22 Jul, 2026 - 08:29

Si rifiuta di lavorare il sabato, il datore di lavoro lo licenzia, il tribunale lo reintegra

Si rifiuta di lavorare il sabato, il datore di lavoro lo licenzia, il tribunale lo reintegra

Ha firmato il contratto da manovale edile a tempo indeterminato, con quaranta ore settimanali di lavoro distribuite dal lunedì al venerdì, e due cantieri da coprire, uno nel fiorentino e uno a Pistoia, a inizio aprile. Peccato che quel posto di lavoro è durato appena un mese. Nemmeno il tempo di ambientarsi, che gli è stata infatti recapitata una lettera di licenziamento dal suo capo. L’episodio lo racconta La Nazione.

Il giovane fiorentino, si legge nella sentenza del tribunale civile di Firenze, avrebbe rifiutato di lavorare il sabato, in quanto giornata non compresa nell’orario contrattuale. "Un licenziamento ritorsivo", lo definisce il manovale, che ha impugnato davanti ai giudici fiorentini il provvedimento, portando in aula anche una registrazione audio nel quale il "titolare dell’impresa e coniuge della legale rappresentate" affermava che il rapporto di lavoro era cessato perché non si era presentato a lavoro sabato. "Qui comando io, qui il sabato si lavora – si legge negli atti –, non sei venuto sabato al lavoro, per me è finita, chiuso, non c’è più contratto, te lo giuro ti ho fatto fare il licenziamento".

Il giudice annulla il licenziamento del manovale

La ditta si è difesa spiegando che il lavoratore "era stato assunto specificamente per l’esecuzione dei lavori nei due cantieri, prossimi all’ultimazione, come chiaramente indicato nel contratto di assunzione". E che il rapporto era cessato "per il completamento di detti lavori".

Il giudice ha però annullato il licenziamento e ordinato il reintegro del giovane manovale. Troppo debole la tesi del datore di lavoro. Il contratto stipulato era a "tempo indeterminato", quindi, si legge nella sentenza, non c’era l’urgenza di poche settimane – come riferito durante il processo dal rappresentate della ditta – ma un’esigenza organizzativa di lungo termine. La società, inoltre, non avrebbe documentato nessun altro spunto per provare che la sua decisione fosse per giusta causa, cosicché per il giudice "il licenziamento è privo di causa" e il giovane deve ricevere la "tutela reintegratoria".

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