Sono trascorsi oltre 33 anni dall’omicidio di Antonella Guarnero, trovata senza vita il 1° gennaio 1993 nelle campagne dell’Alessandrino. Aveva 30 anni e la sera prima aveva festeggiato il Capodanno in un ristorante: indossava ancora gli stessi abiti. Nelle scorse settimane la Procura di Vercelli ha riaperto il caso su richiesta dei familiari e ha disposto la riesumazione dei resti della donna, sepolta nel piccolo cimitero di Castelletto Merli, in Monferrato, per nuovi accertamenti genetici sui reperti conservati.
L'obiettivo è dare finalmente un nome all'autore di un delitto rimasto senza colpevole.TAG24 ha intervistato l'avvocato che assiste la famiglia, Michele Allamprese, e la criminologa Antonella Pesce Delfino, che ha lavorato a lungo sul caso, contribuendo agli approfondimenti investigativi confluiti nell'istanza poi accolta dalla Procura.
"Antonella era una grande lavoratrice, si alzava molto presto la mattina. Era anche una molto indipendente perché le piaceva uscire, le piaceva avere più comitive di amici, conoscere gente, girare per locali" racconta la criminologa Antonella Pesce Delfino.
"Non aveva voluto legarsi stabilmente fino al momento della sua morte, anche se proprio nei mesi precedenti aveva confidato ad alcune sue amiche che avrebbe voluto trovare una persona a lei affine con cui intraprendere una relazione stabile", ha aggiunto. Una vita piena di relazioni e progetti, che si è improvvisamente interrotta.
Durante le indagini dell'epoca "ci furono una serie di coincidenze sfortunate, perché uno degli indumenti abbandonati dal reo durante la sua fuga, l'ecopelliccia chiara che portava Antonella quella sera, fu ritrovata da un testimone che pensò di portarla in lavanderia per poi regalarla alla moglie" spiega la criminologa. "Solo quando si rese conto che vi era stato un episodio particolarmente grave, capì che forse poteva essere proprio uno di quei reperti che gli inquirenti stavano cercando, e quindi la portò poi in commissariato". Eventuali tracce biologiche dell'aggressore erano ormai andate perdute.
L'ipotesi è che la vittima conoscesse il suo assassino. "Dopo qualche giorno fu chiaro che l'omicidio non era stato commesso nel campo dove era stato poi ritrovato il corpo, ma nel boschetto di fronte alla casa di famiglia di Antonella" sottolinea. "Solo una persona che conosceva la vittima e casa Guarnero poteva pensare di incontrarla casualmente nelle vicinanze".
Sul fronte investigativo, l’avvocato Allamprese spiega come le indagini dell'epoca si siano concluse con un'archiviazione dopo circa due anni.
"Rispetto ad altre situazioni simili che ci è capitato di vedere, relative allo stesso periodo storico, sia dal punto di vista della preservazione e repertazione della scena del crimine, sia dell’esame autoptico e della repertazione fotografica del cadavere, si fece sostanzialmente tutto il necessario", sottolinea.
La svolta è arrivata all’inizio di quest’anno. "La nostra istanza di riapertura, motivata sulla scorta della lettura degli atti, delle investigazioni difensive, indicando una strada investigativa ben precisa e degli atti di indagine suggeriti agli inquirenti, ha portato alla formale riapertura delle indagini", afferma il legale. "Adesso le indagini sono in corso con gli strumenti tradizionali: vengono riascoltati testimoni vecchi ma anche nuovi".
La fase più delicata è quella scientifica. "Il 6 giugno si è provveduto a riesumare il cadavere della povera vittima e lo stato di conservazione era particolarmente buono, tant’è che il medico legale nominato dalla procura è riuscito a repertare una serie di elementi che saranno sicuramente utili". Il prossimo passaggio sarà il 2 settembre ai RIS di Parma, dove verranno analizzati i reperti biologici e alcuni oggetti indossati da Antonella al momento del delitto.
Secondo la criminologa Pesce Delfino, il quadro ipotizzato oggi è più definito rispetto al passato. "Sicuramente c’è stato un approccio sessuale verso la vittima che si è rifiutata. Questo era già noto all’epoca. Antonella si è difesa, ma non come ricostruito nel ’93: in maniera leggermente diversa".
Il procedimento, al momento, resta contro ignoti. "La strada è lunga. Si dovrebbe prima indagare qualcuno, si dovrebbero effettuare gli accertamenti scientifici nel contraddittorio, consentendogli di partecipare. E poi eventualmente chiederne il rinvio a giudizio", chiarisce l'avvocato Allamprese. Tuttavia, ribadisce la fiducia nel lavoro della procura e nel supporto del nucleo investigativo dei Carabinieri di Alessandria.
Per la famiglia Guarnero, la riapertura dell'inchiesta rappresenta una nuova possibilità di ottenere finalmente giustizia per Antonella, probabile vittima di femminicidio.
L'intervista integrale all'avvocato Allamprese e alla criminologa Pesce Delfino