington e Tel Aviv e chi invece punta su gang e proclami mal calcolati, la verità su Ceuta resta un rebus tutto da scrivere. Quel che è certo è che Sanchez, tra vicini scontenti e alleati sempre più freddi, in questa storia si ritrova solo come non mai.

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