Jannik Sinner si sta godendo il meritato riposo dopo il secondo trionfo consecutivo a Wimbledon, in attesa di tornare ad allenarsi in vista della stagione sul cemento. Il numero uno del mondo, però, continua a far parlare di sé anche lontano dai campi da tennis. Non soltanto per le sue vittorie, ma anche per una questione che accompagna ormai ogni successo: la residenza a Montecarlo.
Le recenti dichiarazioni della giornalista Giovanna Botteri hanno riacceso una discussione che va avanti da anni e che ha coinvolto tifosi, politici e opinione pubblica. Una polemica che riguarda soprattutto le tasse, ma che spesso ignora un aspetto fondamentale: Sinner non sta facendo nulla di irregolare.
L'ultima polemica sulla residenza di Sinner è nata durante un incontro pubblico a Medesano, dove la giornalista Giovanna Botteri e il conduttore Luca Sommi hanno affrontato diversi temi legati alla tassazione dei grandi patrimoni. Il riferimento a Montecarlo è arrivato parlando di Flavio Briatore e, da lì, il collegamento con il campione altoatesino è stato immediato. "Quanto mi rode che Sinner viva a Montecarlo", ha detto Botteri durante il confronto.
Sommi ha poi approfondito la sua riflessione, chiedendosi perché un atleta con guadagni così importanti non possa scegliere di mantenere la residenza fiscale nel proprio Paese, citando il caso di Carlos Alcaraz e della Spagna. Le loro parole hanno fatto rapidamente il giro del web, ma il tema non è nuovo. La residenza di Sinner a Montecarlo è diventata una sorta di appuntamento fisso del dibattito pubblico italiano: ogni volta che il tennista conquista un grande risultato, torna anche la discussione su dove vive e dove paga le tasse.
Prima di Giovanna Botteri, altri personaggi conosciuti avevano criticato la scelta di Sinner. Nel 2023, dopo il trionfo dell'Italia in Coppa Davis, era stato il ministro dello Sport Andrea Abodi a intervenire sulla questione. In un'intervista aveva ammesso che gli sarebbe piaciuto vedere il campione italiano pagare le tasse in Italia, ma allo stesso tempo aveva sottolineato un punto fondamentale: la scelta di Sinner era perfettamente legale. "Voi al suo posto cosa fareste?", aveva aggiunto Abodi, riconoscendo che un atleta che trascorre gran parte dell'anno all'estero può scegliere il Paese in cui stabilire la propria residenza fiscale secondo le norme vigenti.
Qualche mese più tardi il tema era tornato alla ribalta con Bruno Vespa, che aveva criticato duramente Sinner attraverso un post sui social. Il giornalista aveva messo in discussione il legame del tennista con l'Italia, citando il fatto che parlasse tedesco, che vivesse a Montecarlo e che non fosse sempre disponibile per la Nazionale. Parole destinate a non passare inosservate, anche perché Sinner era stato appena decisivo nella vittoria italiana in Coppa Davis.
La questione centrale, però, è un'altra: Sinner sta rispettando le regole? La risposta è sì. Il tennista altoatesino vive a Montecarlo dal 2020, quando aveva appena 19 anni e non era ancora il campione dominante di oggi. La sua scelta, quindi, non è arrivata dopo l'esplosione mediatica e finanziaria degli ultimi anni. Sinner ha spiegato più volte che il trasferimento nel Principato è legato anche a motivazioni sportive e professionali.
Montecarlo è uno dei principali punti di riferimento del tennis mondiale: lì vivono molti giocatori del circuito e il numero uno italiano può allenarsi quotidianamente con atleti di alto livello, oltre ad avere a disposizione strutture uniche. Dal punto di vista fiscale non c'è nessun comportamento irregolare. Sinner vive effettivamente all'estero, trascorre gran parte dell'anno viaggiando per i tornei e ha nel Principato il proprio centro di interessi professionali.
Uno degli aspetti che crea maggiore confusione riguarda proprio il tema delle tasse. Molti pensano che un atleta residente a Montecarlo non paghi imposte sui premi conquistati nei tornei, ma non è così. Nel tennis professionistico i guadagni vengono generalmente tassati nel Paese in cui vengono ottenuti. Sinner, quindi, paga imposte anche fuori dal Principato: negli Stati Uniti per i tornei americani, in Inghilterra per Wimbledon, in Italia per gli Internazionali di Roma e così via. La residenza a Montecarlo incide sui redditi derivanti dalle sponsorizzazioni e dagli accordi commerciali, che per un campione del suo livello rappresentano una parte considerevole degli introiti.
È comprensibile che qualcuno possa ritenere più giusto pagare le tasse in Italia, ma il dibattito dovrebbe partire da un dato oggettivo: Sinner non sta aggirando la legge. La sua residenza a Montecarlo può piacere o non piacere, ma non dovrebbe sfociare in attacchi personali. Specialmente per chi sta portando in alto un intero movimento, generando introiti importanti anche (e soprattutto) per il nostro Paese.