Il Mondiale 2026, il primo della storia a 48 nazionali, si è concluso tra dubbi e perplessità. Il torneo americano non ha convinto pienamente, tra pressioni politiche e una gestione tutt'altro che impeccabile. Nel 2030 la Coppa del Mondo farà tappa in Spagna, Portogallo e Marocco, con un format che potrebbe riservare altre novità dopo quelle sperimentate quest'estate.
Nonostante le critiche, infatti, è innegabile che il torneo disputato tra Stati Uniti, Messico e Canada abbia rappresentato una svolta sotto diversi punti di vista. La FIFA vuole proseguire proprio su questa strada, trasformando la Coppa del Mondo in uno spettacolo ancora più memorabile ed esclusivo. Il rischio, però, è che la competizione si snaturi più di quanto abbia già fatto.
I Mondiali 2030 rappresenteranno un'edizione senza precedenti. I Paesi ospitanti saranno Spagna, Portogallo e Marocco, che diventerà il primo Stato del Nord Africa ad accogliere la fase finale della competizione. Tuttavia, per celebrare il centenario della Coppa del Mondo, la FIFA ha deciso di coinvolgere anche Uruguay, Argentina e Paraguay. L'Uruguay ospiterà una partita allo storico stadio Centenario di Montevideo, teatro della finale del primo Mondiale del 1930, mentre Argentina e Paraguay organizzeranno un incontro ciascuna.
Prima dell'inizio del torneo, previsto il 13 giugno 2030, Montevideo sarà sede di una speciale cerimonia celebrativa dedicata ai cento anni della manifestazione. La scelta nasce dal processo di candidatura avviato nel 2022. Le regole sulla rotazione continentale hanno escluso Asia e Nord America dalla corsa, favorendo la candidatura congiunta di Spagna, Portogallo e Marocco, preferita rispetto al progetto sudamericano denominato "Centenary World Cup".
Il tema che farà discutere maggiormente riguarda il possibile ampliamento del torneo. Dopo il debutto delle 48 squadre, il presidente della FIFA Gianni Infantino ha confermato che verrà valutata la proposta di aumentare il numero delle partecipanti a 64 nazionali. L'idea era stata avanzata già nel 2025 dal presidente della CONMEBOL Alejandro Domínguez, che aveva definito il centenario "un'occasione unica". Se approvata, la riforma cambierebbe profondamente il torneo.
Con 64 squadre si passerebbe infatti a 16 gironi da quattro nazionali, portando le gare della fase a gruppi da 72 a 96. Mantenendo gli attuali ritmi, la prima fase durerebbe circa tre settimane, mentre l'intero Mondiale potrebbe concludersi dopo sei settimane. Cambierebbe anche il sistema di qualificazione alla fase a eliminazione diretta. Sparirebbe infatti il meccanismo delle migliori terze classificate: passerebbero soltanto le prime due di ogni girone, rendendo il tabellone più semplice.
L'edizione del 2026 ha dimostrato che un torneo più grande può offrire maggiore spettacolo. L'aumento delle partite ha fatto registrare nuovi record realizzativi, con 308 gol complessivi e una media di quasi tre reti per incontro. Secondo diverse analisi, il divario tecnico più ampio tra le nazionali ha favorito gare ricche di gol, pur senza ridurre le sorprese. Restano però molti dubbi sul futuro. Un Mondiale con 64 squadre richiederebbe circa 20 stadi, rendendo la logistica e gli spostamenti un problema non da poco.
D'altronde la tendenza premia ormai le candidature congiunte, come dimostrano anche gli Europei del 2028 nel Regno Unito e in Irlanda e quelli del 2032 tra Italia e Turchia. Un eventuale ampliamento inciderebbe anche sulla distribuzione dei posti: l'Europa potrebbe arrivare a schierare oltre 20 nazionali, mentre aumenterebbero sensibilmente le quote di Africa, Asia e America. Per ora si tratta soltanto di ipotesi, ma una cosa è certa: dopo la rivoluzione del 2026, la Coppa del Mondo del 2030 potrebbe segnare un'altra svolta non da poco.