22 Jul, 2026 - 11:40

Cosa c'è dietro il feeling tra Trump e Infantino? Il calcio è diventato la nuova leva del potere americano

Cosa c'è dietro il feeling tra Trump e Infantino? Il calcio è diventato la nuova leva del potere americano

L'indiscrezione rilanciata dal New York Post, secondo cui Donald Trump starebbe valutando di sostenere Gianni Infantino come prossimo Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha inevitabilmente acceso il dibattito. Più che la candidatura in sé, tutta da verificare e comunque subordinata ai complessi equilibri diplomatici dell'Onu, colpisce il nome scelto dal presidente americano. Perché proprio Infantino?

La domanda è tutt'altro che banale. Negli ultimi anni, e soprattutto durante il Mondiale per Club disputato negli Stati Uniti, il rapporto tra Trump e il presidente della Fifa è apparso sempre più stretto. Le immagini dei due insieme, gli elogi reciproci e le numerose occasioni pubbliche hanno dato l'impressione di una sintonia che va oltre la normale collaborazione tra il Paese ospitante e l'organizzazione di un grande evento.

Ma dietro questo feeling c'è soltanto una stima personale? Oppure il calcio è diventato uno degli strumenti attraverso cui gli Stati Uniti intendono rafforzare la propria influenza nel mondo? È un interrogativo che vale la pena porsi, senza cedere a facili conclusioni ma osservando ciò che è accaduto negli ultimi anni.

Le tante "riverenze" di Infantino a Trump

Durante il Mondiale per Club, la vicinanza tra Gianni Infantino e Donald Trump è stata evidente. Il presidente della Fifa non ha mai nascosto l'importanza del sostegno ricevuto dagli Stati Uniti nell'organizzazione delle competizioni internazionali, mentre Trump ha colto ogni occasione per presentare il calcio come uno dei grandi protagonisti del nuovo corso americano.

Non sono mancati momenti simbolici che hanno alimentato il dibattito. La presenza di Trump agli eventi della Fifa, i continui complimenti reciproci e il ruolo centrale affidato agli Stati Uniti hanno fatto parlare molti osservatori di una relazione particolarmente stretta.

Naturalmente sarebbe sbagliato trasformare questi episodi in prove di un accordo politico. Ogni presidente della Fifa è chiamato a mantenere rapporti istituzionali con i governi dei Paesi organizzatori. Tuttavia, nel caso di Trump e Infantino, la frequenza degli incontri e il tono delle dichiarazioni hanno dato l'impressione che il rapporto sia andato oltre il semplice protocollo.

Ed è proprio questo elemento che rende interessante l'indiscrezione di una possibile candidatura all'Onu.

Il calcio è diventato un asset strategico per gli Stati Uniti

Per capire il rapporto tra Trump e Infantino bisogna guardare a ciò che rappresenta oggi il calcio.

Per decenni gli Stati Uniti hanno osservato questo sport quasi da spettatori. Oggi, invece, stanno diventando il nuovo centro economico del calcio mondiale. Il Mondiale 2026, il nuovo Mondiale per Club, gli investimenti delle televisioni, degli sponsor e dei grandi fondi americani raccontano una trasformazione che va ben oltre il terreno di gioco.

La Fifa ha individuato negli Stati Uniti il mercato con il maggiore potenziale di crescita. Qui ci sono capitali, infrastrutture, aziende globali e un pubblico sempre più interessato al calcio. È naturale che Infantino abbia investito molto su questo asse.

Allo stesso tempo, Washington ha capito che ospitare gli eventi calcistici più importanti del pianeta significa acquisire prestigio, attrarre investimenti e rafforzare la propria immagine internazionale. Non è soltanto business: è anche politica estera.

Per Trump il calcio è una leva di soft power

Donald Trump ha sempre attribuito un enorme valore simbolico ai grandi eventi internazionali. Ospitare competizioni seguite da miliardi di persone significa mettere il Paese al centro dell'attenzione globale.

Il calcio, sotto questo aspetto, è probabilmente lo strumento più efficace. Nessun'altra disciplina raggiunge una platea così vasta e trasversale. Il Mondiale rappresenta uno degli eventi mediatici più seguiti del pianeta e offre agli Stati ospitanti una straordinaria occasione di visibilità.

Per questo motivo non appare azzardato sostenere che il calcio sia diventato una componente della strategia di soft power americana: la capacità di esercitare influenza non attraverso la forza militare o economica, ma grazie alla cultura, all'intrattenimento e ai grandi eventi.

Se questa è la prospettiva, il rapporto con il presidente della Fifa assume inevitabilmente un peso che va oltre la semplice organizzazione dei tornei.

Una convergenza di interessi?

È qui che nasce il dubbio più interessante.

Trump aveva bisogno di un grande evento capace di proiettare gli Stati Uniti al centro dell'attenzione mondiale. Infantino aveva bisogno del mercato più ricco e più promettente per consolidare il futuro economico della Fifa.

I rispettivi obiettivi finiscono così per incontrarsi.

Da una parte un presidente deciso a utilizzare il calcio come strumento di immagine e di influenza internazionale. Dall'altra un dirigente che ha trasformato gli Stati Uniti nel fulcro della strategia di sviluppo della federazione calcistica mondiale.

Parlare di convergenza di interessi non significa ipotizzare accordi nascosti o strategie occulte. Significa semplicemente osservare come, negli ultimi anni, le scelte della Fifa e quelle dell'amministrazione americana abbiano spesso viaggiato nella stessa direzione.

La candidatura all'Onu cambierebbe la prospettiva

Se davvero Trump dovesse sostenere Infantino per la successione di António Guterres, il rapporto tra i due assumerebbe inevitabilmente un significato diverso.

Non sarebbe più soltanto la collaborazione tra il presidente degli Stati Uniti e quello della Fifa, ma il tentativo di promuovere sulla scena diplomatica mondiale una figura che ha accompagnato l'ascesa degli Usa come nuovo epicentro del calcio globale.

Naturalmente la strada sarebbe tutta in salita. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite viene indicato dal Consiglio di Sicurezza e poi approvato dall'Assemblea Generale, dove gli equilibri geopolitici contano molto più delle preferenze di un singolo governo.

Ma il solo fatto che il nome di Infantino venga accostato a un incarico di questo livello dimostra quanto il presidente della Fifa venga ormai percepito non solo come un dirigente sportivo, bensì come un protagonista delle relazioni internazionali.

Più che un'indiscrezione, una domanda politica

Forse il vero valore della notizia non è stabilire se Gianni Infantino diventerà davvero il prossimo Segretario Generale dell'Onu. È una prospettiva che oggi appare tutt'altro che scontata.

La questione più interessante è un'altra: perché Donald Trump continua a investire così tanto sul rapporto con il presidente della Fifa?

Negli ultimi anni il calcio è diventato uno degli strumenti con cui gli Stati Uniti cercano di rafforzare il proprio peso economico, culturale e politico nel mondo. Infantino, dal canto suo, ha fatto degli Usa il perno della crescita della Fifa, concentrando proprio lì le competizioni più importanti e gli investimenti più rilevanti.

Forse è soltanto una coincidenza. Oppure è la dimostrazione che, nel XXI secolo, il calcio non è più soltanto un gioco o un gigantesco business, ma anche uno dei terreni sui quali si misura l'influenza delle grandi potenze. E se così fosse, il rapporto sempre più stretto tra Trump e Infantino potrebbe essere molto più di una semplice amicizia istituzionale.

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