03 Aug, 2026 - 15:00

Caregiver in Italia, la storia di Leda: "Poco supporto e costi insostenibili. Così rinuncio alla mia vita"

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Caregiver in Italia, la storia di Leda: "Poco supporto e costi insostenibili. Così rinuncio alla mia vita"

Sono circa 12 milioni gli italiani che prestano assistenza a familiari, amici o vicini di casa: un quarto della popolazione adulta. Lo fanno a titolo gratuito, anche per oltre 20 ore alla settimana: in 4,4 milioni coabitano con la persona assistita. Un carico di cura e supporto che pesa soprattutto sulle donne.

Secondo gli ultimi dati Istat, che fanno riferimento all'anno 2024, è questa la descrizione dei caregiver in Italia: una realtà spesso sospesa tra il supporto a un familiare con patologie o con disabilità e la necessità di continuare a vivere la propria vita. Numeri che, secondo il Coordinamento Nazionale Caregiver Familiari Uniti, rappresentano soltanto una stima ricavata da un'indagine statistica campionaria. Non restituiscono il quadro completo di una realtà in cui le tutele non sono adeguate e il tempo scivola via, mentre si rischia di dimenticarsi di se stessi.

Dietro cifre e statistiche ci sono storie di persone che ogni giorno cercano di conciliare lavoro, assistenza e vita privata. A raccontare la dura vita dei caregiver a TAG24 è Leda Morena, che, da quattro anni a questa parte, si occupa della madre ottantenne, colpita da demenza dopo una serie di ischemie. Ha la voce stanca di chi sta combattendo troppe battaglie.

"Il compito non è facile: la mia situazione è dettata soprattutto dal fattore economico, dato che per noi è impossibile affrontare i costi di una struttura. Sono molto elevati, almeno qui in Piemonte, ed è sempre più difficile ottenere l'integrazione della retta dall'ASL in quanto legata all'ISEE" racconta. 

"Ho un lavoro part-time e, nelle ore in cui sono fuori casa, ci appoggiamo a un'agenzia che ci invia badanti alla 'modica' cifra di 17,50 euro l'ora. Le pensioni sono quelle che sono, per cui è un gran sacrificio economico sotto ogni aspetto. Questo mi impedisce di assistere mia madre come vorrei, perché devo comunque lavorare" aggiunge.

La storia di Leda: "Sono caregiver di mia madre, poco supporto e costi insostenibili"

Leda descrive la situazione che tantissimi caregiver vivono quotidianamente: da un lato il lavoro fuori casa, dall’altro la cura domestica e il sostegno continuo al familiare. 

"Abbiamo un aiuto irrisorio dal SAD, il Servizio di Assistenza Domiciliare, per un totale di circa sei ore al mese. Sarebbe il mio unico momento di sollievo rispetto a ciò che stiamo vivendo, perché altre tipologie di spazio non ce ne sono: a meno di non doverle pagare di tasca propria" afferma.

Oltre a queste (pochissime) ore di supporto, il resto è lasciato all'iniziativa della famiglia. "Ci si arrangia", racconta Leda. In generale, precisa, il costo dell’assistenza privata che utilizza si aggira tra i 18 e i 20 euro orari. Per una struttura, invece, i prezzi salgono ancora: si parte da circa 2.400 fino a 3.000-4.000 euro al mese, a seconda del livello di autosufficienza della persona assistita.

"Sia per quanto riguarda i servizi territoriali, sia per un eventuale ricovero in struttura, il problema è sempre il costo, legato all'ISEE" evidenzia. "Mia madre è proprietaria dell'immobile in cui vive e quindi ha meno possibilità di ottenere ulteriori ore di assistenza".

Le ricadute non riguardano solo il presente, ma anche il futuro. "Conosco molte persone nella mia stessa situazione (Leda è iscritta al CFU - Coordinamento Nazionale Caregiver Familiari Uniti del Piemonte, ndr). Non possiamo permetterci di lavorare a tempo pieno, con conseguenze anche su quella che sarà la nostra pensione".

 La vita privata? Quasi inesistente

Oltre all'impegno fisico ed economico, un caregiver deve sostenere anche il peso psicologico dell'assistenza a un familiare anziano, con disabilità o con patologie. Un elemento che troppo frequentemente passa in secondo piano.

"Non stacco praticamente mai. Passo dal lavoro alla cura domestica, poi alla cura di mia madre", sottolinea Leda, che oggi ha 46 anni. "Se non pago qualcuno, non riesco mai ad avere la copertura necessaria per andare dal parrucchiere, uscire a farmi una passeggiata, prendere del tempo per me stessa. È pesante a livello psicologico, a livello fisico, a livello sociale e costringe a fare delle rinunce". 

Una condizione che, come emerso anche dai dati Istat, si ripercuote soprattutto sulle donne.

"Se non c'è supporto da altri familiari o non si hanno grandi disponibilità economiche, la situazione diventa drammatica. Purtroppo è anche una questione di genere, perché noi caregiver siamo in maggioranza di sesso femminile. E le donne, che facciano la scelta di occuparsi di un familiare oppure di avere figli, in Italia hanno grandi difficoltà a tenere insieme tutto, compresa la propria professione".

Che fine ha fatto il DDL caregiver?

Dal 2013 al 2025 sul tema dei caregiver familiari si sono susseguite circa 30 proposte di legge, ma nessuna è arrivata all'approvazione definitiva. L'ultima, presentata dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e approvata dal Consiglio dei Ministri, si è arenata presso la Commissione Affari Sociali della Camera.

Il DDL prevede un contributo economico fino a 400 euro al mese, per un fondo complessivo di 257 milioni di euro, ma solo in presenza di determinati requisiti economici, di convivenza e di assistenza intensiva. 

Secondo Leda, questa proposta di legge non tiene conto di quelle che sono le varie tipologie di caregiver familiare. "Manca una rete di servizi nazionale e locale, sia per quanto riguarda l'invecchiamento della popolazione sia per le varie tipologie di malattie che si vanno ad affrontare. Andrebbe ripensato l'intero sistema del welfare, perché laddove non arriva la compartecipazione sanitaria, ci dovrebbe essere una compartecipazione sociale. La popolazione invecchia, la platea è sempre più ampia e mancano servizi adeguatamente strutturati" sottolinea.

Quali sono le criticità su cui si dovrebbe intervenire? "Rafforzare l’assistenza domiciliare, creare centri diurni e strutture intermedie che permettano alle famiglie di non essere schiacciate dall’assistenza H24", suggerisce Leda. L’obiettivo, spiega, non è solo alleggerire il carico economico, ma restituire alle persone che prestano assistenza un margine di vita propria.

"Chiunque può diventare un caregiver", sottolinea. "Parlarne è già un piccolo passo in avanti".

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