Prima il caldo estremo, con le città soffocate dall'afa. Poi i temporali violenti e i chicchi di grandine grandi come palline da tennis. È accaduto nelle Marche - dove soltanto oggi, 22 luglio 2026, sono stati oltre 300 gli interventi effettuati dai vigili del fuoco per rimediare ai danni provocati dall'acqua - ma anche in Abruzzo e in Emilia-Romagna e, qualche giorno fa, a Milano, dove il maltempo ha sorpreso le circa 80mila persone presenti al concerto di Bad Bunny, ferendone decine. A spiegare perché si tratti di due fenomeni correlati - nonostante siano apparentemente agli antipodi - è Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scientifico, nonché presidente della Società Meteorologica Italiana (SMI), intervistato da Tag24.
Se caldo e grandine sembrano fenomeni opposti, in realtà sono strettamente collegati. A favorire la formazione di violenti temporali sono proprio le temperature elevate. "Non appena una corrente d'aria fredda entra in contatto con quella calda accumulata nei giorni precedenti, si generano le condizioni per la formazione di temporali violenti", spiega Mercalli.
È tutta una questione di energia presente nell'atmosfera. "Più fa caldo e più nell'atmosfera c'è energia. Questo vuol dire venti più forti e grandine più grossa", afferma. "Il ghiaccio si forma ad alta quota, intorno agli 8-10 mila metri, e più i chicchi vengono mantenuti dal vento nella nube più si ingrossano, continuando a crescere, uno strato dopo l'altro".

Raggiungendo a volte dimensioni paragonabili a quelle di una pallina da tennis, con tutti i rischi che ne derivano. Le previsioni sono limitate. Possiamo sapere in anticipo se ci saranno "condizioni favorevoli per i temporali". Ma non "è possibile dire a priori se un temporale darà grandine oppure no", prosegue Mercalli. "Si può dire che c'è il rischio che si formi, ma dire dove esattamente e di quali dimensioni no".
Le grandinate sono sempre esistite. "L'effetto del cambiamento climatico è l'intensificazione: grandinate, come altri eventi atmosferici, nel nostro clima ci sono sempre state, semplicemente il cambiamento climatico le ha rese più violente", spiega ancora il climatologo.
"Magari vent'anni fa i chicchi erano grandi come noci e oggi sono grandi come pompelmi ", prosegue, spiegando che già dalla Convenzione sul clima delle Nazioni Unite firmata a Rio de Janeiro nel 1992 "sapevamo di dover ridurre le emissioni e non lo abbiamo fatto: il clima sta diventando di conseguenza più estremo".
E adesso? "I governi devono rendere più rapidi i provvedimenti per il risparmio energetico e per il passaggio alle energie rinnovabili. Le persone devono cercare di usare l'energia con efficienza, senza sprecarla, ripensando le proprie case e cercando di risparmiare sui viaggi, soprattutto aerei".
In media, un italiano produce, secondo l'esperto, "6.500 kg di CO2 all'anno". "Poi ci sono i super ricchi, che ne producono 10 volte tanto. E i super poveri, che ne producono meno. Il punto è che, complessivamente, tutti noi abbiamo una parte di responsabilità e possiamo dunque fare qualcosa".
C'è chi sostiene che ondate di calore come quella in corso ci siano sempre state. Per Mercalli, la risposta è nei dati. "Affidiamoci agli strumenti che abbiamo, con cui possiamo dire senza dubbi che un caldo come questo nell'Europa occidentale è la prima volta che si verifica con questa portata e con questa durata".
Non solo. Guardando ai record, ci si accorge infatti che essi appartengono quasi tutti agli ultimi anni. "Quello precedente risale al 2025. Poi c'è il famoso 2003, che alla fine dell'estate avremo probabilmente superato. È un caldo estremo sempre più frequente, ma fino a qualche decennio fa praticamente sconosciuto", osserva il climatologo.
Infine, un riferimento preciso per orientarsi: "Il sistema satellitare Copernicus - programma europeo di osservazione e monitoraggio della Terra - fa testo e spazza via tutte le chiacchiere da bar. È un'eccellenza scientifica mondiale, peraltro diretta da un italiano, e ci permette di comprendere come il clima stia cambiando".