Questo caldo mercoledì di fine luglio sarà segnalato negli annali della politica italiana solo per una cosa: Beppe Grillo è tornato a parlare.
Era da mesi che il fondatore del Movimento Cinque Stelle non lo faceva. E oggi è tornato a farlo a modo suo: come un tappo che salta dal collo di una bottiglia di champagne.
Ancora una volta, ha sparato a zero contro Giuseppe Conte e la sua creatura politica, quel Movimento che si è così snaturato da non riconoscerlo più.
Ma perché Grillo ha scelto proprio oggi, proprio questo mercoledì così afoso di fine luglio quando la maggioranza degli italiani non pensa ad altro che alle vacanze, per tornare a parlare?
Nulla, in politica, è lasciato al caso. Figurarsi se lo fa un professionista della comunicazione come lui. I timer hanno un loro peso. Anche in questo caso: quando vanno regolati in base alla sentenza che dovrà decidere una volta per tutte di chi sono simbolo e nome del Movimento Cinque Stelle.
Le parole di fuoco con le quali oggi Beppe Grillo è tornato ad attaccare Giuseppe Conte non giungono né inaspettate né improvvisate. Tutt'altro.
Chi è rimasto vicino all'Elevato, come si faceva chiamare il fondatore del M5S ai tempi belli di una volta, sa che la mossa era stata programmata. Perché oggi, mercoledì 29 luglio, è tempo di riaccendere i riflettori mediatici su una partita che non si è mai chiusa: quella giudiziaria.
La vicenda della titolarità di simbolo e nome del Movimento Cinque Stelle, infatti, è ancora in sospeso.
Ora è tempo di udienze. La sentenza dovrebbe arrivare prima del prossimo aprile, quando si andrà a votare.
Naturalmente, nei sogni di Grillo, prima si giunge a quel momento, meglio è. Con un colpo di mano, potrebbe rovesciare il tavolo e prendersi la sua rivincita terremotando il mondo pentastellato.
Nel senso: a ridosso delle elezioni, Conte sarebbe costretto o a impugnare la sentenza o a cambiare al volo nome alla ditta. Rimarrebbe nel centrosinistra, anzi, nel campo progressista, come preferisce chiamarlo. Ma sarebbe comunque uno spargimento se non di sangue, di energie e tempo preziosissimi per la campagna elettorale, soprattutto se il Campo largo decidesse di definire il suo leader con le primarie. A quel punto, per Conte, i tempi sarebbero ancora più ristretti. E si troverebbe a combattere su più fronti.
E comunque: a notare che non era un caso se proprio oggi Grillo ha ripreso a parlare è stato (anche) Luigi Di Maio, il quale, a dirla tutta, ha dato anche la risposta più simpatica alla critica dell'ex Elevato secondo cui "i Palazzi hanno cambiato il Movimento":
Come dire: lui, che è ancora rappresentante Ue nel Golfo Persico, non ne sa niente.
E comunque: il Grillo furioso si è espresso così:
Al che, Giuseppe Conte gli ha ricordato che Mario Draghi non è mai stato un grillino.
Insomma: botte da orbi, aspettando la sentenza. Nell'attesa della quale, è intervenuto anche un ex ministro pentastellato rimasto vicino al fondatore, Danilo Toninelli:
Bisognerà vedere se il giudice è d'accordo. Roma, in quel caso, sarà la Berlino dei grillini della prim'ora.