Ci sono partite che finiscono dopo 90 minuti, altre che resistono fino ai supplementari. E poi ci sono quelle che arrivano al momento più spietato del calcio: la sfida dagli undici metri. Un pallone fermo, una rincorsa di pochi passi, un portiere pronto a diventare eroe. In pochi secondi si decide tutto.
Se la finale tra Spagna e Argentina dovesse arrivare ai calci di rigore, entrerebbe in una galleria esclusiva della storia della Coppa del Mondo. Perché il titolo mondiale non è stato assegnato così molte volte: soltanto tre finali hanno avuto bisogno della lotteria del dischetto per incoronare il campione.
Dietro quei rigori non ci sono soltanto numeri e statistiche, ma emozioni indelebili: il peso di una nazione sulle spalle di un giocatore, il silenzio prima del tiro, la distanza minima tra gloria e delusione.
Per vedere una finale mondiale risolta dagli undici metri bisogna aspettare il 1994. Al Rose Bowl di Pasadena, Brasile e Italia si affrontano in una partita tesa, bloccata, nella quale le difese hanno la meglio sugli attacchi.
Lo 0-0 dopo i tempi regolamentari e supplementari porta la sfida al punto più estremo. Per la prima volta nella storia una finale mondiale viene decisa ai calci di rigore.
Il Brasile è perfetto e conquista il quarto titolo della sua storia. L'Italia paga gli errori dal dischetto di Franco Baresi e Daniele Massaro, ma soprattutto resta legata per sempre all'immagine di Roberto Baggio. Il numero 10 azzurro, simbolo di quel Mondiale, calcia alto l'ultimo rigore della serie.
Quel momento ha trasformato una semplice conclusione in uno dei fotogrammi più celebri della storia del calcio: il volto abbassato di Baggio e la festa brasiliana raccontano tutta la crudeltà dei rigori.
Dodici anni dopo, ancora una finale mondiale passa dal dischetto. Questa volta però il protagonista è l'Italia.
A Berlino gli azzurri affrontano la Francia in una sfida piena di episodi destinati a entrare nella memoria collettiva. Zidane porta avanti i francesi con un rigore calciato con il cucchiaio, Materazzi pareggia di testa, poi i supplementari regalano il momento più discusso della serata con l'espulsione del capitano francese.
Dopo 120 minuti è ancora equilibrio: 1-1.
La serie dei rigori premia la squadra di Marcello Lippi. L'Italia segna tutti i cinque tiri calciati e il rigore decisivo di Fabio Grosso consegna agli azzurri il quarto titolo mondiale.
Il contrasto con il 1994 è totale: lo stesso scenario, lo stesso peso emotivo, ma un finale completamente diverso. Il dischetto che dodici anni prima aveva rappresentato una ferita diventa il simbolo della rinascita.
L'ultima finale mondiale decisa ai rigori è quella del Qatar. Argentina e Francia regalano una partita destinata a essere ricordata come una delle più spettacolari mai giocate.
L'Albiceleste sembra avere il controllo grazie ai gol di Lionel Messi e Ángel Di María, ma la Francia reagisce trascinata da Kylian Mbappé, autore di una tripletta che porta la sfida fino al 3-3 dopo i supplementari.
Ancora una volta il Mondiale arriva al momento della verità.
Dal dischetto l'Argentina è più fredda: vince 4-2 e regala a Messi il titolo che aveva inseguito per tutta la carriera. Dopo anni di paragoni e confronti con i grandi della storia, il numero 10 argentino completa il suo capolavoro proprio attraverso uno dei momenti più delicati del calcio.
Nonostante i rigori siano diventati una presenza frequente nelle fasi a eliminazione diretta dei Mondiali, in finale rappresentano ancora un'eccezione.
Le tre sfide decise dal dischetto sono:
1994: Brasile-Italia 3-2 ai rigori (0-0 dopo i supplementari)
2006: Italia-Francia 5-3 ai rigori (1-1 dopo i supplementari)
2022: Argentina-Francia 4-2 ai rigori (3-3 dopo i supplementari)
Un dato curioso: l'Italia è l'unica nazionale ad essere comparsa in due finali mondiali decise dagli undici metri. Una volta dalla parte della sconfitta, una volta da quella della vittoria.
Il fascino dei rigori nasce dalla loro semplicità apparente. Un tiro contro un portiere sembra una situazione favorevole per chi calcia, ma in realtà è uno dei momenti in cui la pressione raggiunge il massimo livello.
Non conta soltanto la tecnica. Servono freddezza, personalità, capacità di isolarsi dal rumore dello stadio e dalla responsabilità di rappresentare milioni di persone.
Per questo il dischetto è diventato il luogo dove nascono le leggende e dove, allo stesso tempo, possono nascere i drammi sportivi più difficili da dimenticare.
Se la finale tra Spagna e Argentina dovesse arrivare ai rigori, il Mondiale aggiungerebbe un nuovo capitolo alla sua storia. Sarebbe soltanto la quarta volta in cui il trofeo più importante del calcio verrebbe assegnato attraverso una serie di tiri dagli undici metri.
Perché il calcio ama le storie imprevedibili, ma poche immagini hanno la forza di quella di un giocatore che sistema il pallone sul dischetto, prende la rincorsa e sa che, in pochi secondi, può cambiare per sempre la storia di un Mondiale.